La mafia e il sistema

L’arresto di Salvatore Lo Piccolo (foto del sito www.repubblica.it) Oggi applaudiamo all’arresto di Salvatore Lo Piccolo, indicato come il successore dentro Cosa Nostra di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Con lui in manette sono finiti altri tre criminali di spicco. Complimenti alle forze di polizia e a quanti – magistrati, uomini dello Stato e semplici cittadini – contrastano ogni giorno la grande criminilità con mezzi e risorse spesso insufficienti. In Italia, almeno quattro regioni (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) sono sotto scacco da parte delle grandi organizzazioni criminali: Mafia, Sacra Corona Unita, ‘Ndrangheta e Camorra. Queste ultime fanno notizia soprattutto per eventi eclatanti, omicidi o arresti. Nei periodi “morti” l’attenzione generale sfuma. Ma la criminalità organizzata non dorme mai. Il clan di Lo Piccolo “fatturava” in estorsioni, traffici illeciti e attività lecite oltre 3 milioni di euro al mese. Possiamo realisticamente pensare che un business del genere resti a lungo senza padrino? Difficile. Dopo Lo Piccolo arriverà un altro boss, pronto a gestire il mercato dell’illecito. A mancare è un altro genere di notizie, ovvero quelle che riguardano gli interessi economici delle organizzazioni. In Sicilia nulla si muove senza che la mafia non approvi o vi partecipi. In Campania anche i lavori di restauro delle chiese passano attraverso la camorra. L’altro giorno, alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, lo scrittore sottoscorta Roberto Saviano, autore di “Gomorra”, ha spiegato bene che il termine camorra fa ridere gli stessi camorristi: “E’ un termine desueto, superato. Loro non si sentono organizzazioni ma sistema”. Appunto. Rompere questo sistema spetta soprattutto allo Stato e non solo ai poliziotti della squadra catturandi di Palermo. Quando dovremo ancora aspettare per applaudire allo smantellamento del Sistema? I padrini non sopravviveranno al sistema, mentre il sistema sopravvive alla caduta di un padrino. ∞

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