Alitalia, senza parole

Check-in Alitalia Aeroporto di Fiumicino, ore 21. Scena: una madre con una bimba di due anni, cinese, piange disperatamente davanti al bancone Alitalia. Non parla l’italiano, non legge la nostra lingua. Insomma, si ritrova al Terminal A (partenze voli nazionali) invece che al Terminal C (partenze internazionali). Chiede aiuto, disperata, perché l’aereo sta partendo, perché da sola non sa trovare la strada. Per tutta risposta, la hostess la invita in italiano a raggiungere il Terminal C. Il problema è che la madre non sa proprio dove si trovi. Passano i minuti e la disperazione cresce. La hostess non si muove. La fila al bancone cresce. In coda, invito la sportellista a chiamare un addetto dell’aeroporto per accompagnarla a destinazione. La risposta della sportellista? “Si faccia gli affari suoi”. Io protesto, protestano gli altri passeggeri ma la tipa ci ignora. Dal bancone Alitalia arriva un’altra notizia per la donna: “Deve acquistare un altro biglietto, il suo aereo è partito”. Il tutto in italiano. La donna non guarda e non capisce… Grazie Alitalia, grazie per la cortesia e la professionalità. Dimenticavo: io ero in fila per chiedere spiegazioni sul fatto che, per l’ennesima volta, il volo per Verona subiva ritardo. La risposta: “E’ solo un’ora…”. A ben pensarci ha ragione la sportellista, potevo rischiare di ricomparmi il biglietto. A quanto ammonta il deficit di Alitalia?

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