Rino Gaetano e la poesia perduta in tv

Rino Gaeatano Guardo poco, anzi pochissimo la tv, ma nelle due sere passate ho seguito su Rai 1 la miniserie dedicata a “Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu”. Sono stato un fan di Rino fin dalla prima ora. Nella mia vita ho seguito, sempre alla televisione, solo due volte il Festival di Sanremo per non perdermi altrettanti debuttanti di allora. Uno era Rino Gaetano (con “Gianna”) e l’altro era Vasco Rossi (“Vado al massimo”). Non ricordo l’anno ma erano all’incirca gli anni ’80. Ero curioso di vedere, un quarto di secolo dopo, uno dei miei cantanti preferiti raccontati dalla televisione. Sono rimasto deluso. Almeno in parte. Bravo l’attore che interpreta Rino Gaetano (Claudio Santamaria), che tra l’altro canta con una voce simile al vero cantautore. Cattiva la trama e pessima la regia della miniserie. Il film è una sequenza di scene che spesso non si collegano l’una all’altra per creare quel filo immaginario destinato ad accompagnarti durante la visione. Di Rino Gaetano vengono raccontati gli amori, i tradimenti, il padre/padrone, la madre umile, la famiglia altrettanto e tutto ciò che fa audience. Immancabile come il prezzomolo in cucina o il cacio sui maccheroni – tanto per essere banali – la scena di sesso con l’amante/amica incontrata durante il primo tour. Insomma, robetta. Forzate le scene – come quella d’apertura che ti fa venire voglia di cambiare subito canale – in cui lui abusa dell’alcool. In due puntate sono pochi i colpi d’ala. Tra questi la scena di una delle molte assemblee degli anni ’80 con la frase di quel tempo: “Ma tu da che parte stai?”. Scena, peraltro, risolta alla spicciolata con Rino Gaetano che abbassa il capo. Appunto, Rino non stava da nessuna parte. Stava, se vogliamo, con la sua musica che ha attraversato più generazioni e che è arrivata fino ad oggi. Nel film manca ogni riferimento alle sue canzoni, come e dove sono nate, il loro contesto. Perfino il rapporto con la sua gente corre via superficiale, senza lasciare traccia. Con un’unica eccezione: Nun te reggae chiù e la scena dell’incontro con i barbone stralunato che ferma Rino con la filastrocca “dicì, pci, pssi…”. Nel film, le uscite degli album si susseguono come i grani di un rosario, senza storia e senza anima. Non c’è traccia – e forse questa è la lacuna maggiore – della poesia, quella poesia che ci ha fatto amare Rino Gaetano. ∞

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Costume, Cronaca, Musica, Televisione

4 risposte a “Rino Gaetano e la poesia perduta in tv

  1. sly

    una vera vergogna che molte cose siano state inventata di sana pianta..
    tipo la ragazza incinta di un’altro (in realta’ Rino avrebbe dovuto sposarsi pochi giorni dopo l’incidente) che era un alcoolista (cosa falsissima) che era impiegato alle poste (lo era in banca!).. insomma una classica spazzatura approssimativa italiana.. l’ennesima tristezza ed una vera offesa alla memoria dell’artista.
    Ricordando un personaggio di questo tipo tutto ciò è paradossale!

  2. Giulio

    non ha mai lavorato neanche in banca…

  3. Pingback: Ritorna Rino Gaetano « Carta Straccia

  4. Pingback: La “polvere” di Venditti su Rino Gaetano « Carta Straccia

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