WiMax, la banda larga arriva dal cielo

Antenna Wi-Max sui tetti delle nostre città Meglio piazzare le antenne Wi-Max e avere internet veloce via radio che aspettare la sostituzione di buona parte delle centraline telefoniche dei vari operatori. Gli ultimi operano con una logica industriale e la banda larga arriva dove il bacino di utenti può garantire il ritorno dell’investimento. E’ per questo che per buona parte degli italiani l’Adsl resta ancora una chimera, soprattutto nelle periferie e nei territori meno popolati ma molto vasti. Basti pensare all’Appennino o alle Alpi. E così il ministero delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni ha presentato la procedura per l’assegnazione delle licenze delle frequenze Wi-Max, suo vecchio pallino. «Grazie al Wi-Max avremo più banda larga e ridurremo, così, il divario digitale ancora esistente in molte Regioni italiane», conferma Gentiloni. Fino ad oggi il Wi-Max era off-line per i civili in quanto corre su frequenze militari e non a caso questa tecnologia è stata sperimentata per primi dagli israeliani. Inutilizzate da tempo, le frequenze sono ora sul mercato per uso civile, nonostante la resistenza delle forze armate. La tecnologia Wi-Max, spiegano al ministero, è un sistema di radiocomunicazioni che consente di offrire all’utente servizi di accesso a larga banda alle reti, tramite collegamenti via radio fra una singola stazione base localizzata in una posizione fissa e determinata e un numero di stazioni utente collegate alla stazione base, consentendo, in tal modo, di portare la banda larga in aree dove è difficile realizzare collegamenti internet via cavo. Nel bando, il ministro Gentiloni ha accolto anche la richiesta avanzata da più Regioni di destinare una delle tre frequenze liberate proprio alle pubbliche amministrazioni e agli enti pubblici, bisognose di attrezzare reti di comunicazioni veloci per servizi quali la protezione civile e favorire la nascita di provider locali. Due delle licenze saranno assegnate per 7 macro aree (città), per un totale quindi di 14, mentre una licenza sarà rilasciata su base regionale, per un totale di ventuno. «In tal modo – riconosce Gentiloni – potranno partecipare alla gara anche imprese di dimensioni territoriali», che auspica che comunque tra tutti gli operatori aggiudicatari ci siano «forme di cooperazione virtuose». Le licenze avranno una durata di 15 anni, rinnovabili e non potranno essere cedute a terzi senza l’ok del ministero. Il prezzo complessivo posto a base d’asta per le licenze è di 45 milioni di euro. ∞

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