Kosovo e il voto di rottura

Hashim Thaci Il Kosovo affida il proprio futuro a Hashim Thaci. Leader del Partito democratico (Pdk, finora all’opposizione) ma soprattutto ex capo della guerriglia separatista albanese (Uck), Thaci ha vinto le elezioni parlamentari tenute ieri – sabato 17 novembre 2007 – nella ex regione della ex Jugoslavia. Troppi ex? Si e proprio qui sta la chiave del successo elettorale di Thaci.
I dati assegnano il 34% dei voti al Pdk e il 22 alla Lega democratica del Kosovo (Ldk), il partito fondato dal moderato Ibrahim Rugova, premier morto il 21 gennaio dello scorso anno. Il Ldk è il vero sconfitto della tornata elettorale, perché dimezza i voti (il 46 per cento del 2004). Tutte le altre formazioni sono distanti. Superano la soglia del 5% l’Alleanza per un Nuovo Kosovo dell’outsider miliardario Begjet Pacolli, il “Berlusconi” locale, proprietario di tv, compagnie di assicurazioni e della squadra di basket (sport che da quelle parti tira più del pallone…). Poco lontani lo Ldd Nexhat Daci (fuoriuscito dalla Ldk) e lo Aak di Ramush Haradinaj, l’altro ex comandante guerrigliero dell’Uck e attualmente sotto processo all’Aja per crimini di guerra. Le elezioni ha registrato un’affluenza appena superiore al 45%: crisi economica e sociale e boicottaggio della minoranza serba, le cause.
La vittoria di Thaci è la risposta al malcontento popolare. Dopo la fine della guerra civile e l’arrivo delle Forze internazionali (KFor), il Kosovo è una regione sospesa. Dal 1999 il Kosovo non è più di fatto Serbia, gli odiati cugini cacciati dopo una sanguinosa guerra civile condotta dall’Uck, ma non ha trovato nemmeno una propria indipendenza. La diplomazia internazionale non ha sciolto questo nodo e così ancora oggi, albanesi (la maggioranza) e serbi (la minoranza reclusa nelle enclave e sorvegliata a vista per timore di rappresaglie) non sono incapaci di aprire un dialogo di pace. L’economia è a pezzi e il paese vive grazie alle risorse lasciate sul campo dalla KFor: l’agricoltura non garantisce la sussistenza, l’industria è arretrata e a corto di finanziamenti. Di fatto il Kosovo è diventata una regione dove prospera la corruzione, il traffico di armi, droga e persone (prostituzione), dove l’illegalità è un vero e proprio potere forte e i giovani non trovano lavoro oltre che un’istruzione adeguata.
Queste le ragioni che hanno portato alla vittoria i duri del Pdk i quali sono gli unici a battersi apertamente per un Kosovo indipendente a costo di rompere equilibri fragilissimi: ad esempio, la convivenza tra etnia albanese e serba. Ldk, orfano del suo leader carismatico Rugosa e protagonista dello status quo, è crollato dal 45 al 22%: a quasi dieci anni dalla fine della guerra la gente è stanca di promesse non mantenute e di un futuro senza speranza, su cui pesa un doppio ex. ∞

Ps. Due anni fa ho realizzato un documentario, “Kosovo Now”, grazie alla collaborazione di associazioni che operano in quella regione. Una preziosa fonte per capire meglio la situazione del Kosovo e di quell’area è il sito del Osservatorio Balcani, un vero e proprio archivio di notizie e informazioni di prima mano: quotidiani e media nazionali spesso lo saccheggiano per i loro “reportage”, senza (ovviamente) citare la fonte.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, Cronaca, Economia, Mondo, Politica

2 risposte a “Kosovo e il voto di rottura

  1. mauro

    Il risultato di questo voto, derivante dal mal contento popolare e da un’economia a pezzi, sottolinea ancor di più il fallimento dell’intervento della comunità internazionale. A fronte di investimenti miliardari, non si è riusciti a migliorare, neppure in minima parte, nessun settore dell’economia e della società Kossovara.
    L’intervento internazionale in Kosovo si può definire un intervento umanitario e di solidarietà ma non certamente un intervento di cooperazione.
    Non esistono ricette se non sgomberare il campo dai politici o ex politici riciclati che popolano il mondo delle organizzazioni internazionali, e che mettono le proprie ideologie davanti ai problemi dei popoli nella quale intervengono. Personaggi che agiscono con la presunzione di avere le risposte chiare e definitive ma che non tengono conto dei desideri della gente di quei paesi, anzi, spesso, quella gente non la conoscono neppure. I risultati? Eccoli, in kossovo ha vinto il partito forse più corrotto e la cosa divertente è che tutto il popolo kossovaro ne è consapevole e forse proprio per questo è stato votato. Ciò significa che tutto il resto, compreso la comunità internazionale, è giudicato peggiore. Auguri!!

  2. Grazie Mauro, ero certo che avresti lasciato un commento. Gli anni trascorsi a Pec, da cooperante e coordinatori di progetti, fanno di te un osservatore qualificato ed attendibile. Ancora grazie.
    pff

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