Bhutto e l’orrore censurato in tv

La strage di Karachi, durante il corteo di Banazir Bhutto Benazir Bhutto, leader in esilio da otto anni, non poteva tornare in Pakistan in modo peggiore. Due attenti suicidi hanno ucciso 132 persone e ferite altre 400, tutti sostenitori del Partito popolare pakistano (Ppi) che stavano festeggiando l’arrivo del corteo guidato dall’ex premier: una granata è stata lanciata contro la folla e un kamikaze si è saltare in aria a pochi metri dal veicolo blindato sul quale viaggiava Bhutto, arrivata poche ore prima all’aeroporto internazionale di Karachi. Le immagini degli attentati sono arrivate in pochi minuti sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo. A sorprendere però è la modalità con cui la strage è stata rappresentata: le tv occidentali hanno mostrato il bagliore delle fiamme e la folla in movimento da lontano. Inquadrature quasi sfuocate e solo alcune zoomate sui soccorritori. Diverso l’approccio di al Jazeera, la tv satellitare araba, che non ha esitato a trasmettere persone ferite mortalmente e la devastazione compiuta dalle esplosioni. Si può discutere su scelte editoriali contrapposte, ma naturale sorge l’osservazione che noi occidentali non siamo più abituati a vedere la guerra e la morte in presa diretta. Dalla Guerra del Golfo, dall’embargo video imposto dagli Stati Uniti, le tv occidentali hanno di fatto accettato di presentare la guerra e la violenza in modo quasi asettico: da anni ci informano di guerre in corso, con stragi di civili morti, militari che combattono e distruzione, ma senza averne una rappresentazione diretta. Quasi se la guerra in Afganistan, Iraq, e le stragi compiute da kamikaze fossero una grande partita di Risiko, con eserciti che si muovono, combattono, occupano e conquistano, ma dove non scorre una goccia di sangue. La tv di Al Jazeera, che oggi relega la notizia dell’attentato tra le news minori del sito, mi ha riportato indietro al di 20 anni. ∞

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