Cortina e il referendum impossibile

Cortina vuole l’Alto Adige Dopo Lamon ed Asiago, anche Cortina d’Ampezzo chiede di lasciare il Veneto. I primi due comuni veneti hanno votato il passaggio con il Trentino, il terzo, la perla delle Dolomiti aspira invece all’annessione con l’alto Adige. Affinità culturali ladine, spiegano i promotori. O la consapevolezza della scelta di un soggetto più forte, in termini di autonomia e sistema turistico territoriale. Per la verità con Cortina, altri due comuni veneti – Livinallongo e Colle Santa Lucia – hanno votato il referendum “secessionista” per il passaggio all’Alto Adige, provincia a statuto speciale. Secondo le ultime proiezioni, a Cortina i sì hanno superato l’80%, ma in tutti e tre i comuni il “si” ha raggiunto il quorum. La vittoria non sfuggirà al comitato promotore. L’unico dato definitivo, per ora, è quello di Livinallongo, con 824 favorevoli su 965 schede totali. A gioire è anche l’Unione Ladina, che vede così avvicinarsi il sogno (utopia) di una regione unica e di un’unità politica: i ladini sono ora divisi tra Alto Adige, Trentino e Veneto. Mentre il Trentino ha accolto le richieste dei cugini veneti con un certo distacco, forse con un pizzico di imbarazzo, l’Alto Adige, per bocca del suo Obman Luis Durnwalder non ha chiuso la porta. Anzi. “Se riusciranno a risolvere i loro problemi – ha spiegato il governatore e comandante altoatesino – noi li accoglieremo a braccia aperte”. Facile immaginare la reazione dell’altro governatore, quel Giancarlo Galan, tessera forzista ma carattere leghista, che ha più volte attaccato i privilegi delle ricche province autonomiste e ha minacciato il ricorso alla Corte Costituzionale pur di bloccare la diaspora dei comuni di confine. Questa volta la posta in palio è più alta: Comuni come Lamon, comune del feltrino noto per i suoi fagioli, e, in parte, Asiago non hanno alcun interesse strategico, Cortina significa per il Veneto il turismo di montagna. Cortina, con Venezia, sono i due biglietti da visita del Veneto nel mondo, le località più famose. Difficile pensare che Galan accetti di buon grado di perdere uno dei due motori turistici del Veneto. Cortina, in ogni caso, pare intenzionato ad andare avanti per la sua strada che in quanto a difficoltà (per ritornare alle parole di Durnwalder) è più ripida e impegnativa dei tornanti del passo dello Stelvio. I soldi e l’autonomia pressoché totale rispetto a Roma sono una prospettiva più che sufficiente. Se non altro, ora la Regione Veneto sarà costretta a “prestare maggiore attenzione” alle richieste di Cortina, che ha una gran voglia di infrastrutture per un’operazione di lifting turistico. Un solo esempio: Cortina è candidata ad ospitare i Mondiali di sci del 2013. Ebbene, per la candidatura è necessario un fondo di almeno 1 milione di euro, a cui la Regione Veneto ha contribuito con soli 2 mila euro. Un’inezia. Tutto il resto è affidato alle capacità di found raising degli ampezzani, i quali possono contare sui facoltosi ospiti della località. Con l’Alto Adige la situazione sarebbe stata ben diversa e la copertura pubblica avrebbe raggiunto agevolmente il 70 – 80 per cento. Per non parlare dei finanziamenti garantiti ad albergatori, strade, parchi e impianti di risalita. Insomma, una manna per chi, come gli ampezzani, hanno vissuto fino ad oggi degli spiccioli elargiti dalla Regione o dallo Stato. E che la questione sia soprattutto finanziaria ne è convinto anche lo scrittore Mario Rigoni Stern, contrario al passaggio di Asiago al Trentino. Vil denaro a parte ed escludendo la questione etnica, la ragione rimane tutta economica e la questione politica. Il Veneto lamenterà l’attacco ai confini regionali, cercando di rilanciare la richiesta di maggiore autonomia e di riequilibrio dei privilegi dei cugini (probabilmente poco amati, sicuramente invidiati) trentini e sudtirolesi. E qui sta il nodo: nessun governo ha saputo dare vita ad una vera riforma, garantendo maggiore autonomia politica e finanziaria alle Regioni. Non lo ha fatto, il governo Berlusconi con i suoi ministri leghisti, capaci solo di varare un abbozzo di riforma, non lo ha fatto il centrosinistra con Prodi. Esiste in Italia un partito trasversale che non intende cedere o demandare ad altri il potere centrale dato dai finanziamenti agli enti locali. Con buona pace di Cortina e degli altri comuni, veneti e piemontesi, che guardano alle Regioni a statuto speciale come panacea ai propri problemi di territori marginali. Per loro c’è uno scoglio in più: cambiare i confini di una Regione è possibile solo cambiando la Costituzione. E in Italia nulla è più immutabile della legge fondamentale. ∞

Ps. Avviso ai colleghi giornalisti della stampa nazionale: Cortina chiede di passare all’Alto Adige e non al Trentino. Tra Trento e Bolzano la distanza è la stessa che tra Lubiana e Belgrado…

2 commenti

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2 risposte a “Cortina e il referendum impossibile

  1. Buono l’articolo, anche se mirato, come molte opinioni che si leggono di questi giorni on- e offline, a ridurre la questione a livello monetario.

    Come tu stesso dici “se si toglie la questione etnica”. Si possono sempre togliere “le altre questioni” per far emergere la questione che si vuole fare emergere. Ma questo è probabilmente la professione del giornalista.

    Mi manca però in questo, ed tanti altri comenti “fuori regione” una nota che questo non è ne il primo tentativo di referendum, ne è una iniziativa nata da poco. Infatti già molti anni fa cerano le prime iniziative, quando in alto adige non si stava così bene.

    Di quanto bene poi siamo, o che è più quel che riusciamo a fare dei soldi publici e poi una tutt’altra storia.

  2. Non credo che occorra essere di Cortina per capire le ragioni che spingono uno o più Comuni a chiedere di lasciare il Veneto per una Provincia (Sudtirolo) più favorevole. E non credo nemmeno che occorra essere giornalisti per capire che le vere motivazioni di questo referendum, così come degli altri, nascano soprattutto da ragioni economiche. Lasciamo perdere quindi le istanza culturali o etniche: fossero solo quelle, il comitato non avrebbe nemmeno raccolto le firme sufficienti per il referendum. Una sola domanda: se Cortina avesse potuto contare sugli stessi “privilegi” di sudtirolesi o trentini (valdostani o friulani), avrebbe chiesto di lasciare il Veneto? Non credo proprio. Con buona pace della ladinità.

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