Archivi del mese: febbraio 2008

Mafia, scadenza termini e Riina jr. è libero

Giuseppe Riina La Cassazione ha disposto la scarcerazione per scadenza dei termini di Giuseppe Riina, figlio di Totò Riina boss di Corleone in regime di 41 bis. Il pregiudicato è già stato scarcerato da Sulmona. Non male come notizia. Eppure il ragazzo non è uno qualunque. ∞

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Liechtenstein, l’ipocrisia della real banca

 La sede della Banca Lgt a Vaduz Lo scandalo dei conti off-shore in Liechtenstein nasce dal dossier ceduto, dietro compenso milionario, da un ex dipendente della banca Lgt alle autorità tedesche. A carico del bancario infedele, che vive ora protetto, il Liechtenstein ha avviato un’indagine chiedendo l’estradizione alla Germania.

Mi sorge naturale un’osservazione. La banca Lgt, come riferisce il sito ufficiale, è controllato dalla case regnante del Principato.Leggete quello che scrive la banca reale: “LGT Group è il maggior gruppo privato di Wealth & Asset Management in Europa, interamente nelle mani di una famiglia di imprenditori. Da oltre settant’anni la Casa regnante del Liechtenstein guida e controlla il gruppo LGT. Orientamento al lungo termine, stabilità e autonomia sono vantaggi dei quali approfittano tutti i nostri clienti…”. Non male, ma non è tutto. Sotto la voce “Investire con la Casa regnante”, il prospetto è ancora più accattivante: “Nella sua qualità di Family Office della Casa regnante, la LGT vanta una pluriennale esperienza nella strutturazione e nella gestione di patrimoni famigliari. A sua disposizione vi sono i medesimi servizi della Casa regnante, inclusa l’opportunità di investire nei medesimi strumenti di investimento. La sintonia di interessi tra clienti, collaboratori e proprietà che ne risulta è unica in tutto il settore bancario”. Complimenti. Già negli scorsi anni il Principato era stato oggetto di critiche perché sui conti  delle banche erano finiti i tesori delle criminalità dell’Est Europa e dei trafficanti colombiani.

E’ possibile che una banca – solitamente tanto attenta a controllare i nostri conti correnti da segnalarci immediatamente un “rosso” di poche centinaia di euro – non si preoccupi sulla provenienza di depositi per milioni di euro da parte di cittadini stranieri? Io non ci credo. E quel che è grave è che una monarchia basi il benessere del proprio Stato su denaro illecito, frutto di evasioni. ∞

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Liechtenstein, fuori i nomi degli evasori

Il Castello, simbolo del Liechtenstein Antonio Di Piero – scrive oggi il Corriere.it – vuol sapere i nomi «almeno dei politici italiani» che hanno conti in Liechtenstein e che sono compresi nella lista attualmente in possesso dell’Agenzia delle Entrate. Non solo dei politici ma di tutti, aggiungo io. Tonino sente già odore di campagna elettorale.

Il caso dei conti bancari segreti nel Liechtenstein è scoppiato dopo la gigantesca indagine avviata dalla Germania su centinaia di sospette evasioni fiscali avvenute sfruttando il segreto bancario del principato. Il governo di Berlino ha girato ad altri 9 Paesi dell’Ocse, compresa l’Italia, i dati che è riuscita ad ottenere pagando un informatore. Si tratterebbe di un ex dipendente della banca Lgt, su cui peraltro il Liechtenstein ha avviato un’indagine chiedendo l’estradizione alla Germania. Ma lo stesso principato si è detto disponibile ad avviare trattative per raggiungere un «compromesso ragionevole» con gli altri Paesi europei che chiedono maggiore trasparenza e più decisione nella lotta all’evasione fiscale.

Intanto c’è chi fa già outing: Rocco Buttiglione (Udc) ammette di avere conti in Liechtenstein, «ma solo perché sono stato professore e co-rettore presso una prestigiosa istituzione culturale, la International academy of philosophy. Non si tratta di un conto cifrato, ma un conto come quello della povera gente che prende lo stipendio. Su questo conto non avvengono operazioni da diversi anni, da quando non sono più attivo lì e dovrebbe esserci la ‘rilevante’ somma di 4.500 franchi svizzeri, pari a circa 3.000 euro. Il conto è ancora aperto ma è inattivo da molti anni. È una cosa nota che ho lavorato in Liechtenstein, lo sanno tutti. Nulla da nascondere». A parte la battuta infelice sulla “povera gente che prende lo stipendio”, a Rocco ricordiamo che noi – comuni mortali – dobbiamo lavorare per campare e paghiamo le tasse…

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Dalla Ue secondo schiaffo a Microsoft

Microsoft in difficoltà in Europa L‘Europa non porta bene a Microsoft che per la seconda volta in quattro anni subisce una supermulta. La commissione Ue ha chiesto 899 milioni di euro a Microsoft per abuso della sua posizione dominante. Già nel marzo del 2004 la Commissione Ue aveva condannato Microsoft e inflitto al gruppo di Bill Gates una supermulta da 497 milioni di euro. “E’ la prima volta in 50 anni che la Commissione Ue ha inflitto una multa per mancato rispetto di una decisione antitrust”, ha affermato il commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes. “Questa multa si riferisce quindi a una questione passata che è stata risolta”, è la replica dell’azienda americana.

Bruxelles accusa la società Usa di non aver rispettato gli obblighi fissati nella decisione del marzo 2004 entro il termine previsto del 22 ottobre 2007, continuando ad imporre “prezzi eccessivi e irragionevoli” per poter accedere alla propria documentazione informatica, in modo da rendere più difficile il dialogo tra i propri sistemi e quelli di gruppi concorrenti.

Niente male per un colosso che da pochi giorni ha aperto all’open source. ∞

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WiMax, chiusa la gara Italiana con incassi record

Il logo del WiMax C‘è chi aveva preannunciato il flop, ma questa volta il ministro delle Telecomunicazioni, Gentiloni aveva visto bene. Tutti i principali lotti sono assegnati con un incasso superiore ai 130 milioni di euro. L’asta italiana per le licenze del nuovo servizio internet senza fili ha superato il record europeo. Merito soprattutto delle due sorprese Ariadsl e Aft-Linkem che hanno investito, rispettivamente, qualcosa come 46 e 24 milioni di euro. Ma merito anche del digital divide imposto dalla rete fissa e da una conformazione morfologica della penisola italiana che bene si adatta a questa tecnologia di origine (militare) israeliana. Guarda a coso proprio come Ariadsl si conferma essere la vera outdsider di questa gara WiMax: ha strappato licenze grazie a forti rilanci, finanziati da fondi di venture esteri (americano-israeliani).

In attesa della comunicazione ufficiale del ministero, emerge che Ariadsl si è aggiudicata il diritto d’uso in ognuna delle sette macroaree regionali previste dalla gara; Aft (ex Megabeam) è subito dietro ma entrambe le società si sono praticamente assicurate una copertura nazionale. A questo si pone, in prospettiva – perché in molte zone i militari hanno fino a 48 mesi per bloccare ancora il rilascio della frequenza – la prospettiva di una concorrenza sempre più serrata tra Adsl, WiFi e WiMax, rete fissa e mobile per la fornitura di Internet senza cavie a la larga banda. A tutto vantaggio  – speriamo – degli utenti italiani che da sempre pagano i canoni più alti per i servizi peggiori d’Europa.

Nell’area Lombardia-Bolzano-Trento, una delle più appetite, una licenza è andata a Ariadsl (con una maxi-offerta da 11 milioni), una ad E-Via e le altre a Aft, Brennercom e Mgm alleata all’imprenditore televisivo Raimondo Lagostena. Di fatto chiusa anche la macroarea Campania-Puglia-Basilicata-Calabria con la vittoria di Ariadsl con 5,5 milioni e Telecom Italia con 5,6 milioni nei lotti che coprono tutte le regioni, mentre in tutti i singoli lotti regionali vince Aft. «Da segnalare – sottolinea Fulvio Sarzana, dello studio Sarzana e Associati, specializzato nelle tematiche tlc e internet – l’attivismo di Mgm, che pure inizialmente aveva contestato le regole di gara, e che ha poi presentato offerte rilevanti per la Toscana (3,3 milioni) e la Liguria (1,6 milioni)».

Nella macroarea Friuli Venezia Giulia-Veneto-Emilia-Romagna-Marche l’hanno spuntata, oltre ai soliti Ariadsl e Aft, anche E-via, il consorzio Assomax, Infracom e City Carrier.

Quanto alle isole, in Sardegna risultano vincenti Ariadsl, Aft e Telecom, lo stesso trio che con ogni probabilità otterrà l’aggiudicazione definitiva anche in Sicilia. ∞

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Marcegaglia piace agli industriali

Emma Marcegaglia, prossima presidente di Confindustria Consenso pressoché plebiscitario alla presidenza di Confindustria su Emma Marcegaglia, oggi vicepresidente con delega sull’Energia e l’ambiente. Lo hanno annunciato martedì 26 febbraio i tre saggi – Luigi Attanasio, Antonio Bulgheroni e Enzo Giustino – al termine delle consultazioni degli associati per l’elezione del nuovo presidente: «Abbiamo consultato la quasi totalità del sistema: per l’esattezza oltre il 95% dei voti assembleari». I risultati saranno presentati il 13 marzo alla Giunta dell’associazione confindustriale.

Dunque la bella Emma succederà all’attuale presidente di Confidustria Luca di Montezemolo, dopo che lo  stesso presidente uscente l’aveva lanciata. Sarà la prima donna a guidare gli industriali italiani. L’attesa è alta, così come le sfide che dovrà affrontare. ∞

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La piaga dell’evasione fiscale, dal Liechtenstein la lista dei disonesti

L’evasione paga in Italia Dopo Montecarlo, paradiso fuoriporta dei (non)contribuenti italiani, tocca ora al Liechtenstein. Dal principato è giunto al ministero delle Finanze l’elenco degli italiani con conti a Vaduz. “Sono decine gli italiani che figurano nella lista – ha confermato il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco -. Non solo nomi eccellenti; nella lista ci sono italiani di tutti i tipi”.

Fa sorridere che tutto è nato da un impiegato infedele della Liechtenstein Group Lgt, Heinrich Kieber, la banca di proprietà della famiglia regnante, che tre anni fa ha scambiato con i servizi segreti tedeschi per 4,2 milioni di euro il dischetto per computer sul quale aveva caricato i dati relativi alle transazioni segrete di quasi 1.400 clienti. Secondo la procura tedesca di Bochum ci potrebbe essere infatti anche un secondo informatore. Sempre secondo quanto trapela da fonti vicine all’inchiesta tedesca, oltre alla Lgt spunterebbe anche il nome di una banca svizzera, la Vontobel, che avrebbe fatto confluire nella sua filiale situata nel piccolo paradiso fiscale di importanti movimenti finanziari. Intanto Kieber, che potrebbe diventare bersaglio di personaggi legati alla criminalità organizzata è stato protetto dai servizi segreti tedeschi con una nuova identità.

Dalla Germania, l’informazione è stata diffusa agli altri stati che comparivano nell’elenco. Oltre all’Italia, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Svezia, Norvegia, Finlandia insieme all’Australia e alla Nuova Zelanda. Una fonte dell’agenzia fiscale britannica ha fatto sapere che anche Londra avrebbe pagato “una gola profonda” 100 mila sterline per ottenere la lista dei depositi di cittadini britannici, circa un centinaio.

Visco ha assicurato che il governo italiano – come quello francese – non ha pagato per le informazioni, precisando che “a differenza di altri Paesi, in Italia non ci sono fondi riservati agli informatori fiscali”. La lista, secondo il ministero sarebbe stata concessa gratuitamente all’Agenzia delle Entrate italiane dalla direzione dell’anmmistrazione fiscale inglese. Ma che problema c’è se l’Italia avesse pagato per la lista che allo Stato – se esisterà la volontà politica – frutterà qualche centinaio di milioni di euro in tasse risarcite.

La vicenda Liechtenstein è diventata pubblica quando in un’inchiesta per evasione fiscale è rimasto coinvolto Klaus Zumwinkel, amministratore delegato di Deutsche Post. In Germania – dove nessuno ha sollevato polemiche per il pagamento dell’informatore fiscale – già 163 persone hanno ammesso di aver commesso illeciti. Secondo la procura di Bochum i rei confessi hanno versato 27,8 milioni di euro di arretrati mentre 72 persone si sono autodenunciate per evitare il carcere.L’evasione rimane in Italia una piaga sociale ed economica. Nessun governo ha avviato un’azione decisa contro gli evasori: negli Stati Uniti un evasore ha la certezza di decine di anni di carcere e l’espulsione dal sistema economico, perché gli sarà impedito di aprire una società o l’accesso alla banche. Il motivo? L’evasione mina il sistema economico del Paese: pagare le tasse significa mettere a repentaglio le entrate dello Stato e quindi il mercato, quanto di più sacro ci sia in un paese a libera concorrenza. Così hanno sconfitto Al Capone e la mafia. In Italia, dove comunque la pressione fiscale resta altissima e i servizi pubblici bassissimi, se evadi sei un modello da imitare. E nessuno ha mai rischiato il carcere. Un esempio? Sportivi, attori, manager ed altri disonesti, una volta pizzicati, hanno risarcito lo Stato per una somma inferiore al totale delle tasse che avrebbero dovuto pagare. Insomma, una farsa. E perché allora pagare le tasse? Non se ne parla e si parte per le gite nel Granducato o alle isole Cayman, ultimo vero paradiso per evasori e criminali. ∞

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