La casa di legno che balla

Casa Ivalsa, pronta per i test Una casa di legno a prova di terremoto e di incendio. Non è fantasia ma realtà. Ci sono riusciti i ricercatori di Ivalsa, istituto per la ricerca del legno di San Michele all’Adige (Trentino). Proprio oggi, a Miki, cittadina giapponese a pochi chilometri da Kobe, la loro creatura ha superato i più severi test antisismici del mondo. Giusto un anno fa, la stessa casa di legno Ivalsa aveva ottenuto un altro record, superando i test antifuoco: dopo oltre un’ora di incendio, la struttura conservava ancora intatte le sue proprietà meccaniche e inalterata la sua struttura, ribaltando così un pregiudizio antico quanto le case, ovvero che il legno resiste al fuoco meno del cemento. Nulla di più sbagliato: il cemento collassa a 600 gradi di temperatura, mentre una struttura di legno (lamellare) resiste, eccome. Il Giappone, si sa, è zona sismica, dove i pennini dei sismografi danno segni di vita più volte al giorno. Dopo il terremoto di Kobe, che ha sconquassato una regione e fatto 6 mila morti, da queste parti hanno pensato bene di costruire un enorme laboratorio dove testare i prototipi di ogni struttura civile. Detto fatto, dopo cinque anni di lavoro e 4 miliardi di dollari, è nata “Monster” la piattaforma sismica sperimentale più grande del mondo, in grado di riprodurre qualsiasi terremoto, anche di elevatissima magnitudo. Su questa piattaforma, dove ci puoi costruire anche una chiesa e che è più grande di una piazza, è stata eretta la palazzina di legno, 7 piani e 24 metri di altezza, ideata, progettata, brevettata e costruita dai tecnici italiani. Per la verità, sul principio i giapponesi non erano molto convinti che l’italica ricerca sapesse arrivare dove nemmeno loro e gli americani (altra gente alle prese con terremoti tosti) erano riusciti. E sì, perché questa volta gli italiani hanno battuto sul tempo e in altezza (un piano di più) gli americani. Oggi, il professor John van de Lindt (capofila del progetto americano) e Steve Pryor, dirigente di una multinazionale del settore edilizio, erano seduti in prima fila ad osservare il test della palazzina di legno italiana. Tutti a bocca aperta e ad applaudire, quando “Monster” ha riprodotto la stessa onda sismica che dodici anni or sono sconvolse Kobe, la casa di legno italiana non ha fatto una piega. O, meglio, ha ondeggiato sotto l’urto dell’onda sismica ma è ritornata diritta e integra come prima. Un anno fa, sempre a Miki, i giapponesi ci provarono con una casa di tre piani, una sorta di grande gabbia d’acciaio rivestita di cemento: la casa resse l’impatto ma con danni irreversibili. “Il nostro obiettivo – spiega il professor Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa – non è solo quello di salvare le vite umane, ma di mantenere integre le strutture”. Ad assistere alla prova erano presenti oltre 400 persone, studiosi e imprenditori, provenienti da paesi di quattro Continenti: Canada, Stati Uniti, Colombia, Vietnam, India, Nuova Zelanda, Germania, Korea e Slovenia. L’esperimento di Miki rappresenta il punto più avanzato della ricerca sviluppata dal progetto Sofie (Sistema Costruttivo Fiemme), nato in collaborazione tra l’Ivalsa, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e la Provincia Autonoma di Trento. Il progetto ha un obiettivo tanto semplice, quanto ambizioso: dimostrare su basi scientifiche e pratiche l’assoluta affidabilità e sicurezza delle case di legno, a cui si riconoscono già qualità quali comfort abitativo, risparmio energetico e rispetto per l’ambiente. L’idea del legno come materiale per l’edilizia è una scommessa per un’alternativa ai metodi costruttivi tradizionali, in acciaio o cemento armato, e al portafoglio vuoto, considerato che, a parità di costi, le prestazioni e i rendimenti sono migliori). Una volta tanto, l’Italia si è presentata all’estero con un un progetto di ricerca avanzato e una nuova tecnologia: non è cosa da poco in questi tempi, segnati dalla fuga di cervelli, da una riforma della ricerca che non arriva e da un mondo scientifico ingessato. “Abbiamo lavorato in Italia – sottolinea Gianluca Salvatori, assessore trentino alla ricerca e innovazione, motore del progetto Ivalsa, assieme al professor Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa – tenendo presente gli standard giapponesi per un prodotto globale, perché siamo convinti che la ricerca applicata non possa che essere apertura verso il mondo, così come una buona idea non conosce confini”. Se poi quello di oggi sarà “un giorno memorabile, perché grazie al progetto italiano cambierà il modo di costruire le case in tutto il mondo” (per dirla come Yoshimitsu Okada, tra i massimi esperti al mondo di terremoti e direttore del laboratorio di Miki) si vedrà. Se son rose, fioriranno. Se son case, cresceranno. ∞

Ps. Della delegazione italiana faceva parte pure il sottoscritto, in veste di giornalista.

2 commenti

Archiviato in Attualità, Mondo, Scienza

2 risposte a “La casa di legno che balla

  1. Pingback: In Giappone dimentichi e ritrovi « Carta Straccia

  2. lucand

    spettacolare! non c’è anche un video da qualche parte?

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