Benazir Bhutto, il figlio successore tra molte ombre

Bilawal Bhutto

Benazir Bhutto, assassinata quattro giorni fa a Rawalpindi, ha un erede: è il figlio primogenito Bilawal Zardari Bhutto, 19 anni, studente universitario ad Oxford. “La migliore vendetta è la democrazia, diceva mia madre”, ha commentato il figlio subito dopo la designazione, promettendo di continuare la battaglia della madre uccisa.

Il giovane guiderà nella veste di presidente il partito del popolo pachistano, il Ppp. Co-presidente sarà il padre, Asif Ali Zardari, inizialmente indicato da Benazir come suo successore nel testamento. Zardari però ha preferito che le redini del partito andassero direttamente al figlio. Zardari ha chiesto l’apertura di un’inchiesta ufficiale dell’Onu, sul modello di quella aperta per l’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri. Ed ha deciso di rifiutare il permesso dell’autopsia sul corpo della moglie: “Ho deciso di non dare il permesso per l’autopsia” ha dichiarato polemico. “Ho vissuto abbastanza in questo Paese per sapere come vengono fatte”.

Lo stesso Zardari ha anche annunciato che il candidato alle prossime elezioni sarà Makhdoom Amin Fahim oggi vice-presidente del Ppp, braccio destro della Bhutto che oggi ha presieduto la riunione del Ppp.

Intanto il presidente pakistano Musharraf ha deciso di rinviare le elezion, previste nei primi giorni di gennaio, di “almeno 10-12 settimane”. All’origine ci sarebbe la difficile situazione interna del Pakistan, che dopo l’omicidio di Benazir rischia una guerra civile, la scarsa popolarità del presidente in carica (lo stesso Musharraf), accusato di essere il mandante politico dell’assassinio, e questioni logistiche, considerato che gli scontri avvenuti nel paese dopo l’attentato, hanno causato – tra l’altro – l’incendio di molti uffici pubblici dove erano custodite le schede elettorali.

Il governo pakistano è stato smentito sull’attentato: una prima versione ufficiale voleva la Bhutto uccisa a causa del violento colpo alla testa subito nell’esplosione di una bomba. Testimoni oculari e immagini televisive hanno dimostrato che l’ex leader pakistana è stata uccisa a colpi di pistola, sparati da almeno due attentatori. Musharraf è stato smentito inoltre degli stessi estremisti islamici che hanno negato di essere gli autori dell’omicidio. E’ stato Baitullah Mehsud, leader dei miliziani islamici pachistani, legati ad Al Qaeda e ai talebani, a smentire qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio di Benazir.

Sotto accusa per la morte della leader dell’opposizione sono proprie le zone grigie del regime di Musharraf, ovvero quella parte di servizi segreti che in questi anni hanno agito in maniera ambigua, mantenendo contatti con gli estremisti islamici e impedendo al paese di esprimere una nuova politica: gli stessi uomini che Musharraf ha usato per colpire gli oppositori interni e mantenere il potere in un paese strategico per l’equilibrio dell’area asiatica. ∞

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