Fratellini di Gravina, la verità dagli esami sui corpi

Il recupero dei corpi

La conferma è arrivata: i due corpi i scoperti casualmente dentro una cisterna di Gravina, a poca distanza dalla loro casa di Gravina, appartengono a Ciccio e Torre, i due fratellini scomparsi nel giugno 2006. I due bambini, Francesco e Salvatore, non sono morti subito dopo la caduta, ma hanno subito una lenta e atroce agonia. Sono morti di fame e freddo. I loro corpi sono mummificati («i resti, incartapecoriti, erano così leggeri che si potevano spostare con una sola mano» ha detto il questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza.), sulle loro teste (ridotte a scheletri e ricoperte da muffe) non sono state trovate «grosse lesività evidenti». Impossibile al momento dire se i due ragazzini abbiano fratture agli arti inferiori (compatibili cioè con la caduta).

Saranno gli esami sui corpi a stabilire le cause della caduta nel pozzo (buttati o scivolati accidentalmente) e la presenza di percosse o segni di violenza. Per ora si ragiona sul filo delle ipotesi. Dalle analisi dipende il destino del padre, Filippo Pappalardi, arrestato lo scorso novembre per omicidio e occultamento di cadavere. Contro l’autotrasportatore di 41 anni non ci sono prove schiaccianti ma una serie di indizi: un telefonino lasciato spento mentre, la sera della scomparsa, dice di essere stato alla ricerca dei suoi figli; un baby-testimone che l’accusa di averlo visto portare via in auto i bambini; alcune frasi pronunciate in dialetto gravinese strettissimo, intercettate dalla polizia in casa e in auto, e interpretate come a carico dell’indagato.

Di certo non mancheranno le polemiche su come si sono svolte l’ìnchiesta e le ricerce. L’orrore suscitato dalla vicenda nasce anche dalla consapevolezza della “morte lenta” di Ciccio e Tore: i fratellini di Gravina – forse – avrebbero potuto essere salvati se fossero stati cercati nella cisterna. Ciccio e Tore, segnalati anche in Romania, erano in realtà in un pozzo a poca distanza dalla loro casa. ∞

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