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Arriva la nostra rivincita

Ho sempre pensato che internet non fosse e non dovesse essere solo ad appannaggio dei digital native. Saranno loro a guidare la rete (e lo stanno già facendo) ma la capacità di di inclusione sarà strategica per la diffusione completa della rete e dei suoi servizi.

E lo dico perché tra qualche anno, quelli della mia età, saranno considerati a tutti gli effetti degli anziani. Anziani per il lavoro ma non per la pensione che non vedremo mai.

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Il conto della crisi lo pagano i giovani

Segnalo questo articolo apparso sull’edizione online del Corsera. La crisi economica la pagano soprattutto i giovani. L’Italia è un paese vecchio che non guarda al futuro.

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Il Parking dell’amore

Amore e motori, due passioni eterne Lo hanno già battezzato il “garage dell’amore”, dove le coppiette – soprattutto giovani – potranno passare qualche ora in intimità senza rischiare brutti incontri e senza dover pagare una cifra spropositata per un camera d’albergo. L’idea è di un imprenditore del cremasco, Marco Donarini, che conta di aprire il suo “Luna Parking”, a Bagnolo Cremasco, proprio la sera di Capodanno. Tra l’altro, la zona è davvero strategica: è sulla Paullese, strada che porta verso Milano e vetrina notturna di prostitute, e a pochi chilometri da locali notturni.
Al parcheggio dell’amore ci saranno anche distributori automatici di snack, bevande e caffé. Insomma tutto quello che può servire a una coppia che decide di passare una sera a due. In tutto sono 38 box in muratura e ci sarà perfino un punto camper. Esagerati! Manca solo la televisione, per i patiti del posticipo di Serie A.
Felice 2008 ragazzi e speriamo che il parroco non dia la sua benedizione. Porta male in questo paese…

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Sesso, giovani, dati e convegni: qualcosa non convince

Una coppia di fidanzati Le giovani coppie italiane sono ancora poco informate sui diversi metodi contraccettivi. Secondo la Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo), il coito interrotto è il “metodo” più usato per non avere bambini. L’onorata società – guarda a caso riunita in questi giorni a Roma per un convegno sul tema della sessualità – spiega che in Italia crescono le richieste di interruzione di gravidanza per le minorenni (più 10,7% dal 1999), gli aborti fra le immigrate rappresentano il 30% del totale e la contraccezione è ai minimi europei (solo il 29% delle donne usa la pillola).

Una ricerca condotta su 12 paesi europei, presentata da Giuseppe Benagiano, direttore della prima scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università La Sapienza, solo il 49% delle italiane ha voce in capitolo sul metodo contraccettivo da usare, contro il 90-92% di olandesi o tedesche. In ogni caso, gli italiani in generale si confermano amanti del sesso: per il 78% è “molto importante”, e il 53% ammette di volerlo fare più di frequente. Da vero maschio latino, l’italiano diventa reticente solo se gli si chiede del desiderio sessuale: appena il 20% (molto meno di qualsiasi altro paese europeo) ammette di non aver fatto sesso perché non ne aveva voglia, e il 56% si trincera dietro una generica motivazione di “stress”.

Gli italiani sono in testa alle classifiche anche per un’altra bizzarra caratteristica: sono i più desiderosi di essere osservati mentre fanno l’amore. Il 26% ammette di aver avuto già un’esperienza in un luogo pubblico e il 23% ha fatto sesso in ascensore, un vero record europeo.

Posso dirlo? A me ‘sti dati proprio non convincono. Nessuno mi ha mai spiegato – inoltre – perché talune statistiche escono solo in occasione di convegni. Secondo me, siamo di fronte all’ennesimo caso di doping mediatico: “bombo”, con una notizia ad effetto, un evento che di per sé non ha nulla da dire.  Secondo voi, in condizioni mediatiche normali, il convegno della Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo, e già il nome è quasi una premonizione) sarebbe mai finito su Repubblica.it? Macché, ed allora via con la storiella – che tanto tira sempre – del fatto che gli italiani giovani (guarda un po’, anche il target di internet) preferiscono rischiare quando fanno all’amore. Già,  sesso e amore, quando sbagli mai. Un consiglio ai ginecologi italiani per il prossimo convegno:  annunciate di aver scoperto l’esatta posizione del Punto G. Finirete sulla Cnn… ∞

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Blog e politica, l’intervista Rai

 Oggi la Rai, sede di Trento, mi ha intervistato sul rapporto tra la politica e i blog e sul motivo per cui uno strumento così diretto e versatile è ancor poco utilizzato dai politici italiani. Argomento interessante che meriterebbe più di un approfondimento. Di certo – questa è l’opinione che ho espresso al giornalista Raffaele Crocco – la politica, al pari delle aziende e della pubblica amministrazione, si sta aprendo solo ora alla Rete. Il passaggio non è di poco conto e necessita perciò di essere capito e metabolizzato. Usare gli strumenti di comunicazione diretta – politico e cittadino, pubblica amministrazione e utente, azienda e cliente – richiede un cambio profondo di mentalità, abitudini e modo di operare. Oltre che di investimenti, soprattutto, in risorse umane. L’Italia (e quindi la politica) resta, da questo punto di vista, un paese conservatore. Si tratta però di una scelta obbligata perché Internet offre un canale di comunicazione aggiuntivo (e non sostitutivo) rispetto a quelli tradizionali: grazie al Web parli direttamente con il tuo elettore, ne ascolti la voce e capisci i suoi bisogni reali. Ma soprattutto la Rete è la nuova Agorà dei giovani dai 15 ai 35 anni, le generazioni e le classi dirigenti di domani. Per questa ragione, il blog, come tutti gli altri strumenti partecipativi della Rete, rappresentano per la politica un investimento per il futuro. ∞

Ps. Questo è un mio post, scritto qualche tempo fa sempre sul tema, in cui guardo al caso Danimarca.

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Una scuola sempre più giovane…

Insegnanti a scuola I presidi italiani e i dirigenti scolastici hanno un’età media di poco inferiore ai 60 anni. La buona novella è del ministero della Pubblica istruzione che ha compiuto uno studio su 3.838 capi d’istituto. Nelle 30 paginette presentate esce l’identikit dei dirigenti scolastici, con buona pace del turn over tentato dagli ultimi concorsi nazionali e che ha portato ad un ricambi di un terzo della classe dirigente della scuola. I primi a complimentarsi sono stati i ragazzi che così coronano il sogno di tutti i bambini: apprendere i segreti della vita dai nonni, molto più permissivi dei genitori. Preoccupazione al ministero, perché si prevedono difficoltà di reclutamento per i ruoli di responsabilità all’Università della Terza Età. I novantenni scarseggiano. ∞

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Proibire ai ragazzi

alcol-e-giovani.jpeg La proposta della ministra Livia Turco è chiara: “Niente alcol ai minorenni”. Nessun bar, nessun locale, nessuna discoteca o supermercato potranno vendere o mescere bevande alcoliche a ragazzi con meno di 18 anni. La giustificazione è nelle statistiche dell’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo cui gli incidenti mortali da ebbrezza sono la prima causa di morte tra i giovani. Ma la ministra vuole anche, d’intesa con la collega Giovanna Melandri, promuovere una campagna che coinvolga le aziende produttrici, le farmacie e i pubblicitari. Quindi ci attenderà un futuro di spot “politically correct”, etichette choc, kit di autocontrollo, grazie al “Piano nazionale alcol e salute”. Bene, brave. Anzi no. La politica del proibizionismo non ha pagato e non pagherà con i giovani. Che senso ha – all’indomani della sentenza del tribunale di Ascoli nei confronti dello zingaro a Marco Ahmetovic, per la strage di Appignano – proibire qualsiasi bevanda alcolica fino a 18 anni? Nemmeno la birra? Quanti sono quelli che si strafanno di coca la sera o muoiono ubriachi al volante e che hanno la maggiore età? Non è vero che i secondi sono maggiorenni (e quindi liberi di ammazzarsi) e per i più piccoli la salvezza passa anche attraverso il proibizionismo.  Tra la somministrazione responsabile di alcolici e i divieto assoluto c’è di mezzo l’oceano della realtà giovanile. I ministri della Repubblica lanciano il piano d’azione nazionale e, guarda a caso, i ragazzi non sono interlocutori diretti ma “beneficiari” degli interventi. Ma si pensa davvero di risolvere il problema con il kit di autocontrollo? Prevedo le code ai supermercati degli amici maggiorenni che approvvigioneranno gli amici in attesa oltre le casse. Ai ragazzi serve parlare, far capire loro e, solo in ultima istanza, arrivare alla proibizione. Ma pensiamo davvero che tutti i giovani siano ogni sabato sera attaccati alla bottiglia? E che l’alcol sia il loro problema maggiore? Siamo davvero sicuri che questi interventi siano davvero prioritari rispetto ad altri? E nelle scuole cosa si fa contro l’alcol per uno stile di vita responsabile? Suvvia. Come al solito, invece, il divieto è la prima opzione. E con i ragazzi funziona ancora meno. ∞

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