Generazione 2.0

altalena.jpeg  Questo pomeriggio ero al parco giochi con mio figlio, Leonardo, di 20 mesi e mio nipote, Federico, di 13 anni. Insomma un pomeriggio festivo speso da papà tra altalene e scivoli. A Federico ho passato quasi un anno fa il mio vecchio iBook e dal quel giorno ci smanetta con passione (mettesse lo stesso impegno anche nello studio…). Come spesso accade, dopo un po’, il discorso è caduto su Internet, Apple e discorsi simili. Ad un certo punto, quasi a bruciapelo, il ragazzo mi ha chiesto: “Zio, che senso ha un blog di una sola persona. Non è meglio aprirlo ai più persone. Ad esempio, io volevo proporre al mio insegnante di informatica di fare un blog in cui tutti i ragazzi della mia classe ci possano scrivere e, magari, anche quelli della scuola. Lì dentro ci deve finire la nostra scuola, come la vediamo noi, con le nostre foto e le nostre cazzate. Così altri ragazzi ci possono trovare e scrivere…”. Perché vi racconto questo? Perché da tempo sto pensando ad una possibile evoluzione del blog, non affidato solo alla creatività e all’inventiva di una o più mani, ma aperto in modo collaborativo e partecipato anche ad una comunità. Insomma un blog 2.0, dove i contenuti siano la sintesi di più contributi e dove il post o le singole pagine siano anche wiki. Di questo, ad esempio, ne sto discutendo con Aldo (se lui mi dà il permesso, un giorno ve lo presenterò), incassando peraltro il suo scetticismo. Ma oggi Federico – un ragazzo che non sa nulla di web 2.0, moderatori, wiki, economia del dono ed argomenti affini – mi ha dato la certezza che il progetto sia fattibile. Lui ci è arrivato da solo, con la naturalezza e la forza che solo un ragazzo può avere. Fuori c’è una generazione che è 2.0 già nel Dna. Lo confesso. Mi sono sentito vecchio e, sull’altalena, ho avuto una vertigine. Di felicità. ∞

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3 commenti

Archiviato in Costume, Media, Tecnologia, Web

3 risposte a “Generazione 2.0

  1. iolodico

    Ciao. Bello il tuo blog. Solo una piccola considerazione sul “blog 2.0”. I multiblog sono una realtà già ben presente su Internet. Per carità, nulla di male, anzi, in alcuni contesti sono senzaltro uno strumento che può essere utile. A mio modesto parere però, snaturano il significato stesso di blog. Non è più una sorta di diario, ma si avvicina di più ad essere una sorta di testata giornalistica; mi sembra che del blog mantengano solo l’aspetto tecnico. Ovviamente tutto questo IMHO.
    Ciao e grazie per l’ospitalità

  2. fedrizzi94

    non ti permettere più di scrivere che di web non so nulla. Federico.

  3. Rispondo a iolodico, credo che dentro il blog ci possa entrare la dimensione della community, anche allargata al di fuori della cerchia di persone che si conoscono o sono strette da rapporti di amicizia. Ad esempio, una community che potrebbe sviluppare un blog molto interessante è una classe scolastica. In questo senso hai un aggregatore sociale (la scuola), ma puoi avere anche un blog a tema (aggregatore di area), dove è la community a favore della community che sviluppa idee e contenuti, e non si affida alla visione di un’unica persone o ad una ristretta cerchia.

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