Dalai Lama, le frasi “italiane”

Dalai Lama La politica italiana lo ha ricevuto dalla porta di servizio pur di non dispiacere alla Cina che per l’Occidente è vista soprattutto come “opportunità economica” da non perdere. Lui, il Dalai Lama, ha ricambiato l’ospitalità con una serie di dichiarazioni che, ancora una volta, ne confermano il valore umano e spirituale.


Voglia di Tibet

“Vorrei andare in Tibet e anche in Cina per una visita breve, ma la propaganda cinese mi demonizza, per loro sono un nemico del popolo e così quelli che mi incontrano, da Bush alla Merkel, diventano anche loro mezzi demoni”.

Autonomia, non indipendenza.

“Tutto il mondo sa che non chiediamo l’indipendenza, ma l’autonomia per il Tibet. Quando l’armata Rossa giunse in Tibet, si parlò di liberazione pacifica e perciò nel 1951 si fece un accordo di 17 punti che prevedeva due sistemi in un solo Paese. Nel 1959 le cose cambiarono, nel 1974 abbiamo pensato di chiedere l’autonomia, mentre dal 1979 abbiamo dovuto parlare direttamente con il governo centrale cinese: da quella data è rimasto un contatto che prevede un dialogo continuo, perché il Tibet rimanga sotto la costituzione della Repubblica Popolare Cinese. Questa costituzione prevede l’autonomia per le diverse etnie, perciò noi abbiamo chiesto di avere un’autonomia significativa. Ora chiediamo alle autorità cinesi di mettere in pratica ciò che é previsto dalla loro stessa Costituzione”.

La repressione cinese
“Quello che sta avvenendo nel Paese, è un genocidio culturale ma repressione e terrore non sono un bene neanche per la Cina”.

Dalai Lama donna
“Il prossimo Dalai Lama potrebbe essere una donna. Se fosse più utile una donna il Lama potrebbe reincarnarsi in questa forma. Secondo il Budda Dharma, uomini e donne hanno uguale diritto. In ogni caso, se l’istituzione del Dalai Lama per successione continuerà o meno, dipenderà dal popolo tibetano: sarà lui a decidere”.

La guerra
“La via della pace è possibile solo se l’uomo migliora nel profondo. I grandi capi delle religioni teistiche dovranno chiedere a Dio perché accade tutto ciò, mentre le altre religioni, che hanno una visione legata a causa e condizione, come il buddismo, sostengono che se c’è tanta guerra è frutto dell’azione dell’uomo, frutto dell’intenzione umana stessa. Per questo motivo soldi e tecnologia non possono risolvere i nostri problemi. Tutte le grandi religioni, anche se diverse tra loro, hanno enorme potenzialità di realizzare la pace interiore ed è l’unico mezzo per arrivare a una pace reale”.

Papa Ratzinger

“Avrei desiderato vederlo, per un saluto, per rispetto, per un impegno morale… Iin passato ho avuto l’opportunità di incontrarlo, questa volta invece no, evidentemente avrà le sue difficoltà, avrà poco tempo o altri impegni”.

Papa Wojtyla
“Mi mancano Giovanni Paolo II e la sua determinazione nel promuovere i valori umani e il discorso interreligioso, come nel meeting di Assisi. Oh, Giovanni… Wojtyla è stato un grande, non solo ufficialmente, ma personalmente, un uomo davvero meraviglioso per cui ho sentito una sensazione piacevole sin dal primo incontro”.

Conversioni religiose
E’ più salutare rimanere con la propria fede di cuore, quella di nascita, altrimenti si rischia di far confusione.

Presenza ingombrante
“La natura della mia visita non è politica e non voglio creare problemi allo Stato e alle autorità dei Paesi che visito. Per me non c’è nessun problema, io non provo imbarazzo. Voi lo sapete meglio di me, io sono solo un visitatore straniero”.

E Pechino risponde
“La Cina condanna tutti coloro che ricevono il secessionista Dalai Lama ma, almeno per il momento, non minaccia ritorsioni contro i paesi ospitanti. Il Dalai Lama non è solo una figura religiosa ma è un esiliato politico impegnato in attività volte a frantumare la Cina. Il problema del Tibet non è un problema religioso o culturale ma un problema che coinvolge il territorio e l’integrità della Cina. Le sue azioni dimostrano che in realtà non ha rinunciato all’indipendenza. Potete verificare tutto quello che ha detto e fatto da quando ha lasciato la madrepatria (il leader tibetano vive in esilio in India dal 1959, ndr.). Non ha mai rinunciato all’intenzione di spaccare la Cina. Ci sono molti esempi, per esempio, mantiene in vita un governo in esilio”. ∞

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