Archivi del mese: ottobre 2007

Myanmar, i monaci tornano in piazza

Torna la protesta in Myanmar La voglia di libertà non si spegne in Myanmar. Nell’ex Birmania, i monaci buddisti sono tornati in piazza per la prima volta dalle proteste di agosto e dalla repressione del regime militare. Secondo le agenzie di stampa e la Bbc, che stamattina hanno lanciato le prime notizie, qualche centinaio di bonzi in saio rosso hanno marciato nel centro di Pakkoku, città nel centro del Paese, pregando e cantando. “Ci sono circa 200 monaci che stamani hanno marciato pregando. Hanno percorso la Pauk Road”, ha raccontato un testimone alla Reuters. I monaci hanno marciato per poco meno di un’ora, recitando preghiere e canti, senza scandire slogan ostili al regime. Conclusa la manifestazione, senza incidenti, i religiosi sono ritornati ai loro monasteri. Ancora oggi sono centinaia le persone, in maggioranza monaci, recluse dopo gli arresti che seguirono le proteste di fine agosto. A promuoverle oggi come allora sono i monaci buddisti che reclamano migliori condizioni di vita e maggiore libertà. La protesta di agosto è stata spenta con la repressione della giunta militari, da oltre 20 anni al potere, anche grazie al mancato appoggio della popolazione (evidentemente terrorizzata) alle manifestazioni di piazza. ∞

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Genova G8, una verità in ostaggio

Forze dell’ordine schierateBlack block in azione a Genova L’ennesima scazzottata politica nell’Unione (ormai più di nome che di fatto) fa saltare la commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova nel 2001. Contro la proposta della maggioranza hanno votato Mastella e Di Pietro con il relativi rappresentanti dei gruppuscoli Udeur e Idv. Assenti i socialisti. E così il voto alla Commissione affari costituzionali della Camera è finito in parità, 22 a 22: risultato sufficiente a negare al relatore il mandato di riferire favorevolmente in aula sull’istituzione della commissione d’inchiesta, proposta per accertare eventuali responsabilità istituzionali nei fatti di Genova. In altre parole, la commissione avrebbe dovuto fare luce sulla gestione dell’ordine pubblico durante il G8 del luglio 2001. Orbene, mi pare che la cronaca di quei giorni abbia regalato alla storia alcuni fatti incontrovertibili: la morte di un ragazzo, le devastazioni compiute da gruppi di pseudomanifestanti (meglio chiamarli delinquenti) e le brutalità da parte delle forze dell’ordine contro centinaia di dimostranti pacifici. Si vuole fare luce sulle responsabilità? Bene, la si faccia fino in fondo senza fini politici. Personalmente credo che chi ha fasciato vetrine, bruciato macchine e devastato una città debba andare in galera e risarcire i danni fino all’ultimo euro, così come chi ha ordinato con piglio fascista le cariche contro centinaia di persone pacifiche (famiglie, associazioni cattoliche e laiche, e cittadini perbene) o l’assalto notturno al manganello nelle due scuole/dormitorio debba essere cacciato dalle forze di polizia e andare pure lui nelle patrie galere. Da sei anni assistiamo al disonesto balletto della politica italiana che tenta di utilizzare le commissioni d’inchiesta per una verità a metà, di parte: una certa sinistra pro piazza, la destra pro polizia. Il tutto per difendere il proprio bacino elettorale. E’ questa l’immaturità culturale dell’Italia: un paese che da oltre 60 anni e altrettante commissioni d’inchiesta non ha mai saputo ne voluto arrivare alla verità. Dalle stragi al G8 di Genova, dalla mafia agli scandali economici. W l’Italia. ∞

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Google e Skype, la mani sui telefonini

Il nuovo cellulare “3 Skypephone” Dopo Apple, altri due “esterni” si affacciano al mondo della telefonia mobile: Google e Skype. Con i piedi ben piantati dentro Internet, di cui è il vero padrone, Google guarda al ricco mercato dei telefonini, proponendo nuovi servizi. Il colosso dei motori di ricerca mira a integrare sui cellulari, in modo semplificato, una serie di servizi tradizionali per il web come le cartine geografiche, le mail e gli ormai immancabili filmati di YouTube. L’annuncio arriva dal Wall Street Journal che fissa la data dell’annuncio della nuova strategia: entro due settimane. E’ di queste ore, invece, l’annuncio di un’iniziativa comune tra Skype e Logitech per migliorare la videochiamata: una nuova webcam con lenti di alta qualità, capace di tenere la posizione dell’utente al centro dello schermo, bilanciamento automatico della luminosità e del rumore. Insomma, il massimo da offrire ad un utenza che non è più solo consumer ma soprattutto business (30 per cento del traffico Skype). Questo dopo che la stessa Skype ha annunciato il lancio del primo cellulare “voice over Ip”: arriverà in quattro paesi d’Europa, Italia compresa. Il dispositivo si chiamerà “3 Skypephone” (Skype e l’operatore 3): chiamate gratuite tra tutti gli utenti Skype, e la possibilità di chattare tra i 256 milioni di utenti Skype registrati. Ne vedremo delle belle… ∞

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Mr. “Lunga Coda” a Milano

Chris AndersonLa teoria della Lunga Coda Mercoledì, 14 novembre 2007, cancellate tutti gli impegni del tardo pomeriggio. A Milano, presso l’Hotel Four Seasons, dalle 17.15 alle 19.45, è in programma l’incontro con Chris Anderson, autore del libro “The long Tail” (la lunga coda), teoria destinata a segnare il futuro di qualsiasi studio o ricerca su Internet e la grande Rete. Inoltre, Anderson è direttore di Wired, rivista considerata la “bibbia della generazione digitale”: definizioni che non mi piace molto, ma che rende bene il senso. Ad introdurre il tema della serata “Why the Future of Business is Selling Less of More” (Come e perchè la somma dei mercati di nicchia potrà superare il volume dei prodotti di massa), sarà Giampaolo Fabris, altro personaggio che val sempre la pena di ascoltare: docente universitario (è stato il mio professore di Tecnica e teoria della comunicazione di massa all’Università di Trento) e ottimo professionista sempre nel campo della comunicazione. Per prenotarsi clicccate qui. ∞

Ps: se non trovo posto, quel giorno mi offro come cameriere in prova all’Hotel Four Seasons..

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Il popolo degli invisibili

Bambini di strada Li chiamano gli “invisibili” oppure, come in India e Nepal, gli “intoccabili”. Sono il popolo che non esiste: milioni di persone che vivono una vita di stenti e non hanno cittadinanza, semplicemente perché non sono registrati. Se nascono, nessuno li conta, se muoiono non lasciano traccia. Esseri umani invisibili. Sono come ombre nel grande gioco della statistica mondiale. Eppure sono milioni, dall’Asia all’Africa, al Sud America. Sono il popolo delle favelas brasiliane o delle baraccopoli indiane e africane, ma anche delle tribù indigene sparse nelle foreste di mezzo mondo. Di loro si occupa la rivista “The Lancet” nel numero speciale “Who Counts?” (Chi conta?), che è stato presentato oggi a Pechino per lanciare una campagna per esaminare lo stato del paese e certificare gli sforzi affinché nascita, morte e causa di morte di ognuno sia certificata. Il fenomeno riguarda oltre 48 milioni di bimbi: un dato abbozzato, calcolato a spanne. Addirittura nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate e questo riguarda il 40% nel mondo. “Meno di un terzo della popolazione mondiale – denuncia il direttore di Lancet, Richard Horton – è coperto da dati accurati su nascite e morti. Questo scandalo dell’invisibilità significa che milioni di esseri umani nascono e muoiono senza lasciare traccia della propria esistenza, oltre tre quarti dei quali in Africa sub-sahariana e Sud-Est asiatico”. Gli invisibili sono il serbatoio principale per il traffico di organi umani: il bambino di strada di Nairobi o San Paolo, abbandonato dai genitori e destinato a vivere in strada, può sparire ed essere fatto a pezzi (perché questo succede) senza che qualcuno ne denunci la scomparsa. Molti bambini invisibili finiscono nelle mani di organizzazioni criminali che fanno delle adozioni internazionali un business milioniario, con la complicità delle famiglie occidentali che pur di portarsi a casa il nuovo figlio non chiedono molte spiegazioni sulla provenienza dei piccoli. La casistica conta un’infinità di esempi aberranti: una vera e propria galleria degli orrori umani. “Se nei paesi sviluppati il 100% delle nascite è registrato di routine – riferisce all’Ansa Carla AbouZahr dell’Health Metrics Network dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – in quelli in via di sviluppo ben il 40% non lo è, ovvero oltre 48 milioni di bimbi e nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate; in Africa sub-sahariana un bimbo su due; in Sud-Est asiatico 2 su 3. E la situazione è peggio per i decessi. Globalmente solo un terzo dei paesi ha buoni dati su decessi e loro cause. Meno del 10% dei decessi in Africa è registrato”. Ben 68 paesi, denuncia Prasanta Mahapatra, Institute of Health Systems di Hyderabad in India, tra cui molti Africani, la Corea del Nord, Andorra, Timor Est, non inviano all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) neanche un dato sulle cause di morte dei propri cittadini. Invece, registrando e monitorando nel tempo le cause di decesso, si può fare tanto in termini di prevenzione. In India il monitoraggio accurato delle nascite ha permesso di smascherare l’odiosa pratica degli aborti dei feti di sesso femminile”. C’è tutto da fare e costruire: ancora oggi non esiste nessuna agenzia delle Nazioni Unite con la responsabilità di registrare nascite e decessi. L’attenzione dei Grandi è rivolta altrove e pochi contrastano forme di sfruttamento e di degrado sociale. Tre anni fa ho lavorato ad un documentario sugli “intoccabili” in Nepal, ovvero coloro che sono fuori dalle caste, gli ultimi degli ultimi, e che la gente non sfiora nemmeno perché impuri. Se uno di loro tocca un bicchiere di latte o un contenitore, è d’obbligo buttare il contenuto. “Maheela” (Donna) era il titolo del documentario. E’ stata una delle esperienze più forti della mia vita. ∞

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La coscienza del Vaticano

Benedetto XVI Un’altra tagliola alla libertà è stata stesa dal sommo Pontefice, Papa Benedetto XVI, il quale si appella all’obiezione di coscienza per restingere le libertà altrui. Questa volta il grimaldello della libera coscienza viene brandito a proposito di farmacisti. “L’obiezione di coscienza dei farmacisti è un diritto riconosciuto quando si tratta di fornire medicine che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia”, pontifica il Pastore venuto dalla Germania ai membri della Federazione internazionale dei farmacisti cattolici. Il Papa non pronuncia il nome della pillola abortiva o l’eutanasia, ma il riferimento sembra esplicito. Libertà per libertà: i farmacisti osservanti abbiano la cortesia di affiggere fuori dal loro pubblico esercizio le parole di Benedetto XVI. Almeno noi, pazienti laici, saremo liberi di sceglierci un’altra farmacia. ∞

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Cocaina, questione di naso

Cocaina, il consumo sale Hai il naso bruciato dalla cocaina? Mettiti in lista d’attesa. Per rifarti i canali di aspirazione devi aspettare cinque mesi in una clinica privata e un anno e mezzo in un ospedale pubblico. Nel secondo caso, la segnalazione alla polizia è quasi automatica. Il dato arriva dal Congresso di Federserd, la federazione degli operatori pubblici delle dipendenze, in corso a Sorrento che ha trovato il modo di farsi pubblicità con una notizia curiosa che farà il giro di tutti i media e che logicamente non si occuperanno delle altre questioni del consesso. Non mi va di giudicare di chi decide liberamente di fulminarsi cervello e vie respiratorie con la polverina magica. A preoccuparmi sono le liste di attesa degli ospedali, già lunghe per chi ha davvero problemi sanitari seri. La speranza è che a pagare il conto non siano i malati veri, già costretti a penose attese per una sanità pubblica inadeguata. ∞

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