Una Cima delle Dolomiti – Cima Una, per la precisione, di 2598 metri d’altezza – si è sgretolata ieri in val Fiscalina, nei pressi di Sesto Pusteria, scaricando a valle oltre circa 60 mila metri cubi di materiale. Questa la notizia, che ha monopolizzato una buona parte delle cronache di queste ore: immagini spettacolari e suggestive, resoconti, collegamenti in diretta via satellite. E nel grande circo, c’è chi già si sbilancia a diagnosticare “l’agonia delle montagna”, affondando nelle retorica, sforzandosi nell’esercizio letterario per montare una notizia che non c’è. Semplicemente le Dolomiti, come tutte le montagne del mondo, sono destinate ad un lento, lentissimo, millenario sgretolamento. Quello che è successo ieri in val Fiscalina è già successo anni fa sulla cresta dell’Hoernli sul Cervino, sul Rosa e sul Monte Bianco: dalla Dolomiti agli Appennini, passando per il resto delle Alpi. E domani succederà nell’Himalaya o sulle Ande. Certo lo “zero termico” che si alza e il permafrost che si scioglie, aumentano questi fenomeni, ma evitiamo di alzare il dito verso la luna o andare a caccia di scenari apocalittici per evitare di vedere o suscitare l’interesse del lettore distratto. I peggiori danni – in un solo secolo – li ha causati l’uomo: costruendo, costruendo, costruendo, incanalando, bonficando, regimentando, tagliando, scavando e così via. E non se ne parla mai abbastanza, perché i miopi non vedono ma odono i rumori. E una cima che si stacca e precipita a valle di rumore ne fa parecchio. ∞
Le foto sono di Repubblica.it







