Carta Straccia, digital divide, i costi di Internet e gli artigiani

Adsl, quanto mi costi Il titolo del post può sembrare un po’ strampalato, un pout pourri mal assortito tra tecnologia e manualità. Così può sembrare ma vi assicura che riassume questo ultimo mese di “mezzo servizio” del blog e il mio Natale. Leggere per credere.

Per le vacanze di Natale trasferisco la famiglia e il sottoscritto da Trento, dove abito, alla casa di famiglia a Mollaro, in val di Non: un rito che ritorna per le feste, i parenti, i regali e così via. A Mollaro mi porto dietro tutto (o quasi), ma nulla posso fare per Internet. Senza Internet veloce mi è impossibile lavorare e bloggare. Questo succedeva il 24 dicembre e  lo scrivo in un post.

La Telecom si è sempre rifiutata di portare l’Adsl al paesello, sostenendo che le utenze erano troppo poche. Questo succede a Mollaro come nel resto delle vallate trentine, salvo i centri maggiori, e delle periferie d’Italia. Un atteggiamento, quello di Telecom, durato anni e che è cambiato improvvisamente all’indomani dell’annuncio che l’intero Trentino sarà coperto da una rete wi-fi. Magicamente l’ex monopolista telefonico ha aperto le proprie centraline alla velocità e quindi per Natale decido di regalarmi la larga banda.

Tutto risolto? Si, anzi no.

Chiamo il 180 di Telecom e mi informo. Chiedo di avere una linea Adsl e l’operatore mi spiega che si può fare, aprendo una nuova utenza telefonica.

Abitando prevalentemente in città, io ho già una linea telefonica. Una seconda utenza – utilizzabile poche settimane all’anno – mi sembra francamente uno spreco. Per di più, in famiglia abbiamo già due cellulari (il mio e quello di mia moglie, il piccolo ha solo due anni…) e, dovendo muovermi spesso per lavoro, ho un modem Usb di Vodafone che mi permette di collegarmi ad Internet in modo veloce: dappertutto o quasi, considerato che, ad esempio, a Mollaro, non c’è la copertura Umts e quindi viaggio a 40k, quando va bene…

Allora decido di chiedere a mamma, che abita al piano di sotto, di allacciarmi in modo volante: a lei la linea telefono e a me internet. Supero le ritrosie di mamma (scottata già da un precedente mio allacciamento umma umma) e di mia sorella, che abita – ancora per poco – con lei e varo l’operazone Adsl, su cui mia moglie ha qualche riserva per via dei costi: 20 euro fissi al mese per un utilizzo di poche settimane non le sembra molto economico. Oppongo la scusa del lavoro e vinco l’ultima resistenza anche se restano i maldipancia degli altri attori coinvolti. Il tutto alla vigilia di Natale.

Bene attivo via telefono l’offerta Telecom (7 mega flat per 20 euro al mese) e mi metto alla ricerca di un elettricista. E’ Natale e quindi nessuna ditta lavora. L’amico mi informa che riprenderà dopo l’Epifania, le ditte nemmeno mi rispondono. Allargo il cerchio e, tramite mamma, trovo il pensionato che, all’occorrenza, fa anche qualche lavoretto. Gli spiego il mio caso, lui mi guarda perplesso, richiede a mamma e mi dà appuntamento il giorno seguente. Passano i giorni e lui non si presenta. Lo richiamo e alla fine, dopo varie insistenze bussa alla porta. Sono i primi giorni dell’anno. Inizia a lavorare con i cavi, quando mi dice che non può fare nulla perché gli manca il filtro dell’Adsl (uno scatolotto che separa il segnale voce dal segnale dati…). Dramma. Tutto è ancora chiuso per le vacanze ed io mi ritrovo con la linea Adsl attiva, l’elettricista in casa ma senza la maledetta scatola. Incomincio un secondo giro di telefonate e recupero da un amico il filtro. C’è un problema, lui è via per qualche giorno e così devo mandare a casa, a malincuore, il pensionato che so non rivedrò più per qualche tempo.
Così succede. Recupero il filtro ma non l’anziano (si fa per dire, considerato che è uno dei migliaia prepensionati Telecom…). Arrivo all’incazzatura per convincere il tipo a montarmi il filtro Adsl ed a collegarmi alla rete. Ho fretta perché il 7 gennaio inizieranno i lavori al tetto della casa di Trento e, tempo una settimana, rientrerò nella città del Concilio. I pensionato, accolto con gelida cortesia, mi si ripresenta a casa il giorno 8 gennaio per chiudere la partita.

Lo stesso giorno gli altri artigiani avrebbero dovuto presentarsi a Trento per iniziare dei lavori programmati da giugno dello scorso anno: artigiano che viene, artigiano che va. Se a Mollaro uno si presenta, gli altri bigiano a Trento, annunciandomi che il lavoro (la nuova coibentazione del tetto) slitterà di qualche settimana. A nulla valgono le mie proteste e il fatto che mia moglie tra pochi giorno darà alla luce Maddalena, la quale rischia di essere accolta come Gesù Cristo, ovvero in una casa senza il tetto nel freddo inverno trentino, tra martelli, assi, pannelli e motoseghe.

Ad oggi, bivacco ancora a Mollaro, nella casa di campagna, dotata di Adsl in attesa di ritornare – chissà quando – in quella di città. Ed aspetto l’evolversi della situazione.

Oramai sono vinto perché mi rendo conto che nulla posso contro il “sistema”. Telecom mi ha dato, passando per mamma, l’Adsl che arriva al massimo a 481.6 kbit/s, contro i 7 mega promessi, e solo grazie ad un escamotage. Da oggi pago un canone di 60 euro per linea e Adsl flat in città, altri 20 per l’Adsl in campagna, i contratti di due cellulari, il fisso di 30 euro per il modem Usb di Vodafone. Fate un po’ voi i conti quanto mi costa telefonare e navigare per lavoro (e fuori dall’ufficio) in un anno.

Non so ancora quando potrò rientrare in possesso della mia casa di Trento, ostaggio dei carpentieri.

Ho però ancora la forza di pensare e mi chiedo come sia possibile vivere in un paese dove la tecnologia arriva in ritardo, tra mille difficoltà e a costi molto alti, dove la parola data non viene mai rispettata e dove hai la sola certezza che il conto, salato molto salato, arriverà solo a te che sei l’ultimo anello della catena. Ti rendi conto che parlare di digital divide è un esercizio mentale perché pesare è soprattutto quello che potremmo chiamare cultural divide. Buon anno gente, buon anno Italia. ∞

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