Marion, la coccodrilla dopata

marion-jones.jpg Marion Jones è scoppiata in lacrime oggi davanti al giudice, ammettendo l’uso di sostanze illecite per anni. Quelli buoni, quelli dell Olimpiadi che le sono valse medaglie – cinque solo nel 2000 di Sydney – e i denari degli sponsor. Oggi il mito è crollato, dopo anni di bugie, silenzi ed omissioni: il suo ex allenatore Trevor Graham era stato accusato dalla stessa Jones di averlo somministrato farmaci illeciti a suo insaputa, il suo ex marito Tim Montgomery è stato trovato positivo e privato dal record sui 100 si ritrova senza niente, fino alle accuse di Victor Conte, fondatore della Balco di San Francisco, il laboratorio cui si deve la produzione di una delle più micidiali sostanze dopanti, il THG o tetraidrogestrinonee: il 3 dicembre 2004 il fondatore, Victor Conte, ha accusato la sprinter di aver usato cinque diverse sostanze dopanti prima, durante e dopo i Giochi di Sydney. Il pusher si è venduto la cliente pur di evitare anni di carcere negli States. Oggi, la confessione di Jones con le lacrime e in udienza pubblica. Troppo comodo (per evitare, pure lei, la cella con il cielo a scacchi), troppo tardi e troppo “politically correct”: la sua confessione era stata annunciata ieri con una lettera di scuse alla famiglia, prontamente girata ai media. Troppo di troppo.

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