Kosovo, l’indipendenza d’argilla

I festeggiamenti dopo la proclamazione di indipendenza Il Kosovo è uno stato indipendente. A 10 anni dalla guerra civile e dalla pulizia etnica decida da Belgrado, la regione più a Sud di quella che fu la confederazione jugoslava, sceglie un futuro indipendente. Paese a maggioranza albanese e mussulmana, il Kosovo ha da sempre guardato ad una propria sovranità. La Ue con gli Stati Uniti si apprestano, o lo hanno già fatto, a riconoscere il nuovo Stato, nonostante la feroce opposizione di Serbia e Russia.Le incognite non mancano. Il Kosovo non ha mai saputo (ne potuto) esprimere una propria classe dirigente credibile e in questi anni di “protettorato” internazionale la situazione è paradossalmente peggiorata. La vera emergenza nazionale si chiama corruzione: nulla si sottrae ad un sistema che vede nel saccheggio delle risorse una prassi consolidata. E questo si accompagna ad un altro fenomeno che rischia di minare la solidità dello stato kosovaro, la criminalità organizzata che da tempo controlla gran parte delle attività economiche lecite ed illecite. Non è un mistero che il Kosovo sia ancora oggi un crocevia di traffici di armi, droga e persone.A questo prassi non si sono sottratti nemmeno i consistenti programmi di aiuti internazionali che dalla metà degli ani ’90 ad oggi hanno consentito alla regione di sopravvivere.Non è un caso che il generale Fabio Mini che, nel 2002 e nel 2003 fu il comandante della Nato in Kosovo abbia espresso giudizi molto duri sulla dirigenza kosovara in una intervista al Corriere della Sera: “Il Kosovo indipendente serve solo ai clan che lo potranno utilizzare per le loro spregiudicate operazioni finanziarie, un ‘porto franco’ che consentirà di farne la base di nuove banche per il denaro dell’Est perché “Montecarlo, Cipro, Madeira non sono più affidabili”.E ombre si allungano anche sul nuovo uomo forte di Pristina, l’ex capo guerrigliero Thaci, che ha vinto le ultime elezioni locali il 9 gennaio scorso, diventando il premier del Kosovo indipendente. Su di lui aleggia l’accusa di essere il mandante di almeno 28 assassinati del partito di Rugova. “Uno che – spiega il generale Mussi nella sua intervista al Corsero, in cui però non cita mai il nome di Thaci -, come molti capi dell’Uck, non ha mai spiegato la fine di un migliaio di rom, serbi e albanesi accusati di collaborazionismo, desaparecidos negli anni del primo dopoguerra”.Pessimismo sul futuro prossimo del Kosovo viene espresso, in una intervista alla Stampa, dal generale americano William Nash, che, nella metà degli anni Novanta, guidò le truppe Usa nei Balcani. “Mosca – dice Nash – farà mancare al Kosovo l’elettricità e il sostegno finanziario a Pristina e si adopererà al fine di impedire l’entrata del nuovo Stato nei consessi internazionali, a cominciare dalle azioni unite”. Nash disegna scenari di grande tensione nell’area dopo la scelta indipendentista della dirigenza kosovara, legati in particolare alla sorte della minoranza serba “rinchiusa” da anni nelle enclave: “I serbi del Kosovo scenderanno nelle strade, vi saranno proteste contro l’indipendenza. Il centro delle protesta sarà Mitrovica, ma non solo. Vi saranno proteste anche a Belgrado. Compito delle forze Nato in Kosovo sarà di prevenire ed evitare che tutto ciò porti a violenze tra la popolazione serba e quella albanese”.Insomma, dopo la sbornia di questi giorni per il Kosovo si annuncia una stagione cruciale per il proprio futuro e per la conferma di una credibilità internazionale, dopo il repentino riconoscimento da parte di gran parte della comunità internazionale. ∞

3 commenti

Archiviato in Cronaca, Estero, Europa, Politica

3 risposte a “Kosovo, l’indipendenza d’argilla

  1. Su questo articolo viene fatta un’ipotesi piuttosto inquitante su quello che potrebbe essere il futuro dell’equilibrio geopolitico dopo la dichiarazione di indipendenza kosovara.

    http://www.settimopotere.com/index.php?option=com_content&task=view&id=150&Itemid=52

  2. sorpresa

    caro pier, ancora mi stimoli su un argomento a me caro. Ti scrivo un commento che ho tentato di inviare a osservatorio, ma forse i miei commenti sono sempre un pò duri o toccano qualcuno che non si deve toccare.

    Sono alquanto sorpreso dal leggere che molte persone si stupiscono di fronte alla dichiarazione di indipendenza del kosovo. Stupito perché tutti quanti lo sapevamo fin dal principio, gli albanesi non hanno mai nascosto questa volontà, hanno fatto una guerra e l’hanno vinta per questo. Nessuno dice che è giusto o sbagliato ma la realtà è questa. Nessuno però, comunità internazionale, ong comprese, ha mai lavorato per preparare la minoranza serba a questa situazione. Li si è illusi, si sono portate avanti le proprie idee, le proprie ambizioni, il proprio ego, le proprie ideologie, non tenendo in considerazione però quello che il 90% della popolazione diceva e voleva a gran voce. Peccando di presunzione e dimostrando, ancora una volta, di non avere o NON voler avere, una lettura chiara della realtà. E allora in questi anni abbiamo assistito a una miriade di proposte alquanto fantasiose e irrealizzabili (regione europea tanto per citare un esempio). Con una dispersione di energie economiche e umane inimmaginabile. Nessuno ha mai detto alla minoranza serba che nulla sarebbe mai tornato come prima, che le alternative per loro erano e sono due: 1)rimanere in kosovo come minoranza lavorando per ottenere il rispetto di propri diritti e il pari trattamento 2) andare via dal Kossovo. Affermare questo non vuol dire essere cattivi con loro ma pittosto leali e sinceri. Molti erano e sono consapevoli di questo ma la priorità è il progetto e essere duri e leali con la minoranza serba potrebbe metterlo a repentaglio, quindi meglio tacere e far finta di nulla, tradendo prima di tutto loro, salvo alla fine stupirsi, falsamente, di quello che è successo..

  3. rabishe

    io vorrei sapere se, lei, che ha scritto tutto ciò è mai stato in kosovo. Non è affatto ver che il kosovo sotto il protettorato internazionale è peggiorato. Comunque spero che ci sia stato perchè se dice queste parle senza conoscere la realtà sbaglia molto e mi rattrista molto. Noi non abbiamo fatto niente ai serbi in confronto a quello che hanno fatto loro alla nostra gente, poi penso che chiunque subisca dei torti e/o non abbia più nessun caro perchè massacrati dai sebi provi un senso di vendetta…anche se è sbagliato. L’indipendenza era l’unica soluzione per tutti; i kosovari e i serbi non potevano più convivere dopo tutto ciò che era successo. Naturalmente parlo dei serbi che hanno ucciso e massacrato gente senza nessuna colpa, perchè quelli innocenti che non hanno compiuto nessuna oscenità sono rimasti a casa loro e nessuno li ha mai disturbati!

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