Tir, il grande ricatto di un settore senza regole

Il blocco dei Tir I tir hanno sospeso la serrata – la parola sciopero è fuori luogo in questo caso – e sono ripartiti, lasciandosi dietro gomme squarciate, giorni di tensioni, strade bloccate, blocchi improvvisi e un paese a disagio. La decisione è stata presa dalle varie sigle di rappresentanti della categoria/lobby dopo l’impegno del Governo di decidere su alcune questioni: il contratto obbligatorio scritto, le tariffe minime, l’osservatorio sui costi, la strategia dei controlli e gli interventi sul gasolio.

Orbene, se leggiamo e ragioniamo la lista dei punti dell’intesa ci accorgiamo che, salvo l’ultimo (il prezzo sul gasolio), tutti gli altri vedono gli stessi camionisti primi e unici responsabili del mancato rispetto, confermando che si tratta di un settore senza regole o quasi. Chi fa lavorare la gente senza contratto? Chi pratica tariffe iperscontate? Perché sono così necessari controlli? Quanto ai costi, vorrei far osservare ai camionisti, che tutti, ma proprio tutti abbiamo bisogno di un Orsservatorio sui prezzi. Che facciamo? Ci mettiamo pure noi a bloccare strade e autostrade, lasciando per giorni un intero paese senza rifornimenti?

La scelta di spedire le merci su strada e non su rotaia, come molti altri paesi avanzati, è sbagliata da un punto di vista economico, ambientale e strategico. Occorre cambiare e investire su altre infrastrutture: le agevolazioni che chiedono i camionisti (e perché no i taxisti e i pendolari?) dovrebbero finanziare il futuro e non un presente fatto di inquinamento, traffico ed arroganza. Salvo poi scoprire che un altra categoria potrebbe beneficiare in modo più diretto e veloce della serrata dei bisonti, ovvero i commercianti i quali hanno già esposto i cartelli dei prezzi ritoccati all’insù: “Colpa dello sciopero”, sostengono. Ah, si certo, mica siamo di fronte a dei disonesti…∞

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