Myanmar, arrivano le sanzioni

birmania-violenze.jpeg Lunedì prossimo i ministri degli Esteri dell’Ue varerà un pacchetto di misure “efficaci” per indurre la giunta militare birmana a porre fine alla repressione. L’annuncio è del ministro degli Esteri Massimo D’Alema. A due settimane dagli scontri di piazza, la comunità internazionale si muove contro il regime sanguinario del generale Than Shwe, umo forte del regime di Rangoon. Nel frattempo, nell’ex Birmania si è scatenata la repressione: sarebbero migliaia le persone arrestate, in maggioranza giovani e monaci buddisti, e si moltiplicano le testimonianze dirette circa l’esistenza di fosse comuni e di esecuzioni sommarie degli oppositori. Negli scorsi giorni, il governo americano si è detto “pronto a proporre sanzioni” contro Myanmar. Sull’Iraq e l’Afganistan, la posizione statunitense era molto più decisa, così come quella europea. Ma l’ex Birmania non cela, evidentemente, nel suo sottosuolo giacimenti rilevanti di petrolio o gas naturale. Fino a quando la democrazia sarà gestita con i criteri contabili della “partita doppia”? A Rangoon c’è un Primo ministro, Aung San Suu Kyi, legittimamente eletta da 17 anni e da altrettanti agli arresti domiciliari. La Comunità internazionale non ha mai esercitato delle misure cogenti contro la giunta militare e le poche sanzioni si sono verificate deleterie soprattutto nei confronti della popolazione. ∞

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