Attentato alla Bhutto e i soliti “ignoti”

L’attentato a Benazir Bhutto, Karachi La conta ufficiale conferma che i morti sono oltre 130. La carneficina è stata perpetrata non due ma da un solo kamikaze che prima a lanciato una bomba a mano e poi si è fatto esplodere a pochi passi dal bus blindato su cui viaggiava Benazir Bhutto. la maggioranza delle vittime sono poliziotti (una trentina) e gli iscritti del Ppi (partito pololare pakistano) schierati dall’organizzazione attorno al mezzo dell’ex premier a mo’ di scudo umano per impedire ad eventuali attentatori di salire sul mezzo. Un cordone di sicurezza voluto proprio dai responsabili del partito da sempre diffidenti verso i servizi segreti pakistani ma che ha fatto molto discutere in Pakistan. E proprio contro i servizi segreti punta il dito Benazir Bhutto: “Mi vogliono morta”, accusando anche i seguaci di Zia ul-Haq, l’uomo che decise la morte di suo padre. Altri a non avere dubbi sono i media Europei e americani, secondo cui la strage di Karachi è opera di al Qaeda e dei talebani, citati sempre quando si vuole ascrivere delle responsabilità ma non si conoscono i mandanti. Un po’ come il prezzemolo nelle ricette caserecce.  ∞

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