Bangladesh, catastrofe senza cifre

Le immagini del ciclone Sidr, in Bangladesh Il ciclone Sidr ha devastato il distretto di Bagerhat, in Bangladesh, una delle nazioni più povere al mondo. Da questo angolo di Asia, affacciato sul Golfo del Bengala, arrivano le immagini della devastazione e della furia con cui il fiume Bolessar si è abbattuto su villaggi e centri abitati. Immagini a parte, non è dato ancora a sapersi, dopo tre giorni, il numero approssimativo dei morti: il ministero della Protezione civile parla di 3.113 morti ma la Mezzaluna Rossa (l’equivalente della Croce Rossa nei paesi a maggioranza islamica) e altre fonti azzardano una previsione tra le 5 e le 10 mila vittime. Almeno il 90 per cento del raccolto, unica fonte di sostentamento per i locali, è andato perduto. Rimane alto il rischio di epidemie.

E’ incredibile come un numero così alto di persone possa “sparire” senza che ci sia la possibilità di avanzare in tempi ragionevoli una prima stima. In questi casi ci si rende conto dell’esistenza di milioni di persone senza un’anagrafe, senza un registro che tenga conto della loro esistenza. Sono le periferie dei paesi più poveri, senza infrastrutture e servizi, sprovvisti di tutto, dove uno può nascere e morire senza lasciare traccia. E, ancora, in questi casi ci si rende conto di quanto sia difficile individuare gli interventi nelle zone più colpite, dove si conosce l’esistenza di persone ma si ignora il loro numero e le loro condizioni.

E anche in questa occasione, i media italiani aiutano a comprendere la portata della tragedia…

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