Il Csm ha deciso: Forleo via da Milano

Clementina Forleo La giudice Clementina Forleo lascerà Milano: non per volontà sua ma per volontà del Csm. Secondo le prime indiscrezioni, domani l’organo di autogoverno della magistratura italiana formalizzerà la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale nei confronti del giudice protagonista di alcuni provvedimenti su inchieste importanti, quali Antonveneta.
E proprio nell’ambito di questa inchiesta, la giudice Forleo ha denunciato in televisione presunti complotti ai suoi danni. Ebbene, al termine dell’indagine, i consiglieri di Palazzo dei Marescialli non avrebbero trovato alcuni riscontro alle dichiarazioni del giudice Forleo. Da qui la decisione, all’unanimità, di trasferire Forleo altrove: le parole del giudice avrebbero creato disagio e preoccupazione negli uffici giudiziari milanesi.
Ecco la dichiarazione di Letizia Vacca, vice presidente della Commissione: «Siamo tutti allarmati dall’ impatto che hanno avuto le sue parole, risultate eccessive, forzate e gravissime. Le sue dichiarazioni hanno creato preoccupazione negli ambienti giudiziarie e sono state lesive dell’immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi. La situazione appare completamente diversa da come è stata rappresentata da Forleo: non risulta nessun complotto e nessuna intimidazione». «Lo spirito che ci muove – puntualizza la vice presidente – non è certo persecutorio nei confronti di Forleo. Il nostro problema è riportare la serenità negli uffici giudiziari di Milano».
Secondo Vacca, la procedura potrebbe essere aperta sia per incompatibilità ambientale, sia per quella funzionale. Il che significa che sarebbe in discussione non solo la permanenza di Forleo a Milano, ma anche il fatto che il magistrato continui a esercitare funzioni monocratiche, ovvero quelle di giudice per le indagini preliminari.
A suo tempo avevo criticato il comportamento della gip Clementina Forleo. Ora non posso che sottoscrivere la decisione del Csm: un magistrato non è un politico, non può apparire in televisione e denunciare fatti – come pare concludere la stessa indagine del Csm – mai avvenuti. E’ già censurabile il primo passaggio (la televisione), il secondo (dichiarazioni senza riscontri) supera ogni limite. Se Clementina avesse avuto qualcosa di denunciare, doveva rivolgersi alla stessa magistratura: lo impone il codice e non passare attraverso i riflettori della televisione. Ora prepariamoci al bagno di retorica, mediatico e non. Tutti a difesa di Forleo, martire per la Giustizia. Mah… ∞

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