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Fini e le differenze inesistenti

Dal salotto buono della trasmissione tv “Porta a Porta”, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica “tolleranza zero” contro i neonazi che a Verona hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. Rispetto a questo episodio, sempre secondo Fini, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino, durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane: “L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati».

Mi sembra veramente un azzardo tentare un parallelismo tra due episodi tanto gravi, quanto diversi: entrambi vedono protagonisti degli imbecilli e irresponsabili. Oltre che, nel caso di Verona, dei criminali. Distinguere sull’imbecillità mi sembra un esercizio accademico. E, prima ancora, pericoloso. ∞

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Padre Pio, il miracolo del business

Migliaia in conda a San Giovanni Rotondo per vedere una maschera di silicone dell’ennesimo santo, nato questa volta a Pietrelcina. Più li guardo e più mi convinco che dio non esiste, anche se – una volta tanto – il miracolo c’è stato per davvero. Economico. ∞

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Grillo e i giornalisti, un paio di firme le farei…

Da giornalista sul V2-Day di Beppe Grillo a sostegno dei tre referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e della legge Gasparri: un paio di firme le metterei pure io. ∞

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Il migliore è Cetto, parola di Aldo Grasso


Chi è il miglior politico in tv? Aldo Grasso, critico televisivo del Corrierone, non ha dubbi: Cetto La Qualunque. “Il politico – scrive Grasso – che in questo momento ha più successo in tv è un non politico. In tutti i sensi. Il personaggio interpretato da Antonio Albanese mette a nudo le molte ipocrisie di questa campagna elettorale. È il politico più scorretto che ci sia e non se ne vergogna. È un irresponsabile verbale. Conduce un’esistenza assillata da troppi problemi; proprio per questo, a suo modo, è in grado di risolvere ogni problema”. Voto 8 a Cetto. Voto 10 a Grasso. ∞

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Benigni in Tv, le sue migliori battute

Roberto Benigni (foto Corriere.it) In rigoroso ordine alfabetico:

Berlusconi/1. “Questione di democrazia: per cinque anni me la sono presa con il governo, ora tocca un po’ all’opposizione”.

Berlusconi/2. “C’ha avuto cinque mogli, di cui due sue, farebbe meglio a fondare il partito del popolo dell’armadio, per quante volte ci si è nascosto dentro”.

Berlusconi/3. “Un anno e mezzo fa è nato il governo Prodi, Berlusconi per recuperare andava in tv a dire ‘chi vota a sinistra è un coglione’, ‘i froci son tutti di sinistra…”.

Berlusconi/4. “E’ ossessionato dal governo: ‘Cade, cade’, non ripete altro, sta impazzendo. Silvio, per la tua salute, ti devi riposare, prenditi una settimana in cui non fai un partito nuovo”.

Berlusconi/5. “A Veltroni proporrà una legge elettorale ‘alla Vaticana’, si elegge uno e finché campa ci sta solo lui”

Bondi. “Non lo toccherei nemmeno con una canna da pesca, falso come il bilancio di un’azienda di Berlusconi”.

Buttiglione. “Il sesso governa il mondo. Uno per parlarne dovrebbe possederlo. Buttiglione è un grande filosofo e parla sempre di omosessuali ma ha l’aria di uno che non ha neanche il pisello. Per carità, può darsi ne abbia due. Rocco e i suoi piselli”.

D’Alema/1. “L’hanno candidato alla presidenza della Camera e ha detto che per il bene delle istituzioni faceva un passo indietro. Poi alla presidenza della Repubblica e per il bene delle istituzioni ha fatto un passo indietro. L’avevo invitato qui, poi gli ho detto che avevo dato il suo posto a Veltroni e mi ha detto che per il bene della diretta faceva un passo indietro…”.

D’Alema/2. “Per me D’Alema è come Berlusconi per Emilio Fede”.

Mastella.
“Diceva sempre: o faccio il ministro o niente, ho faccio il ministro o niente. Ve lo ricordate, vero? Bene, è riuscito a fare tutte e due le cose…”.

Mele (Cosimo e la squillo con la cocaina). “E ti credo, dopo quindici giorni rinchiuso con Giovanardi, Cesa e Buttiglione…”.

Prodi/1. “Ha vinto le elezioni con uno scarto di 25 mila voti, 25 mila coglioni, tutti omosessuali”.

Prodi/2. “Prima andava a messa una volta a settimana, ma ora ha fatto mettere una cappella a Palazzo Chigi per pregare per la buona salute dei senatori a vita”.

Savoia: “Mandate sms da 1 euro per una famiglia piemontese indigente, vissuta all’estero perché senza permesso di soggiorno. Si chiamano Savoia, hanno nomi altisonanti ma sono poveri: sono in 4 ma con 3 ville, hanno due yacht ma non possono comprare i due modelli nuovi usciti. Hanno chiesto 260 milioni per le spese, non vogliono di più. Il bello è che ora vuole i rimborsi anche il Granduca di Toscana, ma in fiorini d’oro e pure i Borboni vogliono soldi. Organizziamo un Telethon per risollevare il trono, si chiamerà Telethron”.

Sesso/1.
“Sulla durata del rapporto sessuale, la media dell’italiano è risultata di tre minuti, mi son detto ‘sarà compresa la doccia’”.

Sesso/2. “Si parla troppo di sesso. Ad esempio, l’allungamento del pene, alla fine ce l’attorciglieremo come un distributore di benzina”.

Sesso/3. “Nel ’68, durante la proiezione di un film erotico, il quale però non faceva vedere nulla ma annunciava sempre il sesso, un tizio dal fondo della sala esclamò: ‘Troppa trama…'”.

Sircana (portavoce di Prodi). “Pubblicare quelle foto è stato scandaloso, ci credo che si è sentito male, roba da andare in trance”.

Storace.
“E’ un grande filologo, ha ripristinato il vero saluto romano: ‘mortacci tua, te ceco l’occhì’”.

Tremaglia. “In An non lo salutano più da quando gli italiani all’estero hanno votato a sinistra”.

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Benigni porta l’inferno in paradiso

E’ difficile scrivere dopo oltre un’ora di parole e sentimenti alti. A mancare sono proprio le parole – questa volta scritta – per descrivere la perfezione fatta passione con cui Roberto Begnini ha interpretato Dante nel suo spettacolo “Il quinto dell’Inferno” su RaiUno. Benigni ha fatto di più. Ha trasformato la poesia in racconto, dando un corpo e sentimenti ai versi della Divina Commedia. E’ l’inferno il luogo dove Benigni trova la grandezza di Dante Alighieri; tra i peggiori, tra gli ultimi degli ultimi, persone condannate per aver scelto di vivere la vita fino in fondo.
Prima di lui, altri avevano scelto di raccontare l’inferno dei dannati per raccontare l’essenza dell’uomo. De André, ad esempio, lo aveva cantato nelle sue canzoni.
Benigni questa sera ha aperto il cuore di tutti noi, perché ha parlato dell’amore, “il dono più bello che ci è stato fatto”. E lo ha fatto con la semplicità del suo geniale talento, accelerando per poi frenare e ripartire nella profondità dei sentimenti. I personaggi cantati da Dante si sono materializzati davanti ai nostri occhi e nelle nostre menti con una luce nuova, quella dell’anima. Il capolavoro di Benigni sta proprio qui, in questo suo ostinarsi a cercare per trovare, a recitare per spiegare, a descrivere per animare i dannati della vita. E’ qui, nel secondo cerchio, dove il giudizio divino ha relegato i lussuriosi, come Paolo e Francesca. Lei che pur nel tormento eterno rivendica il suo amore verso l’uomo che l’ha rapita. E Benigni entra a tal punto nella storia che il suo declamare è rotto più volte dalla commozione.
Quando, nel 1300, tra l’aprile e il marzo, Dante scrisse nella notte quei versi mai avrebbe pensato che 700 anni dopo un artista sarebbe riuscito a far rivivere con tanta energia la sua poesia davanti a milioni di persone. Questa sera è successo e tra le persone plaudenti in studio c’era, ne sono certo, anche il Sommo Poeta. ∞

ps. Non è stato, quello di stasera, l’unico Benigni. Il TuttoDante in 13 puntate per altrettanti Canti della Divina Commedia proseguirà mercoledì 5 dicembre alle 23, con duplice raddoppio il 25 e 26 dicembre e l’1 e 2 gennaio. W la Rai.

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Bergamini, sospesa dalla Rai, riparte dalle “intercettazioni”

Deborah Bergamini, sospesa dalla RaiLe intercettazioni telefoniche segnano la carriera professionale di Deborah Bergamini dentro la Rai ma, al contempo, aprono a lei una nuova – ma non inedita – carriera di blogger. La televisione di Stato ha sospeso Bergamini dalle funzioni di giornalista e direttore della sezione marketing, dopo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche da cui risulterebbe che lei – con altri dirigenti Rai, Bruno Vespa, Carlo Rossella, Fabrizio Del Noce, Clemente Mimun – avrebbero preso accordi con Mediaset su programmazione e contenuti di telegiornali e programmi. La comunicazione è arrivata alla Bergamini via posta. “Nei confronti della dottoressa Deborah Bergamini non è stato preso alcun provvedimento disciplinare – sottolinea la Rai -. L’azienda ha deciso di dispensare temporaneamente la dottoressa Bergamini dal rendere prestazione lavorativa fino alla conclusione del procedimento istruttorio in corso”. Una formula bizantina che sembra lenire la sostanza.
E proprio oggi l’ex Bergamini ha aperto il suo blog (www.deborahbergamini.it) che sottotitola “intercettazioni di conoscenza”, a chiarire subito il “taglio” del diario online. Tra i primi a contribuire al blog ci sono Bruno Vespa, in video (poteva essere altrimenti? Ndr.) ripreso da La7, durante la trasmissione Tetris, e dal titolo eloquente: “Le intercettazioni? Sono una schifezza, vi auguro di capirci”. Dopo di lui c’è Maria Giovanna Maglie, ex Tg2, che difende Bergamini e riprende l’articolo del Giornale
La carriera di blogger, Bergamini l’aveva già intrapresa da tempo, con il nickname Cartimandua, regina dei Celti. E proprio Bergamini ricorda la sua First Life in un post: “Cartimandua, Regina dei Celti non c’è più. Era un personaggio di fiaba, abitava un territorio libero, immaginario. Quello in cui ogni tanto mi piaceva fare qualche incursione di poesia e gioco. Ma gli accadimenti degli ultimi giorni, le intercettazioni pubblicate su Repubblica e su altri giornali e la bufera che ne è seguita, non mi consentono più di rifugiarmi in un mondo di sogno, per quanto poetico…”. Ed è da qui che per Bergamini incomincia la sua Second Life. ∞

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La situazione di Celentano è ottima

Adriano Celentano Il Molleggiato è tornato e la tv ringrazia. Adriano Celentano si concede una sola volta, su Rai1 e per poco più di un’ora e mezza, con uno spettacolo dal titolo vagamente francescano, “La situazione di mia sorella non è buona”. Lo stesso dell’album uscito in questi gironi. Dove per sorella si può intendere la terra. E ne ha di cose da dire Celentano nel suo show a due anni dal Rockpolitik: ad incominciare dai politici per passare agli ultrà e per arrivare alla gente, il “popolo” – come solo lui riesce ancora a chiamare le persone – il vero riferimento del cantante italiano più discusso di tutti i tempi.

La scelta di Celentano è questa volta più intimista: sono spariti gli studio allestiti a piazza per uno studio allestito quasi per ospitare i suoi amici, le persone che lui invita a supporto delle sue idee. Sì perché Celentano piace alla gente non solo per quello che dice ma per come lo dice. Parla di politici ed ecco che ne esce un’immagine diretta, senza giri di parole o imbellettature tipiche della televisione italiana e dei presentatori di professione.

L’istrionico Fabio Fazio, serve a Celentano per lanciare il tema più difficile, ovvero il rischio del nucleare, radiazioni e polveri sottili. Lui non dimentica nessuno – Casini, Berlusconi, D’Alema, la destra e sinistra – tutti pronti oggi a sostenere “che oggi le centrali nucleari sarebbero più sicure, ma – avverte il Molleggiato – il pericolo sono le scorie nucleari, che non si sa dove metterle. Per smaltirle ci vogliono 25 mila anni. Chi vi assicura che la sicurezza delle centrali nucleari non intacchi anche le falde acquifere?”. Come dire, facile annunciare oggi un mondo più sicuro e pulito, quando impegni il futuro così a lungo. In televisione invita a “investire nella ricerca, cercare quel traguardo che sembra irraggiungibile, ma che secondo me prima o poi ci si arriva, della fusione fredda senza scorie”. Ed è qui che Celentano accelera, quando dice quello che tutti intuiscono e pochi hanno la sapienza di dirlo con parole giuste: “I politici dicono che vogliono migliorare la qualità della vita, sono certo che la migliorano, ma per quanto tempo? Loro giocano su questo, sul tempo. I politici hanno fretta, non possono aspettare sennò perdono i voti “. Un esempio? “Prodi, forse è sulla strada giusta, fa promesse che si possono attuare ma il popolo non gradisce. Preferisce vivere meno”.

La politica, ancora la politica. “In campagna elettorale – taglia corto Celentano – si affannano ad annunciare le cose buone per il Paese, ed ecco la lista dei ‘dolci avvelenati’. Quindi le città sarebbero più illuminate, ci sarebbero più grattacieli, perché qualche deficiente identifica il benessere dall’altezza dei grattacieli, a partire dai Comuni che sono i mandanti di architetti kamikaze che distruggono ogni cosa. Il debito pubblico diminuirebbe perché faremmo a meno di comprare l’energia dalla Francia e dalla Germania. Quindi il cittadino verrebbe ingannato da una illuminazione al di fuori della propria vita mentre dentro di lui aumenterebbe il buio del cancro”. A questo punto, per Celentano, serve “guardarsi negli occhi con lo sguardo di chi non ha paura di mettere in discussione i progetti della Moratti e tutto ciò che è contro la natura. Se non lo farai non sarai un ‘ultra’ e il tuo partito invecchierà quando meno te lo aspetti”. Ritorna l’idea popolare di Celentano: “Il politico, quello vero, che dovrebbe fare della politica una missione, dovrebbe evitargli i pericoli per migliorare la qualità della vita. Non fa niente se le città sono meno illuminate”.

Celentano pesca nell’attualità e non dimentica due protagonisti delle recenti cronache politiche, citando Clemente Mastella e Silvio Berlusconi. Il primo dovrebbe capire “di aver sbagliato a togliere l’indagine a quel magistrato che sta indagando su di te e lo rimetti al suo posto”; il secondo dovrebbe capire che “se qualcuno crea un nuovo partito, io l’applaudo, è bellissimo. Però Silvio, se vuoi veramente voltare pagina devi fare una rivoluzione dentro di te. Dare un segnale concreto che non sei più quello di ieri”.

Un omaggio vero lo rende a Milena Gabanelli che al telefono si interroga sul motivi per cui i quotidiani non diano il dovuto risalto ai casi sollevati dal suo Report, trasmissione di Rai3: “Se all’Isola dei famosi c’è uno che va a casa o litiga con un altro, gli danno spazio”.

Un calcio alla politica e un calcio al pallone. E Celentano torna in goal, quando non dimentica la violenza negli stadi. Agli Ultrà chiede di fare la rivoluzione, rinunciando alla violenza: “Basta andare negli stadi con spranghe e bastoni a colpire la polizia. Cambiate il vostro simbolo, togliete l’accento e diventate ‘ultra’, seppellite gli oggetti di violenza che caratterizzano la vostra identità. Deve partire da voi l’input primitivo. Dal fango nasce il fiore più bello. Se lo farete, costringerete il potere a piegarsi agli ideali di amore, uguaglianza, bellezza”.

E poi c’è la musica, tanta musica con gli amici di sempre e che ritornano nell’ultimo album, Mogol e Gianni Bella, e quelli nuovi, come Carmen Consoli e Ludovico Einaudi (pure loro cooptati nell’ultima fatica). Non manca l’ironia di Antonio Cornacchione, Laura Chiatti, Max Pisu. E nemmeno quando canta, Celentano riesce ad essere leggero: mentre ritornano le note scorrono le immagini della repressione in Birmania e di Aung San Suu Kyi.

La Rai ci ha regalato una serata di vera televisione. E’ incredibile come la stessa televisione pubblica riesca ad allontanarci con i suoi “Porta a porta”, i suoi intrighi di palazzo malato ed a riavvicinarci ad essa con la stessa velocità. ∞

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Rai e Mediaset, un cartello per uccidere la tv pubblica

Il “cartello” Rai-Mediaset Tra Rai e Mediaset esisteva tra il 2004 e 2005 un patto segreto per concordare le strategie comunicative, scambi di informazioni sui palinsesti e accordi sulle linee informative da seguire per i fatti più importanti: dalla morte del papa alle elezioni amministrative (vinte dal Centrosinistra). Il tutto a vantaggio di Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, leader di Forza Italia e, allora, a capo del Governo.
Lo scenario emerge dalla pubblicazione di Repubblica delle intercettazioni telefoniche effettuate nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della “Hdc”, la holding dell’ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. Il cartello, almeno secondo e conversazioni telefoniche raccolte dalla Guardia di Finanza, vedeva riuniti in una sorta di ragnatela sotterranea Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all’epoca, dirigente della Rai, Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, sempre al tempo, numero tre delle televisioni Mediaset, per estendersi ai direttori di Tg1 e Tg5, Clemente J. Mimun e Carlo Rossella, e interessare l’allore direttore generale Flavio Cattaneo, il direttore di Rai1, Fabrizio Del Noce (già parlamentare di Forza Italia) e il conduttore Bruno Vespa (chiamato in causa dai protagonisti di cui sopra).
Se accertati, i fatti confermano una volta di più la necessità di liberare la Rai dai partiti: sono loro, i politici e il loro giro – fatto di dirigenti e giornalisti, raccomandati e incapaci – che lentamente ma inesorabilmente hanno portato la Tv di Stato nelle condizioni in cui versa: sempre meno servizio pubblico, sempre più al servizio… Del più forte, naturalmente. ∞

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Blog e politica, l’intervista Rai

 Oggi la Rai, sede di Trento, mi ha intervistato sul rapporto tra la politica e i blog e sul motivo per cui uno strumento così diretto e versatile è ancor poco utilizzato dai politici italiani. Argomento interessante che meriterebbe più di un approfondimento. Di certo – questa è l’opinione che ho espresso al giornalista Raffaele Crocco – la politica, al pari delle aziende e della pubblica amministrazione, si sta aprendo solo ora alla Rete. Il passaggio non è di poco conto e necessita perciò di essere capito e metabolizzato. Usare gli strumenti di comunicazione diretta – politico e cittadino, pubblica amministrazione e utente, azienda e cliente – richiede un cambio profondo di mentalità, abitudini e modo di operare. Oltre che di investimenti, soprattutto, in risorse umane. L’Italia (e quindi la politica) resta, da questo punto di vista, un paese conservatore. Si tratta però di una scelta obbligata perché Internet offre un canale di comunicazione aggiuntivo (e non sostitutivo) rispetto a quelli tradizionali: grazie al Web parli direttamente con il tuo elettore, ne ascolti la voce e capisci i suoi bisogni reali. Ma soprattutto la Rete è la nuova Agorà dei giovani dai 15 ai 35 anni, le generazioni e le classi dirigenti di domani. Per questa ragione, il blog, come tutti gli altri strumenti partecipativi della Rete, rappresentano per la politica un investimento per il futuro. ∞

Ps. Questo è un mio post, scritto qualche tempo fa sempre sul tema, in cui guardo al caso Danimarca.

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Savoia, famiglia poco reale e molto venale

I Savoia Ci mancavano solo i Savoia a lamentarsi del trattamento dello Stato italiano tanto da chiedere, euro più euro meno, 260 milioni di risarcimento. Per la precisione sono 170 milioni gli euro richiesti da Vittorio Emanuele, mentre il figlio Emanuele Filiberto si accontenta – si fa per dire – di soli 90 milioni . Più interessi, naturalmente. Sfollati da una vita, i reali reclamano anche una casa e chiedono alla Repubblica Italiana la restituzione dei beni confiscati. Per la verità Vittorio Emanuele una casa con le sbarre alle finestre aveva rischiato di trovarla (e gratis per una vita) quando sparò, uccidendolo, ad un turista tedesco in Corsica.

Vivendo in una società mediatica, i catodici Savoia hanno scelto Ballarò, trasmissione un po’ comunista di Rai3, per annunciare ai sudditi la loro richiesta. Quella formale è arrivata circa 20 giorni fa con una lettera spedita (raccomandata con ricevuta di ritorno) al primo inquilino del Quirinale e massima carica dello Stato, il presidente Giorgio Napolitano e, tanto per non sbagliarsi, anche all’attuale inquilino di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Romano Prodi. Chissà se Prodi, tra una votazione e l’altra, tra emendamenti e spallate al Senato e Parlamento avrà trovato il tempo per scartabellare le sette pagine vergate dai legali della Reale Casa Savoia , Calvetti e Murgia.

Il reale espatriato Emanuele Filiberto spiega alle telecamere di Ballarò in una mirabile intervista che i danni morali sono dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana. Per tutta risposta, il segretario generale della presidenza del consiglio Carlo Malinconico manda a dire che il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle tristi vicende storiche. Che l’uscita della dinastia più sgangherata d’Europa sia quantomeno infelice, lo testimonia la dichiarazione di un fedelissimo della Casa Sabauda, Sergio Boschiero, segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana: “L’avocazione allo Stato dei beni del re fu la prima grande rapina dopo la caduta della monarchia, ma non mi sembra il momento opportuno per rivendicazioni”. Dentro al mondo sotto naftalina di nostalgici e monarchici il dibattito è destinato a crescere, se non altro perché il portavoce di Casa Savoia, Filippo Bruno di Tornaforte ricorda precedenti illustri: “E’ il caso della Grecia, che ha dovuto pagare un cospicuo risarcimento a re Costantino e alla sua famiglia per l’ingiusto esilio”. Lo stesso Tornaforte (un cognome, un destino e una profezia, ndr.) si affretta, nell’improbabile quanto estemporaneo tentativo di lifting mediatico degli eredi Savoia, a precisare che i proventi dell’eventuale vittoria processuale andrebbero a una neonata “Fondazione Emanuele Filiberto di Savoia” e destinate “in opere di beneficenza e di sostegno alle fasce sociali più disagiate”.

Voi vi fidereste di Vittorio Emanuele? Io no. Chissà cosa ne farebbe di tutti quei soldi, se non ha perso i vizietti immortalati nelle intercettazioni telefoniche che lo portarono, questa volta per davvero, nelle patrie, repubblicane e quindi volgari carceri italiane. L’Italia è davvero un paese bizzarro ma stavolta – io lo spero – qualche italiano potrebbe incazzarsi per davvero, costringendo i regnanti ad un altro mezzo secolo di esilio. E chissà che un’onda di sana incazzatura popolare – tanto forte quanto quella che nel 2003 li riaccolse in Patria – riservi loro, alla prossima visita ai sudditi, non bandierine con lo stemma sabaudo ma ceste colme di genuini italici ortaggi da lanciare con gioiosa forza all’indirizzo dei regnanti in mora. Indietro Savoia! ∞

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Rino Gaetano ritorna in tv

Rino Gaetano La storia siamo noi, programma di Rai2, diretto da Giovanni Minoli, dedica la puntata di questa sera (ore 23.30) a Rino Gaetano, cantautore morto in un incidente stradale (vedi la mia recensione, ndr.). Negli scorsi giorni, sempre la Rai aveva trasmesso la miniserie tv su rino Gaetano: un film che ha destato non pochi maldipancia ai fan di Rino. Speriamo che oggi, Minoli riesca a fare meglio e a rendere così giustizia ad una delle figure più interessanti della musica italiana degli anni ’80. ∞

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La petizione vien da Internet

Associazione Anti Digitasl Divide Editoria verticale ed editoria orizzontale, giornalisti e blogger. La questione è nota dibattuta da tempo: il cambio di pelle subito dalla Rete dopo la bolla delle new-economy e il nuovo ruolo dell’utente, non più soggetto passivo ma attivo, in grado cioè di produrre contenuti di qualità, si è assistito all’esplodere di fenomeni quali i blog o YouTube, tanto per citare due esempi. Fenomeni che hanno finito per guadagnarsi attenzione e spazio sui media tradizionali (televisione, giornali e radio). Non sempre però i giudizi degli “addetti ai lavori” sono stati benevoli: blog e contenuti autoprodotti sono stati spesso giudicati come spazzatura, soprattutto dai professionisti dell’informazione. Ma non solo. L’opinione pubblica ha fatto i conti con il fenomeno “Grillo e V-day”, che ha finito per accelerare – in chimica si direbbe “far precipitare” – la reazione. Ed ecco che dopo gli attacchi portati sui giornali a Grillo e ai blog (come se fosse un’unica entità: Grillo non è il blog ma un blog), dentro la Rete è partita un’iniziativa di denuncia/petizione dall’associazione Anti Digital Divide contro i professionisti della (dis)informazione. Personalmente la penso come Massimo Mantellini: non mi pare un’offesa che Mughini parli male di Internet su Libero o che il nuovo commentatore di tendenza Filippo Facci le spari grosse sulle pagine del Giornale o al salotto demodè di Porta a Porta. Vale sempre un vecchio slogan che anni fa ritornava sui muri, al tempo tempo i portali della protesta: “Una risata vi seppellirà”. E ci salverà. ∞

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Il Grillo nazista fa ridere

grillo-nazi.jpeg Arrivo tardi e a segnalarmelo è Aldo, un amico. Questa chicca me l’ero davvero persa. Un giornalista del Tempo “scopre”, si fa per dire, che il sito di Beppe Grillo ospita alcuni commenti di chiaro stampo nazista e xenofobo. Il giornalista, Fabio Perugia, informa i lettori delle decine di messaggi filonazisti ospitati sul blog più popolare d’Italia. E fin qui passi, pur con qualche titolo ad effetto del giornale romano e qualche forzatura. Cronaca già vista. C’è stata pure la replica del comico. il quale si giustifica affermando di non riuscire sempre a togliere i migliaia di commenti che ogni giorno riceve. Ma la cosa più bella l’ha fatta il Tg1 che ha ripreso lo “scoop”, con un servizio esemplare. Insomma, la campagna contro Grillo è già partita. Non sono un seguace del nuovo fenemeno all’italiana, ma fanno di tutto per rendermelo simpatico… ∞

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Mastella a lezione di censura

mastella-furioso.jpeg L‘onorevole ministro Clemente Mastella se la prende oggi con il cda Rai, arrivando a chiedere le dimissioni, dopo la messa in onda della puntata di ieri di “Anno Zero”, condotta da Michele Santoro. Personalmente non seguo Santoro e quindi non ho visto la trasmissione, ma chi l’ha vista non me ne ha parlato male. Al Guardasigilli bruciano le dichiarazioni del giudice Clementina Forleo sul caso De Magistris. Ma la notizia più grave è quella secondo cui la polizia postale avrebbe ricevuto l’ordine di chiudere il blog “Mastellatiodio“. Lo stesso ministro ha citato in tv (Ballarò?) questo blog come esempio della campagna di odio nei miei confronti”. Non esageriamo e forse il nostro ministro dovrebbe riascoltarsi talune trasmissione tc, dove ospite è lui o altri suoi onorevoli colleghi, per verificare il livello di violenza (verbale) contenuta. In Internet ci sono blog o siti ben più offensivi e pericolosi: vogliamo parlare della pedofilia o delle truffe? A Mastella si può rimproverare come gestisce il suo blog e il tenore dei suoi post, o come interpreta la politica. Date una letta ad entrambi i siti e guidicate voi quale andrebbe chiuso. ∞

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