Ultrà, i teppisti fuori dallo stadio

Scontri provocati dagli Ultrà La morte di Gabriele Sandri è un fatto doloroso che merita rispetto: una vita umana è andata perduta in modo assurdo, ucciso da un proiettile sparato ad altezza uomo da un poliziotto in un autogrill di Arezzo, dopo un diverbio tra tifosi. Comprensibile il dolore del fratello che ha subito accusato la polizia di averlo ucciso, molto meno quello dell’avvocato (amico di famiglia) che, davanti alle telecamere e taccuini, ha sfidato i giornalisti: “Voglio vedere se siete capaci di tirarvi contro la polizia e scrivere chi lo ha ammazzato”. Frase inutile e violenta, pronunciata poche ore prima dell’esplosione di violenza da parte degli ultra. Da avvocato avrebbe dovuto sapere che in Italia, nonostante tutto, la giustizia esiste e per fatti del genere la verità sarà accertata. Bergamo, Milano e Roma sono state le città che hanno vissuto una giornata di follia, con le devastazioni, gli assalti e gli scontri che tutti noi abbiamo visto alla televisione. La reazione della politica, che governa il mondo del calcio (prima anomalia tutta italiana), è stata la sospensione dei campionati di serie B e C di domenica prossima. La risposta – come spesso ormai accade, quando è la politica “cavalca emozioni” ad agire – è sbagliata. Non vanno fermati i campionati di calcio, vanno fermati i tifosi violenti, che hanno nomi e cognomi: gli ultrà. Questa gente deve rimanere fuori dallo stadio e – come ha detto il presidente dell’Atalanta, Ivan Ruggieri – “questi delinquenti meritano di andare in galera”. Ruggieri non è nuovo a scontri con gli ultrà dell’Atalanta, tra i più violenti d’Italia. Il presidente bergamasco minaccia di chiudere la curva pur di tenere fuori dallo stadio i teppisti o, meglio, i delinquenti. Ha ragione. Non serve bloccare il campionato o impedire le trasferte, come ha imposto il ministro dello sport Giovanna Melandri, perché così si punisce tutti i tifosi, soprattutto la maggioranza sana,. Ad Arezzo, lo sciagurato poliziotto ha sparato contro la Megane dei ragazzi romani, senza sapere che fossero tifosi. Ma questo è bastato per far esplodere la guerriglia degli ultrà. Dietro agli scontri di domenica sera ci sono anche anni di tensioni tra curve e forze dell’ordine. L’uccisione di Gabriele Sandri era un’occasione troppo facile per lasciarsela sfuggire e regolare un po’ di conti nell’unica parola che i delinquenti da stadio conoscono: violenza. Agli ultrà – come dice Carlo, un amico che tiene da anni un blog sullo sport – è riuscito ciò che non era riuscito agli autonomi negli anni ’70, ovvero assaltare un commissariato di polizia. L’Inghilterra è stata capace di estirpare il fenomeno hoolligan, con misure tanto semplici quanto pesanti: trasferire la sicurezza degli stadi in capo alle società di calcio (le quali hanno interrotto ogni rapporto con le frange estreme del tifo organizzato), la presenza degli steward sugli spalti e inibire l’accesso allo stadio ai delinquenti, molti dei quali sono finiti dietro le sbarre. La ricetta è già scritta e sperimentata. L’Italia della politica, se vuole bene al calcio, deve solo prescriverla, oltre a lasciare le leve del potere calcistico al mondo dello sport. Altrimenti, ieri come oggi, a vincere sarà il tifo violento. E a morire il calcio, lo sport più bello del mondo. ∞

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