Un Piccolo eroe e la verità di Bregantini

Monsignor BregantiniIl pentito Bruno Piccolo L‘altro giorno ho avuto modo di incontrare l’ex vescovo di Locri, monsignor Giancarlo Bregantini, durante la convention di Cgm (il consorzio di cooperative sociali italiane) a Riva del Garda. Il vescovo, appena sollevato dal Vaticano dalla diocesi di Locri e destintato a Campobasso tra lo sconcerto della gente e di quanti lavorano per una Calabria libera dalla criminalità, ha parlato anche del suicidio di Bruno Piccolo, il pentito della ’Ndrangheta le cui rivelazioni hanno consentito l’individuazione dei presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Piccolo lavorava nel bar dove si riunirono in killer e mandanti dell’omicidio e da dietro il bancone sentì i discorsi di morte degli uomini della criminalità organizzata. “Quel ragazzo si era pentito – ha ricordato monsignor Bregantini – per scelta personale, dopo un percorso segnato da una crisi di coscienza. Io gli sono stato vicino, per quanto ho potuto. Ma quel ragazzo è stato lasciato solo, non è stato sostenuto, dalla gente, dalle istituzioni, dalla famiglia: il suo gesto disperato, proprio il giorno prima dell’anniversario dell’omicidio, è stato il messaggio che lui ci ha voluto lasciare”. Monsignor Bregantini rivela risvolti inquietanti sulla “gestione” da parte dello Stato del primo pentito di ‘Ndrangheta: “Piccolo aveva trovato lavoro, grazie ad una nuova identità, in un bar di Francavilla, in provincia di Chieti. Ebbene, l’Inps ha lasciato sulla cartella di lavoro le sue vere generalità, consentendo così al datore di lavoro di scoprire che colui che aveva assunto era in realtà un’altra persona. Qualche tempo prima, delle persone erano entrate nel bar e lo avevano riconosciuto…”. Ci si chiede come sia possibile nel 2000 che il primo pentito di ‘Ndrangheta venga gestita in questo modo e che tra organi dello Stato non ci sia un coordinamento. La ‘Ndrangheta è forse l’organizzazione criminale italiana più radicata e impenetrabile: Piccolo era una prima, importante crepa. Era, perché oggi è morto suicida. “Ad ucciderlo – continua Bregantini – è stata la solitudine, il senso di abbandono. E’ per questo che ho voluto celebrare di persona i funerali di questo ragazzo, dove ancora una volta erano assenti i politici, le forze dell’ordine, la magistratura e gli uomini dello Stato e delle istituzioni. Quando l’ho sentito mi chiedeva ragione del fatto che nessuno parlasse di lui, nemmeno i ragazzi di Locri… E’ nostro impegno lavorare affinché in Calabria e in altre Regioni, un pentito non venga considerato un infame bensì un pentito”. ∞

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Archiviato in Criminalità, Cronaca, Politica, Vaticano

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