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Abruzzo, un altro orso avvelenato

Nel parco nazionale dell’Abruzzo continua la moria di orsi. Un esemplare di orso marsicano è stato trovato morto nelle vicinanze di Lecce dei Marsi (L’Aquila), nella zona di protezione esterna al parco nazionale. L’animale morto è un orso maschio adulto, deceduto da 24-48 ore. La carcassa è stata rinvenuta integra e parzialmente coperta dalle foglie. Dalla bocca è stata notata la fuoriuscita di saliva, sintomo di un presunto avvelenamento. Nella stessa area nel settembre scorso furono trovati avvelenati tre orsi marsicani: un maschio, una femmina e un cucciolo.

Trovare gli autori dell’avvelenamento (se confermato) sarà davvero difficile. Certo è che per la specie, a forte rischio di estinzione in Italia, tra abbattimenti “autorizzati” (ad opera delle guardie svizzere e tedesche contro gli orsi trentini senza permesso di soggiorno all’estero) e illegali, o internamenti (come nel caso di Jurka) l’uomo rimane il principale nemico. ∞

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TorrentSpy, risarcimento da 111 milioni di dollari

111 milioni di dollari. A tanto ammonta il risarcimento inflitta dal giudice della corte federale di Los Angeles, Florence-Marie Cooper, ai gestori di TorrentSpy, motore di ricerca di file torrent, nei confronti della Motion Picture Association of America (MPAA). La causa legale si è conclusa nel peggiore dei modi e TorrentSpy è stato riconosciuto colpevole di aver violato il copyright.

Soddisfatto del verdetto Dan Glickman, CEO dell’MPAA: “Il sostanzioso rimborso economico manda un forte messaggio circa l’illegalità di questi siti. La scomparsa di TorrentSpy è una chiara vittoria per gli studios e dimostra che questo genere di siti non sono autorizzati a continuare ad operare senza avere a che fare con i detentori dei rispettivi copyright“.

Nello stabilire l’ammontare del risarcimento, il giudice ha deciso di applicare il massimo della pena previsto dal Copyright Act: per ognuna delle 3699 infrazioni di copyright provate nel corso della causa, le major di Hollywood hanno ottenuto un risarcimento di 30.000 dollari, per un totale di circa 111 milioni di dollari.

TorrentSpy aveva tentato di alleggerire la propria posizione, decidendo di chiudere preventivamente il portale Web lo scorso 24 marzo,: tentativo finito male, a giudicare dalla sentenza.

TorrentSpy ha infatti annunciato che potrebbe decidere di impugnare la sentenza del giudice e portare il caso davanti alla Corte d’Appello. Se non altro perché dove li trova tutti quei soldi?

In ogni caso ci sono alcune cose che non mi convincono.

1. Quale risarcimento dovrebbero pagare gli editori o i loro dipendenti quando “scaricano” (uso un termine soft) contenuti ed altro da blog & affini? Ma questo non disturba il business…
2. Non è che la gente scarica musica e video perché le major vendono a prezzo troppo alti? E quanto ci guadagnano le major sul lavoro degli artisti?
3. iTunes a parte, le major poco hanno fatto per seguire l’evoluzione di internet e le abitudini degli utenti. ∞

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Birmania, la devastazione del cicolone Nargis

E’ di oltre 27 mila morti e 30 mila dispersi il bilancio del ciclone Nargis che nei giorni scorsi ha devastato la Birmania, Myanmar. Si tratta di un bilancio ancora provvisorio, perché le autorità stanno ancora valutando i danni nei villaggi remoti dell’area del delta del fiume Irrawaddy, particolarmente colpita dal ciclone Nargis, includendo Rangoon, la più grande città del Paese del sud-est asiatico. Il bilancio potrebbe aggravarsi anche perché ci sono almeno 30.000 dispersi, secondo quanto ha detto il ministro degli esteri thailandese Noppadol Pattama, riferendo quanto comunicatogli dall’ambasciatore birmano a Bangkok. La giunta ha revocato oggi lo stato di calamità naturale in tre Stati colpiti dal ciclone, mantenendolo invece in sette insediamenti urbani nella regione di Irrawaddy a sud ovest di Rangoon (la ex capitale ribattezzata Yangon dai militari) e 40 insediamenti urbani della regione di Rangoon. Preoccupa inoltre l’imminenza della stagione delle piogge.

Secondo fonti umanitarie, la catastrofe potrebbe rivelarsi un cataclisma più grave dello tsunami che il 26 dicembre 2004 provocò 230.000 morti e oltre 40.000 dispersi in vari Paesi dell’Asia meridionale affacciati all’Oceano Indiano. Nella sola città sud occidentale di Bogalay ci sono stati 10.000 morti e il 95% delle abitazioni sono state distrutte.

La giunta militare, responsabile di una sanguinosa repressione di manifestazioni per la democrazia l’anno scorso, e che mantiene il Paese – uno dei più poveri del mondo – in uno stato di rigido isolamento, ha acconsentito a ricevere aiuti stranieri. Le squadre di soccorso dovranno però negoziare con il governo birmano per accordarsi sul loro ingresso nel Paese, ha detto oggi il ministro della protezione sociale Maung Maung Swe in una conferenza stampa. ∞

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Dichiarazione dei redditi, tutti ma proprio tutti

E’ giusto che le dichiarazioni di redditi siano pubbliche: lavoro, guadagno, pago le tasse. Non devo niente a nessuno. Men che meno spiegazioni sull’entità del mio reddito. In questi giorni, i quotidiani hanno riempito le cronache sulla pubblicazione on line dei dati in mano all’Agenzia delle entrate. Mi aspetto da questi stessi quotidiani che un giorno o l’altro pubblichino l’elenco di chi le tasse non le paga, altrimenti in questo paese pruriginoso in prima pagina finiscono solo coloro che le tasse le pagano per davvero: personalmente mi fa girare gli zebedei leggere che dichiaro più di qualche industrialotto o commerciante o professionista o artigiano con la Porche in garage e gli appartamenti intestati ai parenti. Ma questa è informazione e, forse, è chiedere troppo. E’ più facile copiare l’elenco del telefono. ∞

ps. Il mio reddito – quello pubblicato dai giornali e di cui non ricordo l’anno – mi dicono essere di 66 mila euro.

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Primo maggio, un lavoro per vivere non per morire

Primo maggio, festa dei lavoratori. Ha ragione il presidente Napolitano: “Basta morti sul lavoro”. Senza dimenticare l’altra emergenza: i precari. ∞

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Padre Pio, il miracolo del business

Migliaia in conda a San Giovanni Rotondo per vedere una maschera di silicone dell’ennesimo santo, nato questa volta a Pietrelcina. Più li guardo e più mi convinco che dio non esiste, anche se – una volta tanto – il miracolo c’è stato per davvero. Economico. ∞

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Grillo e i giornalisti, un paio di firme le farei…

Da giornalista sul V2-Day di Beppe Grillo a sostegno dei tre referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e della legge Gasparri: un paio di firme le metterei pure io. ∞

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Orso, JJ3 ucciso in Svizzera

Il destino è davvero crudele. Ieri, 14 aprile 2008, mentre la madre veniva trasferita dal serraglio del santuario di San Romedio al recinto del Casteller (alle porte di Trento) dove trascorrerà all’ergastolo il resto dei suoi giorni, nelle stesse ore, in Svizzera, suo figlio JJ3 veniva ucciso dalle guardie federali svizzere perché ritenuto “troppo pericoloso”. Così, dopo il fratello JJ2 (noto come Bruno) ucciso in Baviera la scorsa estate, anche JJ3 è stato ammazzato per mano dell’uomo. Lo stesso uomo che – a nemmeno tre giorni di cammino, in Trentino – aveva portato i loro genitori Jurka e Jose (da qui l’acronimo, nemmeno molto fantasioso, JJ per i figli…) dalla lontana Slovenia per un tentativo di ripopolare il territorio di un animale storico delle Alpi, di fatto estinto. C’è da chiedersi, seriamente, se davvero ne valesse la pena di reintrodurre una specie che, appena varca i confini di una provincia (e gli orsi non conoscono le nostre carte geografiche), viene sistematicamente sterminata a colpi di pallettoni.
L’Orso JJ3 è stato ucciso – come riporta l’Ansa, riprendendo una nota dell’Ufficio federale dell’ambiente di Berna – ieri sera in Svizzera nella regione del Grigioni centrale perché era diventato un “pericolo” per le persone. Nelle scorse settimane – sempre secondo le autorità svizzere – “l’orso si è spinto sistematicamente fino ai centri abitati alla ricerca di cibo e non si è più lasciato intimorire malgrado le ripetute azioni di dissuasione diventando così un pericolo per la sicurezza delle persone. L’abbattimento è stato eseguito nel quadro della Strategia Orso Svizzera”, precisa un comunicato dell’Ufficio svizzero.
Le autorità svizzere barano sui termini per giustificare un gesto barbaro. E questo è un fatto grave. JJ3 non era un animale “pericoloso”, bensì “problematico”, perché si avvicinava troppo ai centri abitati, anche se mai aveva messo a repentino la vita delle persone. Gli svizzeri hanno deciso di risolvere a colpi di fucile un problema. Ne prendiamo atto, così come prendiamo atto che è più difficile accedere al territorio svizzero per un orso rispetto ad un evasore fiscale o a un riciclatore di denaro sporco, visto che da anni la Svizzerà è un paradiso fiscale. Ma questo non è un problema per le autorità svizzere, bensì è un affare. Un affare schifoso ma molto molto remunerativo per le banche e i forzieri del paese del cioccolato e del formaggio con i buchi. Gli svizzeri sono molto più solerti ad uccidere un orso che rispondere ad una rogatoria internazionale sui conti illeciti di qualche cittadino disonesto. Nessun avvocato si è mosso per JJ3: un orso non tiene il conto corrente in Svizzera.
Negli ultimi mesi, nel Cantone dei Grigioni è stata rilevata la presenza di due orsi: MJ4, che presenta un comportamento cosiddetto discreto e si aggira nella zona dell’Engadina – Val Monastero, e JJ3. Speriamo che MJ4 (j sta per Jurka…) se ne stia buono in qualche anfratto…
L’associazione ambientalista Pro Natura ha protestato contro l’abbattimento di JJ3: “Non vi erano segnali che l’orso fosse diventato aggressivo nei riguardi delle persone. E’ vero che non manifestava timore verso gli umani, ma non costituiva ancora un rischio”.
La verità è tanto semplice quanto triste: le autorità svizzere, al pari di quelle tedesche (e presumibilmente austriache) non vogliono orsi sul loro territorio. Sono contrari gli allevatori e i contadini, oltre ai cacciatori. Le lobby contano e non poco. Soprattutto se votano.
JJ3 aveva imparato dalla madre Jurka a rapportarsi con l’uomo che li aveva abituati, impunemente, a cibarsi nei pressi delle case (abusive) della val di Tovel. Come la madre, ora ergastolana per buona pace degli elettori trentini, quando non lo trovava pronto se ne serviva perché aveva imparato a trovare cibo vicino alle case degli umani. Quanto ai danni provocati, è noto che in Trentino, così come in Svizzera, Austria e Baviera, sono di molto superiori quelli provocati dagli ungulati (cervi e caprioli), ma l’orso desta allarme sociale e la pace sociale non ha prezzo. Soprattutto se riacquistata con pochi grammi di piombo.
Con questa uccisione – e non sarà l’ultima – si afferma con la forza un principio naturale: negare il diritto di esistere agli animali indesiderati e negare all’uomo un rapporto vero con la natura. In fondo, ai turisti, così come agli indigeni, piace molto di più il bosco e la montagna ridisegnati modello cartolina, proprio come i giardini di casa. A quando, gli gnomi di plastica, per la gioia degli amanti del kitch? ∞

ps. Quella che vedete è la foto di Jurka, libera, con JJ2 e JJ3. Di loro è l’unica cosa che ci rimane.

ps2. Sarà un caso ma il 14 aprile tutta Italia era occupata a conoscere l’esito delle elezioni politiche…

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Schede elettorali, pasticcio all’italiana

Se Bossi sbraita e minaccia di imbracciare i fucili, sono in molti a chiedersi, con altri toni, se davvero le schede elettorali, che useremo domenica prossima per scegliere la prossima coalizione di governo, siano davvero corrette, così come le attuali regole elettorali.

Attenzione a non commettere errori che potrebbero portare all’annullamento del vostro voto. Ecco come votare. (La fotosequenza è stata tratta da Repubblica.it)

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Fratelli di Gravina, libero il padre

I genitori dei due fratelli di Gravina Lascia il carcere e va agli arresti domiciliari  Filippo Pappalardi, padre  di Ciccio e Tore, in carcere dal 27 novembre 2007 con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli, trovati morti in una cisterna abbandonata a Gravina in Puglia venti mesi dopo la loro misteriosa scomparsa. Dopo il rinvio di ieri è questa la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari Giulia Romanazzi che ha accettato l’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del genitore, in carcere dal 27 novembre 2007. Di fatto, dopo il ritrovamento dei due cadaveri, erano cadute molte delle ipotesi fatte dagli investigatori e a carico del padre non erano rimasti prove tali da sostenere l’accusa di omicidio e tenere il genitore in carcere.

Secondo il giudice non si è trattato di un omicidio nei confronti di Pappalardi: fu proprio il padre ad avvistare per l’ultima volta Ciccio e Tore la sera della loro scomparsa, ma “i bambini, verosimilmente, per sottrarsi alla consueta aggressività paterna e a una prevedibile consequenziale punizione, avrebbero istintivamente preferito la fuga”. Sempre il genitore avrebbe inseguito i figli a bordo della sua auto, ma li avrebbe “definitivamente persi di vista in zona via Ianora, cioè proprio lungo quella strada che insistentemente, ma tardivamente, il Pappalardi ha invocato, attribuendo l’avvistamento non a se stesso ma ad altre persone”. Il padre credeva che la fuga di Ciccio e Tore fosse “una temporanea ragazzata”, quindi “è plausibile” che l’uomo abbia cercato i figli “soprattutto nella zona vicina a via Ianora” in cui i ragazzini erano fuggiti dopo averlo visto.

Perché il genitore ha mentito agli investigatori? Il giudice risponde anche a questa domanda: “Non valeva la pena ‘per una bravata da ragazzini’ mettere a repentaglio la propria reputazione di ‘buon padre di famiglia’, e dunque rischiare la perdita dell’agognata potestà genitoriale in via esclusiva”. Per questo Filippo Pappalardi quella sera tardò nel dare l’allarme alla polizia dopo la scomparsa di Ciccio e Tore e successivamente fornì dichiarazioni false agli agenti. ∞

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Vallettopoli, Corona a processo con minacce

Fabrizio Corona esce dal carcere Fabrizio Corona sarà processato per Vallettopoli. Il fotografo dovrà difendersi da sette capi di accusa, tra i quali estorsione e tentata estorsione ai danni di Francesco Coco, Marco Melandri, Lapo Elkann, il calciatore Adriano, Alberto Gilardino e l’imprenditore Gianluca Vacchi. Prosciolto “per non aver commesso il fatto” Lele Mora, accusato di due tentate estorsioni.

Il fotografo non la prende bene e reagisce: “Adesso i vip tremino, ci vedremo in aula dove racconterò molte cose su di loro”. Loro chi? Solo chi lo ha denunciato o aprirà il suo diario segreto e racconterà tutto di tutti? Fare silenzio, sparire e chiedere scusa non se ne parla proprio… ∞

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Riina jr. a spasso ma Corleone non lo vuole

Riina jr è tornato libero a Corleone Felpa celeste, jeans e piumino bianco griffato – lo stesso che indossava ieri all’uscita dal carcere di Sulmona in Abruzzo – Salvatore Riina, “Salvuccio”, figlio di zu Totò e nipote di Leoluca Bagarella, ha camminato per le strade della “sua” Corleone a testa alta.

Il figlio del boss Riina, scarcerato ieri per decorrenza dei termini, ha trascorso il primo giorno di libertà passeggiando per Corleone insieme ai familiari. Ha retto lo sguardo incredulo di qualche compaesano, salutato con sorrisi e cenni della mano gli amici che non vedeva da sei anni. , da pregiudicato per associazione mafiosa, ha fatto visita alla caserma dei carabinieri dove ha firmare il libro dei vigilati. Qui – riferisce Repubblica – ha voluto conoscere il comandante della compagnia. Unici obblighi imposti al figlio del boss, la dimora a Corleone, il divieto di frequentare pregiudicati e la firma in caserma tre volte alla settimana.

Il sindaco Antonino Iannazzo non esita a definire “scoraggiante” l’episodio: “Saremmo stati ben felice se fosse andato a vivere da un’altra parte”, ammette con rammarico. “La sua presenza in città ci mette in difficoltà. Sarà il test effettivo per capire se Corleone ha maturato gli anticorpi contro Cosa nostra. La città non è quella che lui ha lasciato anni fa. C’è stato un cambiamento profondo ed è maturata la consapevolezza del vantaggio della legalità”. Abbia cura di sé, caro sindaco, perché è un bell’esempio di Sicilia. ∞

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Fratellini di Gravina, forse una caduta accidentale nel pozzo della morte

Il pozzo di Gravina dove sono caduti i due fratellini

C‘è una nuova verità che sta venendo avanti sul caso dei due fratellini di Gravina, trovati morti nel scorsi giorni in una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Francesco e Salvatore sarebbero caduti insieme nel pozzo “accidentalmente”. E’ la convizione di alcune fonti investigative dopo l’esito dei primi esami medico legali. Forse Francesco è stato il primo a precipitare, seguito dal fratellino Salvatore che probabilmente gli è caduto addosso. La ricostruzione dei giorni scorsi – un fratellino che cade, l’altro che scende per salvarlo ma resta imprigionato nella cisterna – perde consistenza. Le dimostrerebbero le radiografie che i medici legali hanno condotto sui resti dei due bambini di Gravina. Francesco, il più grande, ha fratture al bacino, alla tibia e al femore, mentre Salvatore ha soltanto una ferita al piede. Francesco potrebbe essere quindi morto per emorragia; il fratellino sfiancato dal freddo.

La ricostruzione scagionerebbe il padre Filippo Pappalardi, in carcere da novembre con l’accusa di aver ucciso i due figli e di aver nascosto i cadaveri.

«In quarant’anni di professione come medico legale non ho mai visto niente di simile», ha detto il professor Luigi Strada, dell’istituto di medicina legale dell’Università di Bari e consulente della difesa di Filippo Pappalardi. «È stata davvero una morte orribile, specialmente per Salvatore, che si è spento alcune ore dopo la morte del fratello. Dalla scena si ricava che Tore cercò disperatamente una via di uscita indicata da un raggio di luce, ma resosi conto dell’impossibilità di salvarsi, raschiò freneticamente con le unghie una parete del cunicolo», ha spiegato il consulente in un’intervista all’emittente pugliese Telenorba. Strada è sicuro del fatto che Francesco, il primo a cadere nel pozzo, non si rese assolutamente conto del rischio e cadde sul fondo. Tore, invece, nel tentativo di soccorrere il fratello, è sceso cercando di utilizzare gli appigli esistenti nel condotto, riducendo gli effetti della caduta. ∞

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Rifiuti, un processo a Bassolino

Antonio Bassolino con il sindaco Rosa Russo Jervolino La politica sommersa dai rifiuti

Lo scandalo rifiuti avrà un suo primo processo. Il presidente della giunta regionale della Campania, Antonio Bassolino, e con lui altri 27 imputati, è stato rinviato a giudizio per le presunte irregolarità nel ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania fino al dicembre 2005, quando fu rescisso il contratto con la Fibe, azienda Impregilo che se ne occupava dal 1998.. A vario titoli, le persone dovranno rispondere di vari reati: dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali.

L’avvocato di parte civile della Regione Campania, Giuseppe Vitiello, e il curatore speciale, Roberto Fiore, hanno presentato una istanza di 200 pagine per richiedere anche il congelamento dei beni personali dei 28 imputati, compresi conti correnti, libretti bancari e titoli azionari o pignoramenti del quinto dello stipendio, qualora fossero rinviati a giudizio.

Tra gli imputati rinviati a giudizio figurano l’ex vicecommissario all’emergenza rifiuti Raffaele Vanoli, l’ex subcommissario Giulio Facchi, Pier Giorgio Romiti e Paolo Romiti, rispettivamente ex amministratore delegato dell’Impregilo e ex dirigente dell’Impregilo e della Fisia Italimpianti. Al processo compariranno anche le “persone giuridiche” ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli, rinviate a giudizio per illecito amministrativo.
Il processo comincerà il 14 maggio, davanti alla quinta sezione (collegio C) del Tribunale di Napoli.

Bassolino dovrebbe rispondere anche politicamente – con le dimissioni – di un disastro ambientale e amministrativo causato dal fallimento del sistema di raccolta dei rifiuti in Campania. E con lui anche l’attuale sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino. Il sistema – di fatto – è in mano alla criminalità organizzata. Ed è per questo che la maggior parte delle responsabilità vanno ascritte a sindaci, amministratori e funzionari pubblici della Campania i quali – collusi con la camorra – hanno contribuito a consolidare e diffondere il cancro dei rifiuti.

Stupisce – ad esempio – che in nessuna delle Regioni del Sud Italia non ci sia un inceneritore (ora lo chiamano, per “pulirlo”, termovalorizzatore) e che la raccolta differenziata non sia ancora regola in molte aree d’Italia, Stato che ha nel turismo una delle principali voci di entrate e che dovrebbe fare della tutela ambientale una regola generale.

La responsabilità non è solo politica ma anche culturale, come più volte ha sottolineato anche Michele Serra: in Italia la sensibilità ambientale è ancora molto scarsa. Abbandonare i rifiuti in spiaggia o al bordo delle strada, disfarsi degli elettrodomestici o altri ingombri semplicemente abbandonandoli dove capita è ancora oggi una prassi. E a Napoli le immondizie tengono in ostaggio una città. ∞

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Mafia, scadenza termini e Riina jr. è libero

Giuseppe Riina La Cassazione ha disposto la scarcerazione per scadenza dei termini di Giuseppe Riina, figlio di Totò Riina boss di Corleone in regime di 41 bis. Il pregiudicato è già stato scarcerato da Sulmona. Non male come notizia. Eppure il ragazzo non è uno qualunque. ∞

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