Borse in calo, sotto il peso della crisi bancaria, petrolio e guerre

Borse in tensione    Se i tassi dei mutui sulla prima casa continuano a salire, sono le borse ad imboccare il trend inverso e a scendere repentinamente. Questa volta sono gli operatori a dirsi tutt’altro che ottimisti: il grande movimento al rialzo che durava ormai da circa quattro anni, si va esaurendo ma probabilmente il peggio – come osserva deve ancora venire, e arriverà nei prossimi mesi.

Ad aprire le danze, come sempre, sono i conti delle grandi banche e finanziare americane, segnati da forti perdite. Gli stesso operatori sono preoccupati anche dalla stabilità strutturale delle banche americane. Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, hanno annunciato che la crescita dell’economia americana sarà più bassa di quanto stimato in precedenza.

Sulla crisi delle borse pesano i crack americani nel settore immobiliare e il continuo rincaro delle materie prime, sotto la spina di paesi quali Brasile, Russia, India, Cina. Il sistema bancario degli Stati Uniti è in seria difficoltà, non solo per le perdite sui mutui sub-prime: la scarsa liquidità delle banche non permetterà a lungo di prestare denaro a imprenditori o debitori che domani potrebbero dichiarare fallimento.

Gli altri due fattori di instabilità delle borse di tutto il mondo sono il costo del petrolio, ormai prossimo alla soglia dei 100 dollari al barile (contro i 50 di qualche anno fa, e il deprezzamento del dollaro. Il dollaro scenderà ancora per la semplice ragione che la Federal Reserve dovrà tenere bassi i tassi d’interesse per sostenere la crescita Usa a discapito delle imprese europee che così vedono salire i prezzi dei loro prodotti. Per quanto riguarda il caro-petrolio, pesano una serie di circostanze internazionali, di fronte alle quali rimane davvero ostico pensare ad una soluzione a breve termin. All’instabilità concorrere la domanda elevata da parte dei paesi in sviluppo (Cina, India, Asia e brasile), oltre alle tensioni interne ad alcuni paesi produttori (Afghanistan, Iran ed Iraq) con il possibile rischio di una diminuzione della produzione da parte di alcuni paesi e la speculazione. Lo scenario è davvero cupo e non lascia spazio all’ottimismo. ∞

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