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Il Vaticano irrompe nella campagna elettorale italiana

Il papa con il cardinale Bertoni

Un amico ben introdotto in Vaticano, (è una delle poche frequentazioni che gli rinfaccio…, ndr.) mi spiegava dell’assoluta intesa tra il papa Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori, in particolare il numero due della gerarchia cattolica, il cardinale Tarcisio Bertoni. Mi ha colpito ieri l’uscita dei due pressoché in contemporanea.
“L’uomo rimane uomo con tutta la sua dignità, anche quando è un embrione o in stato di coma”, ha ribadito Benedetto XVI nella navata di San Lorenzo in Piscibus, in occasione dei 25 anni del ‘Centro Giovanile Internazionale”. Il nuovo monito del pontefice è arrivato nel corso di in un’omelia a braccio tutta incentrata sul significato della vita e della morte.

Pochi minuti e da Baku, capitale dell’Azeirbagian dove si trova in visita pastorale, il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, auspica che i leader dei vari schieramenti politici italiani mettano in atto “il rispetto promesso ai valori cristiani”.

E’ inevitabile il collegamento tra gli interventi del Papa e quello del suo numero due. Il dibattito pre-elettorale è destinato quindi a strascichi di polemiche sui temi etici dell’eutanasia, dell’aborto e della legge 194, con una tempistica dettata da uno Stato estero: il Vaticano. Quando sarà possibile uno Stato che permetta ad un individuo di scegliere in coscienza senza le speculazioni e le forzature dettate da posizioni religiose. ∞

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Ricerca medica e l’oscurantismo cattolico

In Italia la ricerca medica è ancora ostaggio della Chiesa cattolica La difesa dell’associazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri dell’aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri (questo il documento della Fnomceo) fa infuriare Avvenire, il quotidiano della Cei che lo definisce addirittura un falso e fantomatico.  Oggi il papa Benedetto XVI torna a parlare di “salvaguardia e rispetto” della vita.

La reazione dei medici alle posizioni del quotidiano cattolico è molto dura: “L’accusa di falso è offensiva: non scherziamo su queste cose”, ribatte il presidente dell’ordine dei medici di Firenze Antonio Panti.

 Nel servizio del giornale della Cei si parla di “strane manovre” che avrebbero fatto sì che alle agenzie di stampa fosse stato inviato “un fantomatico documento” mentre invece, secondo le parole riportate dal quotidiano dei vescovi di Valerio Brucoli, componente del comitato sulla deontologia della Fnomceo, “Nel consiglio nazionale sono state lette 14 relazioni dei gruppi di lavoro, ma non sono state nè votate nè approvate. In particolare quella relativa ai temi etici (e che ora viene presentata come la posizione della Fnomceo) è solo una delle posizioni espresse al comitato etico, quindi un’opinione personale”.

Indignata la replica del presidente dell’Ordine dei Medici fiorentino, Panti: “Faccio parte del comitato ristretto che ha redatto il documento. Un gruppo dove ci sono anche esponenti di varie filosofie”, ha riferito Panti. Il dibattito è stato intenso nel comitato ristretto e il documento scaturito “è stato distribuito in cartella già venerdì mattina e illustrato, insieme ad altri documenti presenti in cartella, ai presidenti degli ordini. Non è stato cambiato nessun testo. E’ stato approvato tal quale”.

L’intransigenza della Chiesa, anche di fronte alle evidenze della scienza, mi ricorda la vicenda di uno dei geni italiani che rischiò la vita per aver affermato che è la terra a girare attorno al sole e non viceversa, come invece sosteneva ai quei tempi la Chiesa. E l’Italia continua a pagare, soprattutto nel campo della ricerca medica, la chiusura e l’oscurantismo cattolico, mentre nel resto degli Stai moderni la scienza è libera di camminare senza lacciuoli confessionali. E’ questa forza che l’Italia ancora non conosce, demerito di una politica spalmata sui diktat dello Stato del Vaticano, desiderosa sola di incassare il voto cattolico.

Da uomo e da laico rivendico il diritto di scegliere come e quando morire di fronte ad un male incurabile, sostengo la ricerca medica che mi offre una prospettiva sul futuro dei miei figli o quello dei miei nipoti. Ma la Vaticano questo non piace e in nome della sua verità impone delle regole confessionali. Che tristezza. ∞

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Apple raddoppia memorie e ingordigia

Il nuovo modello di Ipod Touch Apple raddoppia la memoria dell’iPhone e dell’iPodTouch. Il cellulare passa da 8 a 16 GByte di memoria, così come il prezzo che lievita da 399 dollari /euro a 499 dollari/euro.A parte la discutibile (ma remunerativa) scelta di Apple di mantenere fisso il cambio tra dollaro ed euro, con un rapporto di 1:1, la casa di Cupertino ha rinforzato anche la memoria dell’Ipod Touch, ora portato a 32 GByte per un costo a catalogo di 499 dollari e 459 euro, contro i 369 del modello a 16 GB e 379 euro degli 8 GByte.Intanto la prossima settimana a Barcellona, città che ospiterà il Mobile World Congress 2008, Apple annuncerà l’arrivo del suo smartphone in Italia con Tim e in Spagna con Telefonica. Ai due paesi dovrebbe aggiungersi la Svizzera.
Questa volta però Apple l’ha fatta davvero grossa: nell’ultimo aggiornamento del software per Ipod touch ha inserito cinque nuove applicazioni: email, mappe, meteo, note e andamento azionario. Apple lo spaccia per novità, ma in realtà sono le stesse applicazioni già installate sull’IPhone. Eppure le fanno pagare circa 18 euro. Che si fa? Ci tocca raccare anche l’Ipod Touch per recuperare delle applicazioni talmente diffuse da sorprendere l’ingordigia degli uomini Apple. 

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Apple, c’è qualcosa nell’aria

Tutto pronto al Moscone Center di San Francisco

A poche ore dall’apertura di MacWorld Expo 2008, la tradizionale convention che Apple organizza ogni anno a San Francisco per presentare i suoi prodotti e quest’anno caratterizzata dallo slogan “There’s something in the air” (C’è qualcosa nell’aria, appunto), ho scovato nella rete la foto – edita da MacNN –  di uno dei cartelloni di allestimento del Moscone Center, dove ad ore è atteso il keynote di Steve Job. Secondo il cartellone, in attesa di essere coperto da teli neri, la presentazione va tutta all’IPhone e non a qualche nuovo portatile, magari supersottile o con il touch-screen.  L’appuntamento è per le 17.30 ora locale. Stiamo a vedere… ∞

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MondoMac, un’alba piena di novità

Steve Jobs Da giorni le indiscrezioni tentano di anticipare quello che oggi presenterò Steve Jobs a MondoMac, l’appuntamento della Melamorsicata a San Francisco. Un anno fa fu la volta di IPhone, che si prese tutta la scena, oggi l’attesa è carica di incertezze. Repubblica, con questo articolo, tenta di anticipare tutti, mettendoci un po’ di tutto: IPhone Umts (poteva mancare?), un portatile ultrasottile, un’Apple Tv di seconda generazione, le novità del neonato Leopard. Di parere diverso il Corriere.it che, prendendo a riferimento, i blog più seguiti, tenta l’azzardo dell’annuncio di un portatile con monitor touch screen. Il migliore contributo arrivo – c’erano dubbi? – dal mondo dei blog, come ad esempio Melablog.it. Un utile esercizio, tanto per ingannare l’attesa. Buona lettura. ∞

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2008, la WebTv sorpassa la televisione

WebTv IL 2008 segnerà il sorpasso di Internet ai danni della televisione. Lo sostiene l’ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen, secondo la quale il 54 per cento degli Italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) preferisce di gran lunga il web alla televisione. L’indagine ha interessato tremila famiglie, settemila persone circa, un campione rappresentativo dell’intera popolazione. C’è di più. La maggior parte di loro naviga in rete fra le otto e le 11 di sera, cioè durante la prima serata, fascia strategica per i network televisivi e la loro raccolta pubblicitaria.
Altri dati segnalano che la maggioranza degli utenti internet hanno nei contenuti video il loro naturale riferimento, a discapito dei contenuti testo. Un divario segnato da portali di grande successo come, ad esempio, YouTube o a piattaforme di largo successo (Facebook) che hanno aperto decisamente ai contenuti multimediali.
La conferma arriva da un’altra recente indagine dalla European Interactive Advertising Association (Eiaa), condotta in dieci nazioni del Vecchio continente. Dei settemila intervistati – fra loro mille italiani – rappresentativi di 169 milioni di persone, è emerso che il World Wide Web ha conquistato molta più gente di quel che fosse lecito aspettarsi. In particolar modo l’82 percento dei giovani fra i 16 e i 24 anni, che ormai sulla rete passano la maggior parte del loro tempo libero.
Il mercato italiano presenta due dati (apparentemente) contrastanti: da un lato una delle più alte concentrazioni di utenti ad alto utilizzo del web, dall’altro una bassa penetrazione (almeno per il momento della banda larga.
Su questo argomento, Repubblica.it propone un’intervista a Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab del Mit di Boston.
I dati confermano – al di là delle previsioni di sorpasso – la crescita costante di Internet e, in particolare, della webtv. Quest’ultima rappresenta la vera sfida tra televisione tradizionale e web. A fare la differenza saranno i contenuti che troveranno format diversi per i due media. Un altro aspetto su cui tutti o quasi concordano è che la televisione di Internet dovrà essere diversa dalla televisione on air, come la conosciamo oggi. La webtv, o net-tv che dir si voglia, offre una fruibilità diversa, sparirà ad esempio il tradizionale telecomando, e poggerà su palinsesti diversi e innovativi. E qui sta forse il problema: se la tv tradizionale ha perfettamente a fuoco i modelli e i format da proporre al pubblico, le idee non sono ancora così chiare per chi si candida a promuovere la webtv. Proprio questa incertezza nei format e, aggiungo io, nei contenuti, rappresentano oggi il maggior freno alla definitiva affermazione della webtv. Ma i tempi sono maturi. ∞

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Commodore 64, la storia di un amore mancato

Commodore 64 Venticinque anni. Sono passati 25 anni da quel dicembre 1982. Ero in un negozio di computer, in via McMahon, a Milano, dove ero arrivato per acquistare il mio primo computer. Da studente ondeggiavo, incerto, verso i primi Ibm, Apple e i loro cloni (forse pochi ricordano che il clone di Apple si chiamava Lemon e costava la metà, fino quando Steve Jobs non lo fece togliere dal mercato, ndr.) e i computer buoni per giocare.

Io tenevo in mano i soldi regalati da mio padre per il primo computer e da scavezzacollo quale ero – certo di poter intortare il babbo (quanto mi manca…) che di “elettronica” non capiva nulla – optai per la macchina ludica. In fondo, cosa mi importava del computer a fosfori verdi, io volevo, fortissimamente volevo un Commodore 64  Quel giorno, solo quel giorno, poteva succedere, perché a Milano io non ci sarei tornato per un pezzo e quindi, quel giorno, solo quel giorno dovevo acquistare la “scatola magica”. Ricordo ancora la delusione quando il proprietario mi disse che il Commodore 64.non era disponibile. Così come era esaurito il nemico storico, lo Spectrum. Sì, perché Commodore 64 e Spectrum infiammarono la prima diatriba della storia dell’elettronica. Un po’ come Microsoft ed Apple ma, essendo all’inizio, la disputa fu ancora più accesa.

Insomma, niente Commodore 64, niente Spectrum. Sullo scaffale brillava “solo” un Texas Instruments TI-99/4a. “E’ più potente  e venderà molto più degli altri due”, mi disse il commesso. Mentiva. Ed io acquistai il mostro color argento, tradito dall’ingenuità e dall’impazienza che mi impedì di cercare un altro negozio per il “mio” C64.

Non ho mai amato il TI-99/4a perché incapace – con i suoi nastri – di spararmi sullo schermo i mondi colorati del Commodore 64, che non riuscii mai più a comprare perché il babbo finanziava un solo acquisto. Ed io, il bonus me lo ero già bruciato. Alcuni miei amici furono più fortunati ed oculati di me. Grazie a loro e al Commodore ho vissuto alcuni tra i pomeriggio più belli della mia vita, macinando games e sfide al fulmicotone. Quegli amici che a 25 anni di distanza ancora non ho dimenticato. Così come non ho dimenticato il Commodore 64 e mi ritrovo oggi, 25 anni dopo, a cantare a squarciagola con gli Articolo 31: “Commodore 64, Commodore 64, Commodore 64… si incula anche la Play!!”. ∞

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Sesso, giovani, dati e convegni: qualcosa non convince

Una coppia di fidanzati Le giovani coppie italiane sono ancora poco informate sui diversi metodi contraccettivi. Secondo la Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo), il coito interrotto è il “metodo” più usato per non avere bambini. L’onorata società – guarda a caso riunita in questi giorni a Roma per un convegno sul tema della sessualità – spiega che in Italia crescono le richieste di interruzione di gravidanza per le minorenni (più 10,7% dal 1999), gli aborti fra le immigrate rappresentano il 30% del totale e la contraccezione è ai minimi europei (solo il 29% delle donne usa la pillola).

Una ricerca condotta su 12 paesi europei, presentata da Giuseppe Benagiano, direttore della prima scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università La Sapienza, solo il 49% delle italiane ha voce in capitolo sul metodo contraccettivo da usare, contro il 90-92% di olandesi o tedesche. In ogni caso, gli italiani in generale si confermano amanti del sesso: per il 78% è “molto importante”, e il 53% ammette di volerlo fare più di frequente. Da vero maschio latino, l’italiano diventa reticente solo se gli si chiede del desiderio sessuale: appena il 20% (molto meno di qualsiasi altro paese europeo) ammette di non aver fatto sesso perché non ne aveva voglia, e il 56% si trincera dietro una generica motivazione di “stress”.

Gli italiani sono in testa alle classifiche anche per un’altra bizzarra caratteristica: sono i più desiderosi di essere osservati mentre fanno l’amore. Il 26% ammette di aver avuto già un’esperienza in un luogo pubblico e il 23% ha fatto sesso in ascensore, un vero record europeo.

Posso dirlo? A me ‘sti dati proprio non convincono. Nessuno mi ha mai spiegato – inoltre – perché talune statistiche escono solo in occasione di convegni. Secondo me, siamo di fronte all’ennesimo caso di doping mediatico: “bombo”, con una notizia ad effetto, un evento che di per sé non ha nulla da dire.  Secondo voi, in condizioni mediatiche normali, il convegno della Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo, e già il nome è quasi una premonizione) sarebbe mai finito su Repubblica.it? Macché, ed allora via con la storiella – che tanto tira sempre – del fatto che gli italiani giovani (guarda un po’, anche il target di internet) preferiscono rischiare quando fanno all’amore. Già,  sesso e amore, quando sbagli mai. Un consiglio ai ginecologi italiani per il prossimo convegno:  annunciate di aver scoperto l’esatta posizione del Punto G. Finirete sulla Cnn… ∞

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Orso, sei specie su otto sono a rischio

Il panda Sei specie di orsi su otto sono minacciate dal rischio estinzione. A sostenerlo è Iucn, l’organismo internazionale che censisce le specie a rischio. In cima alla “red list” c’è sempre il Panda, di cui si stima una popolazione tra i mille e i duemila esemplari. Il governo cinese sta tentando il ripopolamento, ma ancora una volta è l’uomo, con i suoi comportamenti, a pregiudicare l’esistenza della specie: i bracconieri lo cacciano infatti perché la sua bile viene usata nella medicina tradizionale mentre le zampe sono considerate una prelibatezza.
Al secondo posto, nuova entrata, c’è l’orso malese, la specie più piccola di plantigrade. Secondo l’ organizzazione internazionale la popolazione di questo animale, che vive prevalentemente nel sud-est asiatico, è diminuita del 30% negli ultimi trent’anni, e continua a calare con questo ritmo. In questo caso la deforestazione, quindi la riduzione dell’habitat, e il bracconaggio sono le cause principali della progressiva scomparsa. Vive sempre in Asia la terza specie di orso a rischio, ovvero l’orso nero tibetano. Cinquemila esemplari in vita secondo alcune stime, trentamila secondo altre), al quarto il bradipo (tra diecimila e ventimila), seguito dall’orso delle Ande (circa diecimila). Al sesto posto c’è forse la specie più nota, l’orso bianco polare, minacciato soprattutto dai cambiamenti climatici che ne limitano l’habitat. Le uniche due specie a dormire (si fa per dire) sonni tranquilli sono l’orso nero americano e l’orso bruno. Quest’ultimo dato non inganni. L’orso bruno è caratterizzato da alcun e sottospeci e piccole popolazione che nel sud Europa e nell’Asia centrale sono a rischio. Un esempio è l’orso bruno Marsicano, la cui popolazione è ormai ridotta a 40 unità e in continua decrescita. I confini del parco d’Abruzzo non proteggono più questo animale e il suo habitat. Quanto all’orso bruno delle Dolomiti o Trentino – lo confesso, è una battaglia personale – il suo futuro dipende più dagli umori di residenti ferocemente suscettibili alle incursioni dei plantigradi nelle baite e al limitar dei paesi (l’ultima è di qualche giorno fa a Ranzo, protagonisti due orsi giovani, probabilmente i figli di Jurka) che ad un reale rischio ambientale. Così va il mondo, dove non c’è più posto per i più deboli. ∞

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Il ritorno del nucleare

Centrali nucleari A Roma si è aperto il 20° Congresso mondiale dell’energia e il dibattito è tornato puntuale sul tema del nucleare. Le ragioni sono varie, ad incominciare dal continuo rialzo del prezzo del petrolio, determinato dalla crescita della domanda da parte dei paesi emergenti (Cina, India e Stati asiatici), e dai cambiamenti climatici. Ma ad imporre all’attenzione generale la questione del nucleare sono ragioni anche politiche. I detentori delle risorse naturali sono per di più paesi politicamente “non affidabili”, quali la Russia (basti ricordare l’emergenza metano dello scorso inverno) oppure paesi in guerra (Iraq e Afghanistan). L’Occidente sta pensando con sempre più convinzione che è meglio raggiungere una propria indipendenza energetica e la via obbligata passa attraverso il recupero del nucleare. La parola magica è “nucleare pulito”, cioè a basso impatto ambientale in termini di scorie radioattive e tecnologia. Non è facile. A sollevare per primo il problema è stato, propria a Roma, il presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, attento soprattutto a non creare possibili maldipancia politici ma determinato a proporre la questione in prospettiva. Insomma, un lavoro di fioretto politico. Barroso è stato ripreso dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani. Proprio il nostro ministro è certo che il Paese, guardando in avanti 15-20 anni, debba costruirsi un know how sul nucleare di quarta generazione. “Se l’esito della ricerca sarà positivo e ci convincerà, sarà possibile ridiscutere della presenza del nucleare anche in Italia”. A fare da contraltare ci ha pensato l’altro ministro della Repubblica, Pecoraro Scanio (Ambiente): “Prodi è stato chiaro sul nucleare bisogna fare solo la ricerca, concentrando gli sforzi sul nucleare non radioattivo”. Come dire, la porta non è più chiusa a più mandate. Parliamone. ∞

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Gore e l’energia verde della Silicon Valley

Il logo di Wired Segnalo lo splendido articolo/intervista di Wired al Premio Nobel per la Pace, Al Gore, sulla sua nuova iniziativa avviata nella Silicon Valley: una società di venture capital che, sfruttando la forza del mercato, operi per fermare il riscaldamento terrestre. Un articolo che raccoglie argomenti di assoluta attualità, innovazione, economia, ambiente e “way of thinking”. Silicon Valley, appunto. ∞

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In Giappone dimentichi e ritrovi

 Capita di dimenticare oggetti personali in una stanza di algergo. L’altro ieri, in arrivo a Osaka con destinazione Kobe, ho lasciato nella presa della camera del Granvia Hotel, un albergone costruito dentro la stazione centrale della città, l’intero set di riduttori elettrici (una sorta di cubo con le presine buone per tutti i pese del mondo) e quello giapponese, logicamente, nella presa. Tre giorni dopo, finito il lavoro di test antisismici al laboratorio di Miki, per conto del Cnr e del Trentino, sono ritornato ad Osaka nello stesso albergo. Alla tipa della reception ho chiesto – senza molte speranze – se avessero ritrovato quel robino di modesto valore ma preziosissimo per chi, come me, passa del tempo a ricaricare cellari, laptop, ipod e macchina fotografica. Risposta, con il sorriso di circostanza e con un inglese/giapponese approssimativo: “Gentile signore, se lo ha dimenticatgo da noi provvederemo a recapitarglielo in camera. Il tempo di farmi 34 piani in ascensore e girare la chiave della camera 3315: magicamente il cubo wolrd wide era già li, sul mioletto. Grazie Giappone. ∞

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La casa di legno che balla

Casa Ivalsa, pronta per i test Una casa di legno a prova di terremoto e di incendio. Non è fantasia ma realtà. Ci sono riusciti i ricercatori di Ivalsa, istituto per la ricerca del legno di San Michele all’Adige (Trentino). Proprio oggi, a Miki, cittadina giapponese a pochi chilometri da Kobe, la loro creatura ha superato i più severi test antisismici del mondo. Giusto un anno fa, la stessa casa di legno Ivalsa aveva ottenuto un altro record, superando i test antifuoco: dopo oltre un’ora di incendio, la struttura conservava ancora intatte le sue proprietà meccaniche e inalterata la sua struttura, ribaltando così un pregiudizio antico quanto le case, ovvero che il legno resiste al fuoco meno del cemento. Nulla di più sbagliato: il cemento collassa a 600 gradi di temperatura, mentre una struttura di legno (lamellare) resiste, eccome. Il Giappone, si sa, è zona sismica, dove i pennini dei sismografi danno segni di vita più volte al giorno. Dopo il terremoto di Kobe, che ha sconquassato una regione e fatto 6 mila morti, da queste parti hanno pensato bene di costruire un enorme laboratorio dove testare i prototipi di ogni struttura civile. Detto fatto, dopo cinque anni di lavoro e 4 miliardi di dollari, è nata “Monster” la piattaforma sismica sperimentale più grande del mondo, in grado di riprodurre qualsiasi terremoto, anche di elevatissima magnitudo. Su questa piattaforma, dove ci puoi costruire anche una chiesa e che è più grande di una piazza, è stata eretta la palazzina di legno, 7 piani e 24 metri di altezza, ideata, progettata, brevettata e costruita dai tecnici italiani. Per la verità, sul principio i giapponesi non erano molto convinti che l’italica ricerca sapesse arrivare dove nemmeno loro e gli americani (altra gente alle prese con terremoti tosti) erano riusciti. E sì, perché questa volta gli italiani hanno battuto sul tempo e in altezza (un piano di più) gli americani. Oggi, il professor John van de Lindt (capofila del progetto americano) e Steve Pryor, dirigente di una multinazionale del settore edilizio, erano seduti in prima fila ad osservare il test della palazzina di legno italiana. Tutti a bocca aperta e ad applaudire, quando “Monster” ha riprodotto la stessa onda sismica che dodici anni or sono sconvolse Kobe, la casa di legno italiana non ha fatto una piega. O, meglio, ha ondeggiato sotto l’urto dell’onda sismica ma è ritornata diritta e integra come prima. Un anno fa, sempre a Miki, i giapponesi ci provarono con una casa di tre piani, una sorta di grande gabbia d’acciaio rivestita di cemento: la casa resse l’impatto ma con danni irreversibili. “Il nostro obiettivo – spiega il professor Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa – non è solo quello di salvare le vite umane, ma di mantenere integre le strutture”. Ad assistere alla prova erano presenti oltre 400 persone, studiosi e imprenditori, provenienti da paesi di quattro Continenti: Canada, Stati Uniti, Colombia, Vietnam, India, Nuova Zelanda, Germania, Korea e Slovenia. L’esperimento di Miki rappresenta il punto più avanzato della ricerca sviluppata dal progetto Sofie (Sistema Costruttivo Fiemme), nato in collaborazione tra l’Ivalsa, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e la Provincia Autonoma di Trento. Il progetto ha un obiettivo tanto semplice, quanto ambizioso: dimostrare su basi scientifiche e pratiche l’assoluta affidabilità e sicurezza delle case di legno, a cui si riconoscono già qualità quali comfort abitativo, risparmio energetico e rispetto per l’ambiente. L’idea del legno come materiale per l’edilizia è una scommessa per un’alternativa ai metodi costruttivi tradizionali, in acciaio o cemento armato, e al portafoglio vuoto, considerato che, a parità di costi, le prestazioni e i rendimenti sono migliori). Una volta tanto, l’Italia si è presentata all’estero con un un progetto di ricerca avanzato e una nuova tecnologia: non è cosa da poco in questi tempi, segnati dalla fuga di cervelli, da una riforma della ricerca che non arriva e da un mondo scientifico ingessato. “Abbiamo lavorato in Italia – sottolinea Gianluca Salvatori, assessore trentino alla ricerca e innovazione, motore del progetto Ivalsa, assieme al professor Ario Ceccotti, direttore di Ivalsa – tenendo presente gli standard giapponesi per un prodotto globale, perché siamo convinti che la ricerca applicata non possa che essere apertura verso il mondo, così come una buona idea non conosce confini”. Se poi quello di oggi sarà “un giorno memorabile, perché grazie al progetto italiano cambierà il modo di costruire le case in tutto il mondo” (per dirla come Yoshimitsu Okada, tra i massimi esperti al mondo di terremoti e direttore del laboratorio di Miki) si vedrà. Se son rose, fioriranno. Se son case, cresceranno. ∞

Ps. Della delegazione italiana faceva parte pure il sottoscritto, in veste di giornalista.

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Le Nobel pagelle del Vaticano

il premio Nobel, Al Gore I porporati dello Stato estero del Vaticano non ci hanno nemmeno lasciato il tempo di apprezzare la denuncia di Papa Benedetto XVI contro il precariato che subito arriva l’ennesima bocciatura. Questa volta – dopo embrioni, gay, coppie di fatto ed altro – il segno rosso cardinalizio verga la proclamazione di Al Gore a Premio Nobel per la pace 2007: “In passato era andato a persone degnissime”, taglia corto il cardinal Renato Martino. I “Ratzinger boy” non perdonano ad Al Gore l’apertura all’aborto e alla pillola contraccettiva ai tempi della presidenza Clinton. Peccato che al prelato sia sfuggita la motivazione di un altro Nobel 2007,  quello per la medicina, assegnato a due scienziati che grazie agli studi proprio sulle staminali hanno aperto una nuova frontiera della medicina. O forse la svista è voluta… ∞

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La ricerca vale il 5 per mille

Gianluca Salvatori Gianluca Salvatori, assessore alla ricerca e innovazione in Trentino, è un politico atipico. Non è un politico se si considera che non è stato eletto ma chiamato dal governatore Lorenzo Dellai a dare una prospettiva ad un settore strategico per la regione alpina piccola, ricca e ambiziosa. Lui, con un passato di ricercatore e un presente da politico (non amministratore, si badi bene). E politico, Gianluca lo è nei fatti,  nel senso che in quattro anni ha messo in piedi una riforma sulla ricerca e ha annodato i fili di un Trentino aperto al mondo (e non chiuso in se stesso) e innovatore. Non stupisce, quindi, se oggi Salvatori, sull’home page del Sole 24 Ore, rilancia la proposta del 5 per mille “stabile e senza limiti” a favore della ricerca. “Investire in ricerca significa credere nel futuro del Paese – spiega il ricercatore prestato alla politica -. Si può girare la questione in molti modi ma la sostanza di fondo è questa. Una società con un’idea di sviluppo in cui è determinante il ruolo della conoscenza non può fare a meno di strutture di ricerca qualificate e di ricercatori profondamente motivati. E queste strutture e questi ricercatori non possono fare a meno del sostegno del Paese, inteso non solo come istituzioni pubbliche ma anche come singoli cittadini. Per questo l’introduzione nel 2006 del 5 per mille Irpef, destinato alla ricerca e al volontariato, è stata una buona idea. Quasi due italiani su tre hanno subito aderito, con uno slancio inaspettato. Il 5 per mille non è destinato a cambiare le sorti della ricerca italiana. Tuttavia esprime una volontà chiara dei cittadini nei confronti di un settore che gode altrimenti di un’attenzione solo intermittente (per usare un eufemismo)…”.
Destinare il 5 per mille al futuro del paese è non solo una buona idea ma un obbligo per quanti credono che nella ricerca come fattore di sviluppo di una nazione, di un territorio. La ricerca non è un’isola felice, a sé stante, ma deve entrare a far parte nell’agenda politica e nei piani economici del paese. L’Italia ha bisogno di politici anomali. ∞

Gianluca Salvatori firma un blog su Nova100.  

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