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Bernabè vs Blogger: 6-0, 6-0

Ore 17.35. Finito il MartCamp tra l’ad Telecom Italia, Franco Bernabè e i blogger italiani. Risultato (in)atteso: 6-0, 6-0. A favore del primo. Era l’appuntamento cool della prima giornata di BlogFest di Riva del Garda. Luca De Biase modera, la platea sussurra, l’ad va sul velluto. Gaspar resta in piedi. La ciliegina sulla torta? L’ultima domanda/invocazione di Marco Camisani Calzolari: “Dottor Bernabè mandi i suoi dello scouting tra noi, qui ci sono molti che hanno delle ottime aziende con ottimi prodotti…”. Quando è troppo è troppo. E il bigliettino da visita? ∞

ps. La mia vena critica è che da anni leggo i top blogger scrivere peste e corna su Telecom ma davanti all’ad tutti (o quasi) si trasformano da incendiari a pompieri. Lo sport più diffuso in Italia dopo il calcio (anch’esso parlato).

Leggo da Paolo’s Italian Weblog

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BlogFest 2008, a Riva piove sul bagnato

A Riva del Garda è iniziato BlogFest 2008

A Riva del Garda è iniziato BlogFest 2008

L‘attesa era alta per la prima edizione di BlogFest, prima festa 2.0 con un programma ambizioso. L’esordio non è stato all’altezza. Spiace dirlo, ma questa è la verita. La prima impressione. E la pioggia non aiuta. Uno arriva a Riva del Garda in una giornata uggiosa e per (non) trovare accrediti e info certe è stato necessario passare attraverso tre punti dell’organizzazione. Certo diamo il beneficio dell’esordio ma qualcosa in più si poteva (e doveva) fare. Ammeto di non essermi iscritto online ma per essere a Riva del Garda sono rientrato apposta dalla ferie. E in ferie il mac riposa pure lui…

E’ pomeriggio inoltrato e sto ascoltando Franco Bernabè, ad di Telecom. Le immagini arrivano da Rovereto, sede del Museo di arte contemporanea, a Riva del Garda, al Palacongressi. In sala (Rovereto e Riva del Garda) c’è poca gente. O, almeno, al di sotto delle (mie) attese.

Sarà, ma anche il MartCamp mi sembra abbastanza moscio, al punto che poco fa lo stesso Bernabé ha detto (testuale) “Mi aspettavo domande un po’ più cattive…”.

Come inizio, rinuncio al voto. Non è elengante e, in questo caso, nemmeno conveniente. A presto. ∞

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Assente ingiustificato

Il sito è rimasto silente ma riparlerà...

Il sito è rimasto silente ma riparlerà...

Da cinque mesi, più o meno, sono assengte da questo blog. Troppo lavoro, troppi impegni, fase di stanca dopo la sbornia iniziale? Forse un po’ di tutto questo e in ogni caso una giustificazione che assomiglia ad una coperta corta. Me ne scuso. ∞

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Una festa blog (e non solo) in Riva al Lago

A metà settembre Riva del Garda ospita BlogFest 2008: tre giorni di incontri, barcamp e… sano divertimento. Non male, sarà la volta buona che andiamo a presentare qualcosa: social network in Trentino? Probabile. Ci stiamo lavorando da due anni con Ket ed altri amici. Tra questi anche Gnuband. ∞

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Beppegrillo.it nella topo ten di Observer

La pagina del sito di Observer

Beppe Grillo, unico italiano, figura tra i cinquanta più potenti ‘blogger’ del pianeta in una classifica pubblicata a Londra dal domenicale ‘Observer‘: il comico genovese è al nono posto in assoluto e viene definito “una farsa con la quale si deve fare i conti”. “Il tipico blog di Grillo – spiega il domenicale ai lettori – invita satiricamente o no le popolazioni di Napoli e della Campania a dichiarare l’indipendenza, chiede alla Germania di fare guerra all’Italia per aiutarne la gente o informa sulla campagna a favore di una legge che rimuova tutti i parlamentari con condanne penali”. L’Observer si sofferma sul fatto che il “comico-politico” Grillo ha soprannominato “psico-nano” il leader dell’Udeur “Mario Mastella” (anche gli inglesi sbagliano…) e di lui ha detto: “In un altro paese avrebbe fatto il lavapiatti in una pizzeria”. Secondo il domenicale londinese, che mette in cima ai cinquanta più potenti blog del pianeta www.huffingtonpost.com, la cosa più improbabile da aspettarsi sul sito www.beppegrillo.it è un appello di questo tipo: “Appoggiate la nostra campagna per concedere immunità a Silvio Berlusconi”.

A molti non piacerà, altri plaudiranno alla classifica inglese:personalemente, il fatto che sia un comico a guidare la classifica dei blog italiani fa solo sorridere. ∞

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I blogger lontani dai… blog

Facce da blogger Scrive Michele un post su una questione che da tempo stiamo dibattendo: ovvero quanto siano distanti dalla blogsfera e dai suoi fermenti alcuni tra i blog leader italiani. In particolare, Michele se la prende con i twitter che consenteno ai blogger di comunicare il loro quotidiano. Dice – tentando io di riassumerlo – il post: cosa importa a me, lettore, di sapere se tu stai andando al concerto o stai cucinando i biscotti o se ti prepari per la prossima conferenza? Poco o nulla, anzi alla lunga mi infastidisce perché fuori c’è un mondo diverso che merita di essere spiegato e raccontato.

Michele ha ragione. Da tempo noto tra i blogger, alcuni dei quali ritenevo essere tra i migliori e che ancora oggi segnalo sul mio blog, la tentazione malcelata di promuovere se stessi e le loro attività professionali, guarda a caso legate alla blogsfera, agli sponsor più o meno ricchi, e – soprattutto – a celebrare il loro piccolo, virtuale cenacolo, quasi fossero loro i tenutari del verbo. Non discuto la conoscenza e la professionalità di molti di loro, ma proprio perché preparati mi aspetto da loro sapere non tanto che sono andati in crociera grazie allo sponsor o che tengono i corsi (pseudo-universitari) o che girano di conference in conference. Da loro mi aspetto che contribuiscano in maniera forte e continuativa – da veri leader – alla diffusione di un nuovo modello di informazione, non più verticale (affidata agli editori tradizionali) ma orizzontale, fatta dagli utenti. Tutto il resto è, se va bene, fuffa o, peggio, un’autopromozione ai fini di lucro o narcisismo.

Resto convinto che il web 2.0 sia la risposta democratica della net-community alla nuova stagione della conoscenza e dell’informazione ma troppo spesso rimango deluso dai contenuti che ritrovo nella blogsfera. A partire proprio dai leader. A loro, pionieri e – perché no – professionisti (o quasi) della blogsfera chiedo ancora di più. Ed è per questo motivo che soffro sempre più la tendenza, in molti di loro, all’autocelebrazione, all’autocitazione, nel tentativo di conservare e rafforzare una sorta di cenacolo degli eletti. Io credo che il web abbia bisogno della loro intelligenza, così come quella di molte migliaia di persone che quotidianamente aprono il proprio blog.

Certo, nessuno mi costringe a leggerli o a continuare a mantenere la loro iscrizione nel mio aggregatore. Il problema è che io ogni mattina accendo il mio computer e, per prima cosa, apro il mio solido aggregatore, nella speranza di apprendere, leggere qualcosa che mi spinga ancora più in là nella ricerca e che almeno per quel giorno plachi la mia sete di conoscenza. Ecco perché a me – così come a Michele e, penso, a molti altri – delude una reiterata sufficienza autoreferenziale. Ma stiano tranquilli LorSignori, continueremo a leggerli. Almeno per ora. ∞

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Carta Straccia, digital divide, i costi di Internet e gli artigiani

Adsl, quanto mi costi Il titolo del post può sembrare un po’ strampalato, un pout pourri mal assortito tra tecnologia e manualità. Così può sembrare ma vi assicura che riassume questo ultimo mese di “mezzo servizio” del blog e il mio Natale. Leggere per credere.

Per le vacanze di Natale trasferisco la famiglia e il sottoscritto da Trento, dove abito, alla casa di famiglia a Mollaro, in val di Non: un rito che ritorna per le feste, i parenti, i regali e così via. A Mollaro mi porto dietro tutto (o quasi), ma nulla posso fare per Internet. Senza Internet veloce mi è impossibile lavorare e bloggare. Questo succedeva il 24 dicembre e  lo scrivo in un post.

La Telecom si è sempre rifiutata di portare l’Adsl al paesello, sostenendo che le utenze erano troppo poche. Questo succede a Mollaro come nel resto delle vallate trentine, salvo i centri maggiori, e delle periferie d’Italia. Un atteggiamento, quello di Telecom, durato anni e che è cambiato improvvisamente all’indomani dell’annuncio che l’intero Trentino sarà coperto da una rete wi-fi. Magicamente l’ex monopolista telefonico ha aperto le proprie centraline alla velocità e quindi per Natale decido di regalarmi la larga banda.

Tutto risolto? Si, anzi no.

Chiamo il 180 di Telecom e mi informo. Chiedo di avere una linea Adsl e l’operatore mi spiega che si può fare, aprendo una nuova utenza telefonica.

Abitando prevalentemente in città, io ho già una linea telefonica. Una seconda utenza – utilizzabile poche settimane all’anno – mi sembra francamente uno spreco. Per di più, in famiglia abbiamo già due cellulari (il mio e quello di mia moglie, il piccolo ha solo due anni…) e, dovendo muovermi spesso per lavoro, ho un modem Usb di Vodafone che mi permette di collegarmi ad Internet in modo veloce: dappertutto o quasi, considerato che, ad esempio, a Mollaro, non c’è la copertura Umts e quindi viaggio a 40k, quando va bene…

Allora decido di chiedere a mamma, che abita al piano di sotto, di allacciarmi in modo volante: a lei la linea telefono e a me internet. Supero le ritrosie di mamma (scottata già da un precedente mio allacciamento umma umma) e di mia sorella, che abita – ancora per poco – con lei e varo l’operazone Adsl, su cui mia moglie ha qualche riserva per via dei costi: 20 euro fissi al mese per un utilizzo di poche settimane non le sembra molto economico. Oppongo la scusa del lavoro e vinco l’ultima resistenza anche se restano i maldipancia degli altri attori coinvolti. Il tutto alla vigilia di Natale.

Bene attivo via telefono l’offerta Telecom (7 mega flat per 20 euro al mese) e mi metto alla ricerca di un elettricista. E’ Natale e quindi nessuna ditta lavora. L’amico mi informa che riprenderà dopo l’Epifania, le ditte nemmeno mi rispondono. Allargo il cerchio e, tramite mamma, trovo il pensionato che, all’occorrenza, fa anche qualche lavoretto. Gli spiego il mio caso, lui mi guarda perplesso, richiede a mamma e mi dà appuntamento il giorno seguente. Passano i giorni e lui non si presenta. Lo richiamo e alla fine, dopo varie insistenze bussa alla porta. Sono i primi giorni dell’anno. Inizia a lavorare con i cavi, quando mi dice che non può fare nulla perché gli manca il filtro dell’Adsl (uno scatolotto che separa il segnale voce dal segnale dati…). Dramma. Tutto è ancora chiuso per le vacanze ed io mi ritrovo con la linea Adsl attiva, l’elettricista in casa ma senza la maledetta scatola. Incomincio un secondo giro di telefonate e recupero da un amico il filtro. C’è un problema, lui è via per qualche giorno e così devo mandare a casa, a malincuore, il pensionato che so non rivedrò più per qualche tempo.
Così succede. Recupero il filtro ma non l’anziano (si fa per dire, considerato che è uno dei migliaia prepensionati Telecom…). Arrivo all’incazzatura per convincere il tipo a montarmi il filtro Adsl ed a collegarmi alla rete. Ho fretta perché il 7 gennaio inizieranno i lavori al tetto della casa di Trento e, tempo una settimana, rientrerò nella città del Concilio. I pensionato, accolto con gelida cortesia, mi si ripresenta a casa il giorno 8 gennaio per chiudere la partita.

Lo stesso giorno gli altri artigiani avrebbero dovuto presentarsi a Trento per iniziare dei lavori programmati da giugno dello scorso anno: artigiano che viene, artigiano che va. Se a Mollaro uno si presenta, gli altri bigiano a Trento, annunciandomi che il lavoro (la nuova coibentazione del tetto) slitterà di qualche settimana. A nulla valgono le mie proteste e il fatto che mia moglie tra pochi giorno darà alla luce Maddalena, la quale rischia di essere accolta come Gesù Cristo, ovvero in una casa senza il tetto nel freddo inverno trentino, tra martelli, assi, pannelli e motoseghe.

Ad oggi, bivacco ancora a Mollaro, nella casa di campagna, dotata di Adsl in attesa di ritornare – chissà quando – in quella di città. Ed aspetto l’evolversi della situazione.

Oramai sono vinto perché mi rendo conto che nulla posso contro il “sistema”. Telecom mi ha dato, passando per mamma, l’Adsl che arriva al massimo a 481.6 kbit/s, contro i 7 mega promessi, e solo grazie ad un escamotage. Da oggi pago un canone di 60 euro per linea e Adsl flat in città, altri 20 per l’Adsl in campagna, i contratti di due cellulari, il fisso di 30 euro per il modem Usb di Vodafone. Fate un po’ voi i conti quanto mi costa telefonare e navigare per lavoro (e fuori dall’ufficio) in un anno.

Non so ancora quando potrò rientrare in possesso della mia casa di Trento, ostaggio dei carpentieri.

Ho però ancora la forza di pensare e mi chiedo come sia possibile vivere in un paese dove la tecnologia arriva in ritardo, tra mille difficoltà e a costi molto alti, dove la parola data non viene mai rispettata e dove hai la sola certezza che il conto, salato molto salato, arriverà solo a te che sei l’ultimo anello della catena. Ti rendi conto che parlare di digital divide è un esercizio mentale perché pesare è soprattutto quello che potremmo chiamare cultural divide. Buon anno gente, buon anno Italia. ∞

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