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Fini e le differenze inesistenti

Dal salotto buono della trasmissione tv “Porta a Porta”, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, auspica “tolleranza zero” contro i neonazi che a Verona hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, il giovane di Verona dichiarato clinicamente morto dopo quattro giorni di agonia. Rispetto a questo episodio, sempre secondo Fini, sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino, durante le quali sono state bruciate alcune bandiere israeliane: “L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati».

Mi sembra veramente un azzardo tentare un parallelismo tra due episodi tanto gravi, quanto diversi: entrambi vedono protagonisti degli imbecilli e irresponsabili. Oltre che, nel caso di Verona, dei criminali. Distinguere sull’imbecillità mi sembra un esercizio accademico. E, prima ancora, pericoloso. ∞

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Birmania, la devastazione del cicolone Nargis

E’ di oltre 27 mila morti e 30 mila dispersi il bilancio del ciclone Nargis che nei giorni scorsi ha devastato la Birmania, Myanmar. Si tratta di un bilancio ancora provvisorio, perché le autorità stanno ancora valutando i danni nei villaggi remoti dell’area del delta del fiume Irrawaddy, particolarmente colpita dal ciclone Nargis, includendo Rangoon, la più grande città del Paese del sud-est asiatico. Il bilancio potrebbe aggravarsi anche perché ci sono almeno 30.000 dispersi, secondo quanto ha detto il ministro degli esteri thailandese Noppadol Pattama, riferendo quanto comunicatogli dall’ambasciatore birmano a Bangkok. La giunta ha revocato oggi lo stato di calamità naturale in tre Stati colpiti dal ciclone, mantenendolo invece in sette insediamenti urbani nella regione di Irrawaddy a sud ovest di Rangoon (la ex capitale ribattezzata Yangon dai militari) e 40 insediamenti urbani della regione di Rangoon. Preoccupa inoltre l’imminenza della stagione delle piogge.

Secondo fonti umanitarie, la catastrofe potrebbe rivelarsi un cataclisma più grave dello tsunami che il 26 dicembre 2004 provocò 230.000 morti e oltre 40.000 dispersi in vari Paesi dell’Asia meridionale affacciati all’Oceano Indiano. Nella sola città sud occidentale di Bogalay ci sono stati 10.000 morti e il 95% delle abitazioni sono state distrutte.

La giunta militare, responsabile di una sanguinosa repressione di manifestazioni per la democrazia l’anno scorso, e che mantiene il Paese – uno dei più poveri del mondo – in uno stato di rigido isolamento, ha acconsentito a ricevere aiuti stranieri. Le squadre di soccorso dovranno però negoziare con il governo birmano per accordarsi sul loro ingresso nel Paese, ha detto oggi il ministro della protezione sociale Maung Maung Swe in una conferenza stampa. ∞

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Orso, JJ3 ucciso in Svizzera

Il destino è davvero crudele. Ieri, 14 aprile 2008, mentre la madre veniva trasferita dal serraglio del santuario di San Romedio al recinto del Casteller (alle porte di Trento) dove trascorrerà all’ergastolo il resto dei suoi giorni, nelle stesse ore, in Svizzera, suo figlio JJ3 veniva ucciso dalle guardie federali svizzere perché ritenuto “troppo pericoloso”. Così, dopo il fratello JJ2 (noto come Bruno) ucciso in Baviera la scorsa estate, anche JJ3 è stato ammazzato per mano dell’uomo. Lo stesso uomo che – a nemmeno tre giorni di cammino, in Trentino – aveva portato i loro genitori Jurka e Jose (da qui l’acronimo, nemmeno molto fantasioso, JJ per i figli…) dalla lontana Slovenia per un tentativo di ripopolare il territorio di un animale storico delle Alpi, di fatto estinto. C’è da chiedersi, seriamente, se davvero ne valesse la pena di reintrodurre una specie che, appena varca i confini di una provincia (e gli orsi non conoscono le nostre carte geografiche), viene sistematicamente sterminata a colpi di pallettoni.
L’Orso JJ3 è stato ucciso – come riporta l’Ansa, riprendendo una nota dell’Ufficio federale dell’ambiente di Berna – ieri sera in Svizzera nella regione del Grigioni centrale perché era diventato un “pericolo” per le persone. Nelle scorse settimane – sempre secondo le autorità svizzere – “l’orso si è spinto sistematicamente fino ai centri abitati alla ricerca di cibo e non si è più lasciato intimorire malgrado le ripetute azioni di dissuasione diventando così un pericolo per la sicurezza delle persone. L’abbattimento è stato eseguito nel quadro della Strategia Orso Svizzera”, precisa un comunicato dell’Ufficio svizzero.
Le autorità svizzere barano sui termini per giustificare un gesto barbaro. E questo è un fatto grave. JJ3 non era un animale “pericoloso”, bensì “problematico”, perché si avvicinava troppo ai centri abitati, anche se mai aveva messo a repentino la vita delle persone. Gli svizzeri hanno deciso di risolvere a colpi di fucile un problema. Ne prendiamo atto, così come prendiamo atto che è più difficile accedere al territorio svizzero per un orso rispetto ad un evasore fiscale o a un riciclatore di denaro sporco, visto che da anni la Svizzerà è un paradiso fiscale. Ma questo non è un problema per le autorità svizzere, bensì è un affare. Un affare schifoso ma molto molto remunerativo per le banche e i forzieri del paese del cioccolato e del formaggio con i buchi. Gli svizzeri sono molto più solerti ad uccidere un orso che rispondere ad una rogatoria internazionale sui conti illeciti di qualche cittadino disonesto. Nessun avvocato si è mosso per JJ3: un orso non tiene il conto corrente in Svizzera.
Negli ultimi mesi, nel Cantone dei Grigioni è stata rilevata la presenza di due orsi: MJ4, che presenta un comportamento cosiddetto discreto e si aggira nella zona dell’Engadina – Val Monastero, e JJ3. Speriamo che MJ4 (j sta per Jurka…) se ne stia buono in qualche anfratto…
L’associazione ambientalista Pro Natura ha protestato contro l’abbattimento di JJ3: “Non vi erano segnali che l’orso fosse diventato aggressivo nei riguardi delle persone. E’ vero che non manifestava timore verso gli umani, ma non costituiva ancora un rischio”.
La verità è tanto semplice quanto triste: le autorità svizzere, al pari di quelle tedesche (e presumibilmente austriache) non vogliono orsi sul loro territorio. Sono contrari gli allevatori e i contadini, oltre ai cacciatori. Le lobby contano e non poco. Soprattutto se votano.
JJ3 aveva imparato dalla madre Jurka a rapportarsi con l’uomo che li aveva abituati, impunemente, a cibarsi nei pressi delle case (abusive) della val di Tovel. Come la madre, ora ergastolana per buona pace degli elettori trentini, quando non lo trovava pronto se ne serviva perché aveva imparato a trovare cibo vicino alle case degli umani. Quanto ai danni provocati, è noto che in Trentino, così come in Svizzera, Austria e Baviera, sono di molto superiori quelli provocati dagli ungulati (cervi e caprioli), ma l’orso desta allarme sociale e la pace sociale non ha prezzo. Soprattutto se riacquistata con pochi grammi di piombo.
Con questa uccisione – e non sarà l’ultima – si afferma con la forza un principio naturale: negare il diritto di esistere agli animali indesiderati e negare all’uomo un rapporto vero con la natura. In fondo, ai turisti, così come agli indigeni, piace molto di più il bosco e la montagna ridisegnati modello cartolina, proprio come i giardini di casa. A quando, gli gnomi di plastica, per la gioia degli amanti del kitch? ∞

ps. Quella che vedete è la foto di Jurka, libera, con JJ2 e JJ3. Di loro è l’unica cosa che ci rimane.

ps2. Sarà un caso ma il 14 aprile tutta Italia era occupata a conoscere l’esito delle elezioni politiche…

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Il Tibet non è un problema interno

Hu Jintao, il primo ministro cinese, ribadisce che “il Tibet è un problema interno” e che i disordini sono stati organizzati dalla “cricca” del Dalai Lama. Si sbagli, il Tibet è un problema di diritti umani e civili, una questione politica e quindi riguarda tutti. La posizione cinese mi fa orrore. Mi auguro che la comunità internazionale continui a fare pressioni sul governo cinese, soprattutto in vista delle Olimpiadi 2008, su cui grava l’ipotesi di un boicottaggio della cerimonia di apertura. ∞

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Pechino 2008, la fiaccola si spegne a Parigi

Dopo le manifestazioni e gli scontri di ieri a Londra, la fiaccola olimpica è sbarcata ieri a Parigi: la protesta di attivisti per il Tibet e di Reporter senza frontiera hanno più volte bloccato il percorso, costretto gli organizzatori a stravolgere il programma e a fermare la sfilata prima del termine. Una necessità, oltre che una scelta, considerato che il sindaco Bernard Delanoe ha deciso di cancellare ogni cerimonia in onore della fiaccola cinese.

Le bandiere con i cinque cerchi olimpici trasformati in manette, simbolo della protesta attivata da Reporter senza frontiere, ha accompagnato con clamorose apparizioni il passaggio della torcia, sventolando sulla Torre Eiffel, sugli Champs Elysée, sul municipio di Parigi.

Il flop di una marcia trionfale ipotizzata (uno spot pro China lunga oltre 100 mila chilometri, tanto durerà la corsa ad ostacoli della fiaccola) è evidente nei numeri: ciascun tedoforo di turno era protetto a Parigi da un cordone ambulante lungo 200 metri e composto da 65 poliziotti in moto, 100 sui roller e altrettanti vigili del fuoco corridori.

Dopo Parigi, la fiaccola lascerà l’Europa per gli Stati Uniti: San Francisco, mercoledì, e Buenos Aires, venerdì. Nella città californiana, dove vive la terza comunità cinese del Nordamerica, le proteste sono già iniziate: oggi tre attivisti hanno scalato il Golden Gate (le immagini) e hanno appeso ai cavi di sostegno una bandiera del Tibet e due striscioni con su scritto: “One World, One Dream, Free Tibet” (un mondo, un sogno, Tibet libero).

La Cina ha condannato oggi le “vili azioni” dei manifestanti filotibetani di Londra. Da Repubblica.it: Per la prima volta il tg della notte della tv cinese ha brevemente accennato agli incidenti che hanno disturbato il passaggio della fiaccola olimpica, ieri a Londra e oggi a Parigi, nell’edizione delle 22 locali (le 16 italiane) del notiziario della principale rete della tv centrale, Cctv1. In precedenza, l’emittente ha mostrato immagini del passaggio della fiamma a Parigi, con una forte presenza di poliziotti e con l’inviato della Cctv che si rallegrava per “la calorosa accoglienza degli abitanti di Parigi, dei cinesi d’oltremare e degli studenti cinesi”.

Povera democrazia, povera informazione, povera China. ∞

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Rivolta in Tibet, una foto compromettente…

Scoop o falso buono per la contropropaganda? Ho ricevuto la foto da una newsletter di amici a cui sono iscritto, ma non sono riuscito a verificarne la fonte. Ve la propongo così come mi è stata recapitata. Questo il testo in francese della email:

“Une photo compromettante.
dimanche 30 mars 2008 par Jean-Paul Ribes.
Un commencement de preuve de l’implication de provocateurs chinois lors des émeutes de Lhassa le 14 mars dernier. Sur cette photo, prise par des observateurs britanniques, on voit nettement des militaires chinois recevoir de leurs officiers des  tenues de moines. Nous avions déjà formulé l”hypothèse de la participation de faux moines dans le déclenchement des actes de violence à Lhassa. Plusieurs témoignages nous étaient parvenus dans ce sens. Cette fois, les faits semblent avérés. Ils condamnent à la fois l” attitude des autorités chinoises et la propagande mensongère et haineuse qui a été développée et qui l’est toujours par ces mêmes autorités.Faites largement circuler ces documents. Source de la photo : agence gouvernementale des communications britanniques, reprise sur Phayul”.

Se vera, la foto dimostrerebbe come a Lhasa, capitale del Tibet una parte dei disordini dello scorso marzo non siano stati provocati dai monaci tibetani bensì da agenti provocatori dell’esercito cinese.

Giudicate voi. ∞

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Free Tibet

Questo blog aderisce alla campagna internazionale contro la repressione cinese in Tibet, tollerata dalla comunità internazionale. La scelta di assegnare le Olimpiadi 2008 alla Cina è stata un errore perché questo paese non rispetta i diritti umani e la libertà politica.

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