Sicurezza e l’emergenza della politica

Immigrati in coda per un permesso di soggiorno A Tor di Quinto, periferia dimenticata di Roma, un romeno sevizia e uccide una donna che stava rincasando, e la questione sicurezza torna in cima all’agenda della politica. Il Governo di centrosinistra approva, sull’onda dell’emozione, il solito decreto “giro di  vite” e l’opposizione di centrodestra incalza con le accuse di buonismo nei confronti degli immigrati clandestini, fucina di violenza e criminalità. Per tutta risposta arriva la risposta popolare o, meglio, di chi crede che la giustizia fai da te sia l’ultima arma a disposizione, con il pestaggio e l’accoltellamento, sempre a Roma, di tre romeni. Se si continua ad andare avanti così, la questione sicurezza è destinata a subire la legge, tutta italiana, dell’elastico, ovvero a ritornare a galla solo in presenza di fatti gravi ed eclatanti, per poi tornare nel limbo della quotidianità. Così non deve essere. In Italia esistono delle situazioni che non tollerate engli altri paesi europei e che chiedono una soluzione: migliaia di persone vivono in condizioni di disumane e hanno nei furti e nell’illegalità la via più diretta alla sussistenza. Così come una parte (minoritaria) degli immigrati fanno dell’illegalità una ragione di vita. La più comoda. La politica deve dare una risposta chiara: restituire alle persone la dignità, offrendo a loro una prospettiva di vita e mettere chi continua nel crimine nelle condizioni di non nuocere più. Giuste le espulsioni di chi commette reati, con la concreta possibilità che questi non mettano più piede nel nostro paese, ma altrettanto si deve fare affinché ai margini delle nostre città non sorgano le baraccopoli della vergogna. Sicurezza e dignità delle persone non possono essere più trattate in un regime di continua emergenza. ∞

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