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Mutui casa, famiglie in sofferenza

Secondo i dati riportati dal Supplemento al Bollettino Statistico di Bankitalia, i tassi d’interesse sui mutui per la casa sono in leggera diminuzione ma nel mese di marzo si è ridotta anche la consistenza dei prestiti a carico delle famiglie italiane, segno che la domanda ha subito una flessione.

Il tasso medio di mercato è infatti sceso al 5,61% (contro il 5,65% di febbraio ed il 5,69% di gennaio), quello da 5 a 10 anni al 5,41% (5,49% a febbraio e 5,62% a gennaio) e quello oltre i 10 anni è sceso al 5,78% (5,79% e 5,88%).

I prestiti in sofferenza concessi dalle banche alle famiglie consumatrici hanno intanto superato a febbraio il tetto degli 11 miliardi di euro. La crisi sui mutui è arrivata anche in Italia, nonostante le rassicurazioni del mondo economico e finanziario dei mesi scorsi. ∞

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Liechtenstein, la lista dei 400 finisce in procura

La Guardia di finanza hanno acquisito, nell’ambito della cooperazione internazionale prevista dai Paesi che aderiscono all’Ocse, i documenti della cosiddetta «black list» dei contribuenti che avrebbero i conti sulle banche del Liechtenstein e in particolare sulla Lgt. La lista conterebbe circa 400 nominativi alcuni dei quali, però, indicati solo con codici e con altre sigle. In questa prima fase si verificherà l’effettiva rispondenza tra le generalità indicate e il contribuente. I militari hanno inviato l’elenco alla procura di Roma che ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulle imposte eventualmente evase sui redditi. In particolare si lavorerà sul «valore aggiunto» e sulla «omessadichiarazione» dei redditi. E noi, comuni contribuenti mortali aspettiamo di conoscere i Pierini delle tasse presi con le mani nel vaso della marmellata. ∞

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Liechtenstein, l’ipocrisia della real banca

 La sede della Banca Lgt a Vaduz Lo scandalo dei conti off-shore in Liechtenstein nasce dal dossier ceduto, dietro compenso milionario, da un ex dipendente della banca Lgt alle autorità tedesche. A carico del bancario infedele, che vive ora protetto, il Liechtenstein ha avviato un’indagine chiedendo l’estradizione alla Germania.

Mi sorge naturale un’osservazione. La banca Lgt, come riferisce il sito ufficiale, è controllato dalla case regnante del Principato.Leggete quello che scrive la banca reale: “LGT Group è il maggior gruppo privato di Wealth & Asset Management in Europa, interamente nelle mani di una famiglia di imprenditori. Da oltre settant’anni la Casa regnante del Liechtenstein guida e controlla il gruppo LGT. Orientamento al lungo termine, stabilità e autonomia sono vantaggi dei quali approfittano tutti i nostri clienti…”. Non male, ma non è tutto. Sotto la voce “Investire con la Casa regnante”, il prospetto è ancora più accattivante: “Nella sua qualità di Family Office della Casa regnante, la LGT vanta una pluriennale esperienza nella strutturazione e nella gestione di patrimoni famigliari. A sua disposizione vi sono i medesimi servizi della Casa regnante, inclusa l’opportunità di investire nei medesimi strumenti di investimento. La sintonia di interessi tra clienti, collaboratori e proprietà che ne risulta è unica in tutto il settore bancario”. Complimenti. Già negli scorsi anni il Principato era stato oggetto di critiche perché sui conti  delle banche erano finiti i tesori delle criminalità dell’Est Europa e dei trafficanti colombiani.

E’ possibile che una banca – solitamente tanto attenta a controllare i nostri conti correnti da segnalarci immediatamente un “rosso” di poche centinaia di euro – non si preoccupi sulla provenienza di depositi per milioni di euro da parte di cittadini stranieri? Io non ci credo. E quel che è grave è che una monarchia basi il benessere del proprio Stato su denaro illecito, frutto di evasioni. ∞

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Liechtenstein, fuori i nomi degli evasori

Il Castello, simbolo del Liechtenstein Antonio Di Piero – scrive oggi il Corriere.it – vuol sapere i nomi «almeno dei politici italiani» che hanno conti in Liechtenstein e che sono compresi nella lista attualmente in possesso dell’Agenzia delle Entrate. Non solo dei politici ma di tutti, aggiungo io. Tonino sente già odore di campagna elettorale.

Il caso dei conti bancari segreti nel Liechtenstein è scoppiato dopo la gigantesca indagine avviata dalla Germania su centinaia di sospette evasioni fiscali avvenute sfruttando il segreto bancario del principato. Il governo di Berlino ha girato ad altri 9 Paesi dell’Ocse, compresa l’Italia, i dati che è riuscita ad ottenere pagando un informatore. Si tratterebbe di un ex dipendente della banca Lgt, su cui peraltro il Liechtenstein ha avviato un’indagine chiedendo l’estradizione alla Germania. Ma lo stesso principato si è detto disponibile ad avviare trattative per raggiungere un «compromesso ragionevole» con gli altri Paesi europei che chiedono maggiore trasparenza e più decisione nella lotta all’evasione fiscale.

Intanto c’è chi fa già outing: Rocco Buttiglione (Udc) ammette di avere conti in Liechtenstein, «ma solo perché sono stato professore e co-rettore presso una prestigiosa istituzione culturale, la International academy of philosophy. Non si tratta di un conto cifrato, ma un conto come quello della povera gente che prende lo stipendio. Su questo conto non avvengono operazioni da diversi anni, da quando non sono più attivo lì e dovrebbe esserci la ‘rilevante’ somma di 4.500 franchi svizzeri, pari a circa 3.000 euro. Il conto è ancora aperto ma è inattivo da molti anni. È una cosa nota che ho lavorato in Liechtenstein, lo sanno tutti. Nulla da nascondere». A parte la battuta infelice sulla “povera gente che prende lo stipendio”, a Rocco ricordiamo che noi – comuni mortali – dobbiamo lavorare per campare e paghiamo le tasse…

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La piaga dell’evasione fiscale, dal Liechtenstein la lista dei disonesti

L’evasione paga in Italia Dopo Montecarlo, paradiso fuoriporta dei (non)contribuenti italiani, tocca ora al Liechtenstein. Dal principato è giunto al ministero delle Finanze l’elenco degli italiani con conti a Vaduz. “Sono decine gli italiani che figurano nella lista – ha confermato il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco -. Non solo nomi eccellenti; nella lista ci sono italiani di tutti i tipi”.

Fa sorridere che tutto è nato da un impiegato infedele della Liechtenstein Group Lgt, Heinrich Kieber, la banca di proprietà della famiglia regnante, che tre anni fa ha scambiato con i servizi segreti tedeschi per 4,2 milioni di euro il dischetto per computer sul quale aveva caricato i dati relativi alle transazioni segrete di quasi 1.400 clienti. Secondo la procura tedesca di Bochum ci potrebbe essere infatti anche un secondo informatore. Sempre secondo quanto trapela da fonti vicine all’inchiesta tedesca, oltre alla Lgt spunterebbe anche il nome di una banca svizzera, la Vontobel, che avrebbe fatto confluire nella sua filiale situata nel piccolo paradiso fiscale di importanti movimenti finanziari. Intanto Kieber, che potrebbe diventare bersaglio di personaggi legati alla criminalità organizzata è stato protetto dai servizi segreti tedeschi con una nuova identità.

Dalla Germania, l’informazione è stata diffusa agli altri stati che comparivano nell’elenco. Oltre all’Italia, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Svezia, Norvegia, Finlandia insieme all’Australia e alla Nuova Zelanda. Una fonte dell’agenzia fiscale britannica ha fatto sapere che anche Londra avrebbe pagato “una gola profonda” 100 mila sterline per ottenere la lista dei depositi di cittadini britannici, circa un centinaio.

Visco ha assicurato che il governo italiano – come quello francese – non ha pagato per le informazioni, precisando che “a differenza di altri Paesi, in Italia non ci sono fondi riservati agli informatori fiscali”. La lista, secondo il ministero sarebbe stata concessa gratuitamente all’Agenzia delle Entrate italiane dalla direzione dell’anmmistrazione fiscale inglese. Ma che problema c’è se l’Italia avesse pagato per la lista che allo Stato – se esisterà la volontà politica – frutterà qualche centinaio di milioni di euro in tasse risarcite.

La vicenda Liechtenstein è diventata pubblica quando in un’inchiesta per evasione fiscale è rimasto coinvolto Klaus Zumwinkel, amministratore delegato di Deutsche Post. In Germania – dove nessuno ha sollevato polemiche per il pagamento dell’informatore fiscale – già 163 persone hanno ammesso di aver commesso illeciti. Secondo la procura di Bochum i rei confessi hanno versato 27,8 milioni di euro di arretrati mentre 72 persone si sono autodenunciate per evitare il carcere.L’evasione rimane in Italia una piaga sociale ed economica. Nessun governo ha avviato un’azione decisa contro gli evasori: negli Stati Uniti un evasore ha la certezza di decine di anni di carcere e l’espulsione dal sistema economico, perché gli sarà impedito di aprire una società o l’accesso alla banche. Il motivo? L’evasione mina il sistema economico del Paese: pagare le tasse significa mettere a repentaglio le entrate dello Stato e quindi il mercato, quanto di più sacro ci sia in un paese a libera concorrenza. Così hanno sconfitto Al Capone e la mafia. In Italia, dove comunque la pressione fiscale resta altissima e i servizi pubblici bassissimi, se evadi sei un modello da imitare. E nessuno ha mai rischiato il carcere. Un esempio? Sportivi, attori, manager ed altri disonesti, una volta pizzicati, hanno risarcito lo Stato per una somma inferiore al totale delle tasse che avrebbero dovuto pagare. Insomma, una farsa. E perché allora pagare le tasse? Non se ne parla e si parte per le gite nel Granducato o alle isole Cayman, ultimo vero paradiso per evasori e criminali. ∞

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Mutui, ecco come sostituire il contratto

Uno sportello di banca Negli scorsi mesi è stato scritto e discusso su questo blog del rischio di un aumento di tassi di interesse e dei costi dei mutui. Da più parti si prevede un 2008 molto difficile per i risparmiatori e i piccoli investitori che hanno sottoscritto impegni finanziari a condizioni non più favorevoli o sostenibili. La legge – grazie al Governo Prodi – prevede ora di scambiare un mutuo ma le banche non facilitano certo l’operazione e, nonostante questo, nel 2007 la quota di mercato dei mutui di sostituzione è triplicata.

Il Sole 24 Ore propone un servizio ragionato sulle nuove opportunità e pubblica la lista di tutte le banche che offrono contratti di scambio, con le caratteristiche, i costi e i requisiti per poter accedere , con una scheda che illustra le differenze tra surroga e sostituzione anche alla prova del Fisco: “Occorre sempre ricordare che il trasloco serve se il tasso pagato cala almeno dello 0,3-0,4%. Ecco alcuni esempi di test allo sportello, con le risposte delle banche alla domanda sull’offerta di prodotti di scambio. Tuttavia il percorso di chi sceglie di uscire da un vecchio contratto troppo costoso è ancora irto di ostacoli . Intanto le banche sono al bivio tra la concorrenza e il tentativo di recuperare redditività con nuovi balzelli, come spiega il fondo di Marco Liera“. ∞

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Le “Business Technology” cambieranno le aziende

new-york.jpeg In un mercato sempre più globale, le aziende troveranno nel capitale umano e nelle tecnologie la chiave della loro innovazione e, in definitiva, del loro successo. La combinazione dei due fattori genera o, meglio, libera altre risorse, come quella sociale, che permette all’azienda di muoversi con nuovi strumenti nei diversi settori in cui essa si trova ad operare. In aiuto a questa nuova concezione di aziende viene lo studio condotto da McKinsey sul ruolo di propulsore dell’hi-tech nei prossimi anni per lo sviluppo dell’economia, ripreso nell’edizione odierno del Sole 24 Ore on line, con alcuni ottimi articoli di Gianni Rusconi.

La tecnologia – vogliamo chiamarla così – senza capitale umano, senza la persona, è poca cosa. La persona ha il compito di sviluppare la tecnologia, di realizzarla e di innestarla nei vari contesti sociali. Aziende comprese. Rimanendo nell’ambito economico ci accorgiamo dunque che chi, come noi, si trova a lavorare alla frontiera dell’innovazione tecnologica applicata, non può prescindere dalla capacità personale e di gruppo di trarre il meglio dalle novità per applicarle in campo aziendale. E un’azienda che si rispetti deve essere in grado creare al proprio interno quelle condizioni necessarie che permettano ai semi dell’innovazione di crescere.

In America, le maggiori imprese, con l’appoggio degli operatori economici e finanziari, hanno da tempo deciso di percorrere questa strada, così pure in Europa, seppur con qualche eccezione. Tra queste ci metto l’Italia, paese dove ancora i nuovi principi economici faticano ad innestarsi e a generare nuovi modelli. Solo qualche esempio. Da noi il consumatore è ancora visto come una preda da raggiungere e catturare, senza curarsi del feedback che questi può offrire all’aziende per la definizione di nuovi prodotti. Così come i fornitori, considerati ancora oggi dal sistema italiano, culla della gestione centralizzata,  come appendici esterne alle aziende, capaci solo di fornire a comando merci o servizi e non considerati per il supporto o il contributo innovativo. Per finire con l’informazione, necessaria alle aziende per una comunicazione globale che, grazie alle nuove tecnologie, arriva direttamente agli utenti/clienti e da essi ritorna, generando – come conclude McKinsey – nuovi business. ∞

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