Jurka, l’agonia di un’orsa anomala

Jurka nel serraglio di San Romedio Jurka è senz’altro l’orsa più famosa d’Italia. Non fosse altro per essere stata la madre dei due cuccioli, JJ1 e JJ2, che hanno scorazzato per le Alpi, prima di essere finiti a colpi di fucile in Baviera o nei boschi tra il Tirolo e la Svizzera. Jurka si è guadagnata la simpatia del pubblico (e l’antipatia di molti locali) per le incursioni nelle baite e i paesi del Trentino. Una notorietà che gli è costata cara, ovvero l’ergastolo in un recinto a San Romedio, eremo del Trentino dedicato al santo che, la leggenda vuole, accompagnato proprio da un orso. Jurka è un’orsa estremamente intelligente: non lo dico io, ma gli uomini che per anni ne hanno seguito e studiato gli spostamenti e le abitudini. E proprio questa intelligenze gli è costata la libertà. Lei si era abituata alla presenza dell’uomo, lei era stata abituata proprio dall’uomo a ricevere il cibo nei giardinetti delle baite della valle di Tovel, dove qualche scriteriato, desideroso di fotografare il plantigrado, le serviva i resti dei pasti. E’ per questo (e non solo) che, affamata, cercava il cibo vicino ai centri abitati e nelle baite. In sei anni ha fatto qualche vittima tra pecore e mucche, sollevando le proteste degli allevatori: nulla a confronto dei danni che ogni anno cervi, cinghiali e cani provocano nel loro girovagare. Mai aveva osato avvicinarsi all’uomo o, peggio, attaccarlo. Sempre gli stessi che l’hanno studiata, raccontano di un animale che sapeva come muoversi e conosceva le abitudini dei bipedi evoluti. Un esempio: nel lago di Tovel andava a rinfrescarsi ma solo dopo che l’ultimo turista aveva lasciato la spiaggia. Chi l’ha incontrata più volte, racconta ancora di un’orsa capace di osservare l’estraneo a poche decine di metri e, magari, mettersi a riposare poco lontano. Ma, si sa, l’orso fa notizia (e qui potremmo parlare del ruolo dell’informazione, ma lasciamo perdere), mentre cervi e cinghiali (questi ultimi introdotti in Trentino dai cacciatori) non la fanno. Un quotidianto di Trento ci informa oggi che Jurka è stata narcotizzata e sterilizzata. Nelle settimane trascorse in prigione, l’orsa aveva mostrato segni di irrequietezza: un animale abituato a percorrere anche 30 chilometri al giorno, non accetta di buon grado un fazzoletto chiuso da grate e cancelli. Alcune foto la ritraggono appollaiata in cima ad un albergo mentre scruta oltre il serraglio. E un’orsa inquieta rimane comunque un problema, destinato ad acquirsi se l’orsa è Jurka, la furba, la scaltra, la più agile di tutti, che rischia veramente di inventarsi l’ultima acrobazia quando in corpo cresce il livello degli ormoni dell’amore. Allora, che fare? Meglio sterilizzarla e toglierle anche quest’ultimo istinto naturale. Detto, fatto. Ora Jurka è in convalescenza postoperatoria nel serraglio di San Romedio. Prima di lei, altre due orse – quelle rinchiuse nel serraglio di Spormaggiore – hanno subito la stessa sorte perché capaci di richiamare nella stagione dell’amore il maschio più forte della comunità, fino a scavalcare il recinto per un atto naturale. Il Trentino ha scommesso coraggiosamente sul progetto Life Ursus e sulla reintroduzione della specie nelle Dolomiti e nel Parco Adamello Brenta, ma ancora una volta sono gli animali a rischiare di pagare il prezzo più alto. E’ possibile pensare di continuare rinchiudere e sterilizzare gli orsi per evitare ogni possibile problema a noi umani che proprio quegli orsi abbiamo voluto, tanto da andare a prendere in Slovenia? No, non possiamo pensare di piegare ogni anomalia animale alla regola (ma quale?) umana. Quanto al destino di Jurka, oggi la penso come quel guardaparco che ieri, con le lacrime agli occhi, mi disse: “Catturare Jurka? Meglio ucciderla, evitando una vita di agonia”. Credo che anche l’orsa intelligente la pensi come noi. ∞

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