Il ritorno del nucleare

Centrali nucleari A Roma si è aperto il 20° Congresso mondiale dell’energia e il dibattito è tornato puntuale sul tema del nucleare. Le ragioni sono varie, ad incominciare dal continuo rialzo del prezzo del petrolio, determinato dalla crescita della domanda da parte dei paesi emergenti (Cina, India e Stati asiatici), e dai cambiamenti climatici. Ma ad imporre all’attenzione generale la questione del nucleare sono ragioni anche politiche. I detentori delle risorse naturali sono per di più paesi politicamente “non affidabili”, quali la Russia (basti ricordare l’emergenza metano dello scorso inverno) oppure paesi in guerra (Iraq e Afghanistan). L’Occidente sta pensando con sempre più convinzione che è meglio raggiungere una propria indipendenza energetica e la via obbligata passa attraverso il recupero del nucleare. La parola magica è “nucleare pulito”, cioè a basso impatto ambientale in termini di scorie radioattive e tecnologia. Non è facile. A sollevare per primo il problema è stato, propria a Roma, il presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, attento soprattutto a non creare possibili maldipancia politici ma determinato a proporre la questione in prospettiva. Insomma, un lavoro di fioretto politico. Barroso è stato ripreso dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani. Proprio il nostro ministro è certo che il Paese, guardando in avanti 15-20 anni, debba costruirsi un know how sul nucleare di quarta generazione. “Se l’esito della ricerca sarà positivo e ci convincerà, sarà possibile ridiscutere della presenza del nucleare anche in Italia”. A fare da contraltare ci ha pensato l’altro ministro della Repubblica, Pecoraro Scanio (Ambiente): “Prodi è stato chiaro sul nucleare bisogna fare solo la ricerca, concentrando gli sforzi sul nucleare non radioattivo”. Come dire, la porta non è più chiusa a più mandate. Parliamone. ∞

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1 Commento

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Una risposta a “Il ritorno del nucleare

  1. Credo che la scelta di fare il referendum nel 1987, cioè un anno dopo il disastro di Chernobyl, sia stata poco felice perchè l’opinione popolare era ovviamente ancora sotto schock per quanto successo in Ucraina. Da allora si è parlato poco niente del nucleare, facendo affidamento sugli idrocarburi. Sarebbe stato molto utile investire in ricerca a partire proprio dall’incidente di Chernobyl in modo che 20 anni dopo, cioè oggi, avremmo già una possibile alternativa al petrolio e all’import selvaggio di energia elettrica che dobbiamo fare da Paesi confinanti (la Francia, ad esempio) dove l’energia nucleare è utilizzata in diverse centrali. e’ un bene che si riparli di nucleare e di ricerca, peccato però questi 20 anni persi inutilmente.

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