Il Dalai Lama val bene una commessa a Pechino

Il Dalai Lama Chi tocca il Dalai Lama muore. O, se volete, chi stringe la mano alla guida spirituale dei tibetani perde il portafoglio. Negli ultimi tempi la posizione della Cina nei confronti dell’esule più famoso al mondo si è fatta via via più intransigente. Ne sanno qualcosa le imprese americane e tedesche che, a causa degli incontri ufficiali con il Dalai Lama promossi dai rispettivi governi, hanno perso commesse milionarie in Cina.

Sono in molti oggi a farsi dei problemi per incontrare il Dalai Lama, ma la prospettiva di far arrabbiare il governo cinese non sembra scoraggiare altri. Ad esempio, il leader radicale Marco Pannella che chiede al governo italiano e al suo leader, Romano Prodi, di incontrare ufficialmente il Dalai Lama. Oppure il Piemonte che ha deciso di insignire del titolo di cittadino onorario di Torino. Un’iniziativa quest’ultima che è riuscita a mettere d’accordo, una volta tanto, Alleanza Nazionale e Rifondazione comunista all’ombra della Mole. «Adesso la mia unica preoccupazione è che non ci siano ripercussioni per le aziende piemontesi», ha commentato Davide Gariglio, presidente del Consiglio regionale dopo aver confermato le iniziative organizzate il 16 dicembre per accogliere il Dalai Lama a Torino.

Il governo cinese ha già fatto sapere al ministero degli Affari Esteri le «perplessità» e il «disappunto» per queste iniziative giudicate «inopportune» e per tutta risposta Pechino ha deciso di annullare la vista del ministro degli Esteri in Italia prevista a dicembre. La ritorsione sembra non fermare l’iniziativa di 65 deputati che hanno chiesto di accogliere in aula il Dalai Lama e di farlo parlare davanti al Parlamento, con l’accoglienza del presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

In passato era già successo, dal Trentino all’Umbria, tutti nel nome della Pace e del rispetto dei diritti umani. In Lombardia, invece, proprio per evitare incidenti diplomatici hanno sì accolto il Dalai Lama, dirottandolo su Cologno Monzese e non sul Pirellone. Business is business. Forse. ∞

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