Mutui casa, previsioni nere

ben-bernanke.jpeg Negli scorsi giorni avevo scritto su questo blog che la decisione della Federal Reserve di tagliare il costo del denaro, voluta per rilanciare le borse (con il denaro a minor costo, gli investimenti crescono), in realtà mascherava la prondità della crisi del mercato immobiliare americano, travolto dal collasso dagli Arm (i mutui a tasso variabile sugli acquisti delle prime case). Oggi, la conferma arriva dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke (nella foto), ovvero colui che ha deciso la misura a favore delle borse. Bernanke, sentito in audizione al Congresso Usa, ha dichiarato: “Le conseguenze della crisi dei mutui, in termini di perdite sui mercati finanziari mondiali, hanno superato anche le nostre previsioni più pessimistiche”. Bernanke ha aggiunto una previsione ancor più negativa: “Le insolvenze sui mutui sono destinate a crescere ancora”. Tradotto, significa che altri americani non riusciranno a pagare più a pagare il mutuo sulla prima abitazione e perderanno, con ogni probabilità, la casa. Cosa sta quindi avvenendo sui mercati internazionali? Dopo la crisi del mercato finanziario americano e i contraccolpi europei (il caso Northern Rock in Gran Bretagna), i risparmiatori non intendono più investire in operazioni meno trasparenti (e più redditizie). Ma se il “parco buoi” non immette benzina nel motore del mercato, le banche e gli operatori finanziari vanno in sofferenza. Insomma, chi ha mutui immobiliari a tasso variabile è destinato a vivere pericolosamente nei prossimi mesi. Anche in Italia.

Scheda: i Fed Funds, il tasso di sconto tra banche.

(ANSA) – ROMA, 17 AGO – Il tasso di sconto, tagliato oggi dalla Federal Reserve per attenuare il divario fra questo parametro ed i Fed Funds, rappresenta in sostanza il saggio al quale la banca centrale Usa concede prestiti al sistema bancario. Questo tasso, fino a poco tempo fa, aveva peraltro un’importanza più che altro simbolica, in quanto il riferimento era costituito appunto dai Fed Funds, vale a dire il tasso interbancario sul brevissimo termine. Il tasso di sconto ha però finito gradualmente con l’assumere un’importanza crescente, in quanto disciplina il saggio cui si applicano i prestiti di emergenza concessi dalla banca centrale al sistema bancario.
La decisione odierna di intervenire su questo tasso e non sui Fed Funds sembra quindi legata alle attuali condizioni di criticità dei mercati finanziari che evidenziano la necessità di finanziamento straordinario dall’istituto centrale alle banche.
(ANSA).

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