Il bandito e il garantismo di facciata

Il blog di Renato Vallanzasca Facile essere garantisti a parole, “in linea di principio” come è solito dire quando sei a corto di argomenti; più difficile, molto più difficile, esserlo nei fatti. La riprova arriva dalle reazioni alla decisione di Renato Vallanzasca, bandito milanese degli anni ’70 con omicidi e rapine sulle spalle, oltre che 40 anni di carcere duro, di aprire un blog. La notizia ha fatto il giro dei media – e questo poco importa – ma soprattutto ha suscitato molte reazioni tra i blogger e, in particolare, sottoforma di commenti al suo unico editoriale, in cui spiega le ragioni della scelta. Per la verità, il Vallanzasca esordio non mi ha particolarmente colpito: il rancore (giustificato) verso i molti giornalisti che hanno approffittato del suo nome per spuntare un articolo in prima pagina, la sua spavalda ostinazione a voler stupire, arrivando a ridicolizzare (almeno all’apparenza) la sua domanda di grazia ed altro rientrano ampiamente nella norma. Mi aspettavo qualcosa di molto più personale, profondo. Il tempo mi dirà se era un’attesa legittima. Quello su cui voglio soffermarmi ora è l’opportunità o il fatto che sia giusto o meno che un pluriomicida, pluriergastolano, insomma uno che in molti stati “civili” sarebbe già stato “giustiziato”, possa aprire un blog e trovare così una “via di fuga” verso l’esterno. Voglio essere chiaro: io credo che a Vallanzasca, come a qualsiasi altra persona, debba essere data la possibilità di esprimere il proprio pensiero. Con i limiti che conosciamo e che valgono per tutti noi, ovvero quelli della legge e del rispetto della persona. E’ per questo che non condivido la tesi di Michele o la posizione a metà di Luca. Nel caso di Vallanzasca c’è una ragione ulteriore: il carcere. Io sono intimamente convinto della necessità di ripristinare una cultura della pena intesa – la prevede la Costituzione (articolo 27) e il Consiglio di Europa – come possibilità di emenda e reintegrazione sociale attraverso le forme di esecuzione alternative alla detenzione, la preparazione ad uscire dalla prigione, la formazione professionale ed i successivi percorsi per chi esce. In altre parole, la prigione non deve essere solo pena ma anche riabilitare la persona. Avete mai provato ad entrare in un carcere da persona libera e respirare quell’aria? Io sì. Bene, provate anche voi, metteteci il naso dentro e vi accorgerete che quel diritto non è per nulla (o quasi) riconosciuto. E fin tanto che la nostra Costituzione lo riconosce, va rispettato ed applicato. ∞

2 commenti

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2 risposte a “Il bandito e il garantismo di facciata

  1. paolo

    Il ragazzo a cui vallanzasca, in carcere, taglio’ la testa e ci giocò a palla, nonché i padri di famiglia che hanno lasciato orfani i propri figli per colpa di questa persona, non possono aprire un blog. E chi pensa che simili persone abbiano diritto a vivere a spese dello stato scrivendo blog, invece che a piangere sangue in una miniera di sale per pane raffermo e acqua, ecco, queste persone dovrebbero renderne conto davanti alla giustizia insieme a vallanzasca. Purtroppo non sembra ci sia giustizia.

  2. La violenza del commento è pari alla pochezza delle argomentazioni. Vallascanza sta giustamente pagando ciò che ha commesso in libertà. Non uscirà più dal carcere. Mettere sullo stesso piano criminali e chi la pensa (per fortuna) in modo diverso è figlio del peggior populismo e l’antitesi del vivere civile.

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