Editoria verticale ed editoria orizzontale, giornalisti e blogger. La questione è nota dibattuta da tempo: il cambio di pelle subito dalla Rete dopo la bolla delle new-economy e il nuovo ruolo dell’utente, non più soggetto passivo ma attivo, in grado cioè di produrre contenuti di qualità, si è assistito all’esplodere di fenomeni quali i blog o YouTube, tanto per citare due esempi. Fenomeni che hanno finito per guadagnarsi attenzione e spazio sui media tradizionali (televisione, giornali e radio). Non sempre però i giudizi degli “addetti ai lavori” sono stati benevoli: blog e contenuti autoprodotti sono stati spesso giudicati come spazzatura, soprattutto dai professionisti dell’informazione. Ma non solo. L’opinione pubblica ha fatto i conti con il fenomeno “Grillo e V-day”, che ha finito per accelerare – in chimica si direbbe “far precipitare” – la reazione. Ed ecco che dopo gli attacchi portati sui giornali a Grillo e ai blog (come se fosse un’unica entità: Grillo non è il blog ma un blog), dentro la Rete è partita un’iniziativa di denuncia/petizione dall’associazione Anti Digital Divide contro i professionisti della (dis)informazione. Personalmente la penso come Massimo Mantellini: non mi pare un’offesa che Mughini parli male di Internet su Libero o che il nuovo commentatore di tendenza Filippo Facci le spari grosse sulle pagine del Giornale o al salotto demodè di Porta a Porta. Vale sempre un vecchio slogan che anni fa ritornava sui muri, al tempo tempo i portali della protesta: “Una risata vi seppellirà”. E ci salverà. ∞
12 Ottobre, 2007...6:36 am
La petizione vien da Internet
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