Minoli recupera la memoria di Rino Gaetano

Rino Gaetano Dopo la fiction, la Rai celebra il cantautore Rino Gaetano con un documentario. Questa volta tocca al programma di Rai2 “La storia siamo noi”, diretto da quel maestro della televisione che è Giovanni Minoli. L’orario, ieri il documentario è andato in onda alle ore 23.30, non è dei migliori ma Rino Gaetano merita l’attesa. Minoli si concentra su alcuni personaggi chiave della vita di Rino Gaetano: la sorella Anna, la donna della sua vita Amelia Conte e che Rino avrebbe dovuto sposare di lì a poco nel 1981 se non fosse morto in un incidente d’auto, l’amico Bruno Franceschinelli (fu lui a consigliare Rino di cantare a Sanremo la canzone Gianna, il suo discografico Vincenzo Micocci e l’amico collega cantautore Antonello Venditti, chioccia di Gaetano con Francesco De Gregori ed Ernesto Bassignano ai tempi del Folkstudio.
Il ritratto che ne esce è completamente diverso dal Gaetano sbandato, raccontato nella fiction andata in onda due settimane fa. A nulla servono le sottolineature di Francesco Nardella di Rai Fiction per giustificare una sceneggiatura brutta e una regia pessima che stravolgono i punti cardinali della vita di Gaetano: l’amore, la famiglia e le sue canzoni. “La Fiction – dice in buona sostanza Nardella – è fatta anche per caricare e, in qualche senso, tradire la realtà del personaggio narrato”. Nulla di più sbagliato. La miniserie Rai dedicata a Rino Gaetano è stata prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, la moglie di Celentano, la stessa che ha prodotto lo scorso anno la fiction su Alcide De Gasperi. Ebbene quest’ultima fiction – lo so perché ho partecipato in prima persona alla produzione del film – si è basata su un copione verificato da storici e politologi. Perché la fedeltà storica può valere per il politico De Gasperi e non per il cantante Rino Gaetano? Semplice, perché De Gasperi è ancora oggi conteso, quasi come fosse un’icona da esporre, dalla politica e questa conta dentro i meccanismi della Rai e del cinema. Rino Gaetano, al contrario, è un cantante del quale solo la famiglia e la sua cerchia reclamano la memoria: quindi, in questo caso, conta solo l’audience. E allora dentro “tutto e di più” – come recita lo spot Rai – quindi il sesso, l’alcool, gli amori clandestini, la deriva personale e lo scontro generazionale tra padre e figlio. “Papà e mamma si commuovevano – ha raccontato ieri la sorella Anna – quando Rino cantava in tv”. La fiction ha ridotto la figura paterna ad un padre-padrone cieco, muto e sordo. E non si è riconosciuta nemmeno Amelia, la donna della vita di Rino, conosciuta nel 1975: loro avevano deciso di sposarsi, mentre nella fiction lei lascia lui dopo l’ennesimo tradimento e al tentativo disperato di riconquista, lei oppone la nascita di un figlio che appartiene ad un altro uomo. Che tristezza.
Ma lasciamo perdere la fiction, in cui – va detto – si salva solo Claudio Santamaria, perché l’attore interpreta benissimo Rino Gaetano. E’ Venditti a regalare le migliori cose su Gaetano: lo racconta con lo spirito di un fratello che osserva il più giovane affacciarsi al palcoscenico del Folkstudio, laboratorio musicale della Roma degli anni ’70. Venditti parla in modo mai banale dell’esordio faticoso – lo stesso di molti cantanti – della maturazione artistica e della figura giovanile di Gaetano, il quale lo paragona ad un altro grande della musica italiana, Fred Buscaglione. Fino ad arrivare a Paolo Rossi, comico e cantante, che a Sanremo quest’anno ha portato un inedito di Rino, “In Italia si sta bene”: “La forza delle canzoni di Gaetano sta proprio nei nonsense e nei paradossi. Quei testi, che allora prendevano in giro un ambiente e un periodo difficile dello storia italiana, oggi li riscopriamo ancora attuali. Le stesse parole ritornano con una forza nuova, questa è la straordinarietà di Rino Gaetano”. Ecco la chiave che apre la porta sul mondo di Rino Gaetano e che rende giustizia al suo talento. Purtroppo Rino ci ha lasciati a soli 31 anni, ma la sua musica ha attraversato più generazioni, arrivando, più viva che mai, fino ai nostri giorni. ∞

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