Lo scomodo vescovo di Locri

Monsignor Bregantini Dopo 13 anni, monsignor Bregantini – padre Giancarlo, come lo chiamano in Calabria –  lascia la dioccesi di Locri per diventare il prossimo 20 gennaio il nuovo arcivescovo metropolita di Campobasso-Bojano. E’ un addio tra le lacrime. Padre Giancarlo era diventato in questi anni il simbolo morale della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. Più volte il vescovo si era schierato apertamente contro la grande criminalità che da anni soffoca la regione. In mancanza della presenza dello Stato, in grado di contrastare il dominio criminale, era stata la chiesa di padre Giancarlo a far sentire la sua voce e a dare una speranza ai calabresi che non si arrendono al potere criminale. La bolla papale di trasferimento – inutile nasconderlo – rimette tutto in discussione. Padre Giancarlo è il primo a rendersene conto e con lui anche le persone che lo hanno seguito nell’ultima messa celebrata nella “sua” diocesi di Locri. “Accolgo questa nomina con ogni obbedienza. Per obbedienza sono venuto e per obbedienza parto – ha sottolineato il sacerdote – anche se con tanta sofferenza nel cuore, saluto la mia diocesi e mi avvio a un’altra. Lascio il testimone ai giovani. Loro restano qui, ma hanno imparato un metodo e lo vivranno, comunque e sempre, intensamente”. Nel suo addio, padre Giancarlo non dimentica i problemi della Calabria, “una terra dimenticata”. Tre cose mancano, secondo Bregantini: le istituzioni (“facciano la loro parte, in maniera piena e leale, qualitativa e quantitativa”), il collegamento tra tutte le realtà positive della Calabria e un processo di consapevolezza reale e visibile sul piano sociale, politico ed economico. Non sono date a saperi le ragioni che hanno spinto il Vaticano a decidere il trasferimento del vescovo anti-‘ndrangheta. Di certo sono – siamo – in molti a non comprendere un passo che toglie ad una terra difficile una delle voci più rappresentative e seguite. Certo, come afferma lo stesso vescovo, dietro la sostituzione non c’è la mano di coloro che volevano liberarsi di una presenza scomoda o, peggio ancora, l’intervento di poteri occulti. Nulla di tutto ciò. Così come il Vaticano ben si guarda dal sostituire o far girare i vescovi delle missioni africane, asiatiche o sudamericane per ovvi motivi ambientali, allo stesso modo era lecito aspettarsi che a padre Giancarlo fosse lasciato il tempo per consolidare una speranza di vita, perché la Calabria, come altre Regioni italiane, sono diventate dal punto di vista morale e religioso, vere e proprie terre di missione. ∞

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